“Prima della
fondazione del mondo”:
Gesù
Cristo L’Eterno
ed
il Creatore
Si è molto parlato in questi ultimi mesi del rapporto fra Bibbia e
Scienza relativamente al problema delle origini. È stato ben messo in evidenza
come il rifiuto del racconto biblico della Genesi sia motivato dal rifiuto di
Dio. Ma si è dimenticato di sottolineare che in realtà il non accettare quanto
rivelato nella Bibbia porta a non accettare la persona di Cristo e la sua opera
di salvezza, minando così le fondamenta della fede.
A quando risalgono le origini del Salvatore del mondo?
Dio
è “Eterno” e il “Creatore degli estremi confini della terra” (Isaia
40:28) mentre l’uomo è la Sua creatura (Genesi 1:27) che conoscerà una “fine”,
infatti, per le conseguenze del peccato la sua esistenza terrena ha la “durata
di qualche palmo” (Salmo 39:4).
Il vero e unico bisogno della vita dell’uomo è, quindi, quello di tornare al suo “Creatore” per
divenire partecipe con Lui della Sua eternità.
Tutto
questo è realizzabile se durante questa vita terrena l’uomo ripone la sua
speranza in Dio per mezzo del Suo Figlio Cristo Gesù. Infatti, Dio “che ha
creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che
essa produce” (Isaia 42:6a) ha inviato Suo Figlio sulla terra come “luce
delle nazioni” per “aprire gli occhi dei ciechi” e per “far
uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle
tenebre” (Isaia 42:6b) del peccato donando a tutti coloro che credono la
salvezza e la vita eterna.
Ma
a quando risalgono le origini di Colui che ridona la vista ai ciechi persi
nelle tenebre del peccato?
A quando risalgono le origini del Salvatore del mondo, Cristo Gesù?
L’eternità di Gesù Cristo
Il
profeta Michea scrive nel suo libro: “Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola
per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà Colui che sarà dominatore
in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”
(Michea 5:1).
Profetizzando
la prima e la seconda venuta di Cristo, menzionato come “Colui che sarà dominatore
in Israele” e come Colui “che porterà la pace” (Michea 5:4),
l’autore del testo biblico parla anche delle “origini” di Cristo le
quali “risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”.
Da
ciò comprendiamo che come Dio, il Padre, è eterno anche Gesù, il Figlio, è
eterno e che la Sua esistenza non ha avuto un principio e non avrà neanche
una fine. Gesù afferma, infatti: “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e
l’ultimo, il principio e la fine” (Apocalisse 22:13).
Durante
un dialogo con alcuni Giudei Gesù stesso, dopo aver ricordato loro che erano
schiavi del peccato e che solo Lui poteva farli divenire “veramente liberi”,
disse: “In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato Io
sono” (Giovanni 8:58).
Ecco
quindi che Cristo Gesù, il liberatore, è venuto sulla terra per dare la libertà
dal peccato ma è presente da molto prima, infatti, Gesù afferma “Io sono”
prima ancora che Abraamo fosse.
In
un altro dialogo, questa volta in preghiera con il Padre, Gesù dopo aver
ricordato che la vita eterna è conoscere Dio e Colui che Dio “ha mandato”
(Giovanni 17:3), afferma: “Io Ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto
l’opera che Tu mi hai data da fare. Ora o Padre glorificami Tu presso di Te
della gloria che avevo presso di Te prima che il mondo esistesse” (Giovanni 17:5).
Gesù
era presente “prima” ancora “che il mondo esistesse”, si trovava,
infatti “presso” Dio e nella “gloria” di Dio. Quindi
dall’eternità, prima della creazione del mondo Gesù era con Dio.
Gesù
ha lasciato la gloria del Padre nella quale era fin da “prima che il mondo
esistesse” per venire sulla terra a compiere “l’opera” che il Padre
gli aveva dato da fare.
L’obiettivo
di questa opera era, ed è, quello di rendere partecipi di quella gloria tutti
coloro che per mezzo della Sua opera credono nel Padre. Infatti, poco dopo,
sempre rivolto al Padre, il Figlio chiede: “Padre Io voglio che dove sono Io,
siano con Me anche quelli che Tu mi hai dati, affinché vedano la Mia gloria che
Tu Mi hai data; poiché Tu mi hai amato prima della fondazione del mondo”
(Giovanni 17:24).
Da “prima
della fondazione del mondo” il Padre ha amato il Figlio e quindi il Figlio
è presente ed esiste fin da prima della creazione del mondo.
Per
tale amore l’opera svolta dal Figlio permette a tutti coloro che credono in Lui
di essere un giorno nella Sua gloria per l’eternità.
Abbiamo
visto come la Parola di Dio afferma l’eternità di Cristo Gesù: le Sue “origini
risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”, “prima che Abraamo fosse
nato” Lui era, infatti, era nella gloria del Padre e “presso” il
Padre “prima che il mondo esistesse” essendo “amato” dal Padre “prima
della fondazione del mondo”.
Cristo
Gesù è eterno, ma non è certo a caso che quando il profeta Michea, prima, e
l’apostolo Giovanni poi hanno scritto riguardo all’eternità di Cristo Gesù, lo
hanno fatto sempre mettendola in relazione con l’opera svolta dal Messia per
l’umanità mortale e nel peccato.
E
così che si legge che “le Sue origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni
eterni” ma che Egli è sceso sulla terra una prima volta lasciando la città
celeste per una terrena nascendo a “Betlemme…piccola per essere tra le
migliaia di Giuda”.
Questa
prima venuta è stata necessaria per aprire la strada ad una seconda venuta
quando, nel Regno milleniale, Egli sarà “dominatore in Israele” e Colui
che in Israele “porterà” finalmente e veramente “la pace”.
Così
quando l’apostolo Giovanni riporta le parole di Gesù che ci rimarcano la Sua
eternità, “prima che Abraamo fosse nato Io sono”, lo fa non omettendo
che poco prima, a coloro ai quali Gesù ricordò questa verità, aveva anche detto
che solo Lui poteva farli divenire “veramente liberi” dalla schiavitù
del peccato alla quale per natura come uomini, e in quanto uomini, erano
sottoposti.
Lo
stesso autore quando scrive le parole che Gesù rivolse al Padre riporta, sotto
la guida divina, che Gesù chiese al Padre di ritornare nella gloria che aveva “presso”
di Lui “prima che il mondo esistesse” dopo averla lasciata per svolgere
un’opera di salvezza per la vita di ognuno di noi. Non dimenticando, inoltre,
che tale richiesta fatta dal Figlio al Padre, che lo ha amato “prima della
fondazione del mondo”, fu fatta non solo per Sé stesso ma per tutti coloro
che credendo in questa terra nell’opera del Figlio vivranno nel futuro laddove
il Figlio era, è e sarà: cioè nella gloria eterna del Padre.
Gesù Cristo è eterno come il Padre è eterno. Questa verità, che dobbiamo ricordare e ristabilire come
tale ogni giorno della nostra vita, non è fine a sé stessa ma si applica alla
nostra vita e alla vita di ogni uomo.
Gesù
Cristo è eterno e nella Sua eternità ha svolto un’opera per la salvezza
di chi, come l’uomo, questa eternità l’ha persa, rifiutandola e preferendole il
peccato. Lasciando la Sua gloria eterna Gesù è sceso sulla terra compiendo “l’opera”
che il Padre gli aveva “data da fare” e per mezzo della quale chiunque
crede un giorno sarà per l’eternità nella Sua gloria.
Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, non ha iniziato il Suo intervento
nella storia dell’uomo a Betlemme come non lo ha concluso al Golgota.
A
Betlemme Cristo Gesù l’eterno è sceso sulla terra prendendo forma di uomo (Michea
5:1; Matteo 2:1-12; Luca 2:4-19; Filippesi 2:6-7), al Golgota ha deposto la Sua
vita per il perdono dei peccati di ogni uomo (Matteo 27:32-55; Marco 15:21-41;
Luca 22:33-49; Giovanni 19:17-37).
Tramite
quest’opera Egli può cambiare la storia della vita dell’uomo che crede in Lui.
Ma allo stesso tempo, Colui che ha fatto tutto ciò è l’eterno che esiste da “prima
della fondazione del mondo”, che è “senza inizio di giorni né fin di
vita” (Ebrei 7:3). Questa realtà, come e con Betlemme e il Golgota, ha
profonde applicazioni, così profonde da essere eterne, per la vita dell’intera
umanità.
Gesù Cristo il Creatore
Proprio
perché eterno e quindi presente “presso” il Padre “prima che il mondo
esistesse”, il Figlio non è estraneo alla creazione. Anzi, la Scrittura ci
afferma: “Egli è…. il primogenito di ogni creatura; poiché in Lui sono
state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le
invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state
create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte
le cose sussistono in Lui” (Colossesi 1:15-17).
L’apostolo
Paolo, guidato dal Signore, affrontando l’argomento della superiorità di Cristo
sviluppa anche l’aspetto della Sua superiorità sul creato e quindi anche del Suo
ruolo nella creazione. Gesù nella Sua eternità “è prima di ogni cosa”
per tale motivo “tutte le cose” sono state create “in Lui”, “per
mezzo di Lui” e “in vista di Lui”.
La
totale partecipazione del Figlio nella creazione, non come colui che è stato
creato ma come Creatore, è ben riassumibile nelle parole “Egli è….il
primogenito di ogni creatura”. Infatti, Gesù è al di sopra di tutte le
creature in quanto non è stato creato come loro ma ne è il Creatore, come il
Padre e con il Padre, e lo è fin dall’eternità. Così che “tutte le cose
sussistono in Lui” in quanto al pari del Padre, anche il Figlio non solo è
il Creatore ma è anche il Sovrano sulla creazione.
Lo
stesso apostolo Paolo, guidato ancora da Dio, parlando dell’unicità del Padre e
del Figlio afferma: “Tuttavia per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale
sono tutte le cose, e noi viviamo per Lui, e un solo Signore, Gesù Cristo,
mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo”
(1 Corinzi 8:6).
Il
Padre e il Figlio sono allo stesso modo entrambi Creatore e Sovrano sul creato,
la differenza che questo utile parallelo ci evidenzia e che “dal” Padre “sono
tutte le cose”. mentre “mediante” il Figlio “sono tutte le cose”.
A
tal proposito viene scritto in Ebrei che Dio “mediante” il Figlio “ha
pure creato i mondi” (Ebrei 1:2) parole che, insieme a quelle viste in
precedenza, ci ricordano che Gesù è il Creatore, “per mezzo” e “mediante”
il quale il Padre ha creato.
Gesù
non è stato creato dal Padre, ma il Padre ha creato “per mezzo” di Lui. “Dal”
Padre quindi è proceduto l’atto creativo reso poi tale e applicato “per
mezzo” del Figlio.
Nel
Vangelo di Giovanni, il Signore nella Sua grazia, ci ha fatto pervenire un
messaggio che comprende ed amplia quanto è stato visto fino ad ora. Troviamo
scritto: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio e la Parola
era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lei;
e senza di Lei neppure una delle cose fatte è stata fatta” (Giovanni
1:1-3).
Poco
più avanti Giovanni scrive anche che “la Parola è diventata carne e ha
abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità” (Giovanni 1:14a).
Fin
dal “principio” prima della creazione del mondo “la Parola”, che
come abbiamo visto da Giovanni 1:14 rappresenta Cristo, “era”, “era
con Dio” ed “era Dio”.
·
Cristo Gesù “era”
cioè era fin dall’eternità quindi è eterno e “nel principio” prima
ancora della creazione del mondo Lui era presente.
·
Cristo Gesù non era da solo “nel
principio” ma vi era anche Dio, il Padre, tanto che Cristo Gesù “era
con Dio”, cioè in stretta relazione e in profonda comunione con il
Padre fin dall’eternità.
·
Ma allo stesso tempo fin
dall’eternità Cristo Gesù “era Dio”, infatti, il Figlio è
Dio come il Padre è Dio, vi è un unico e solo Dio e il Figlio e il Padre sono
insieme l’unico Dio.
Dopo
averci ricordato l’eternità di Cristo Gesù, la Sua relazione e la Sua unità con
il Padre, ecco che quanto abbiamo letto in precedenza ci ricorda anche il ruolo
di Creatore del Figlio. Infatti, è scritto: “Ogni cosa è stata fatta per
mezzo di Lei (la Parola cioè Cristo); e senza di Lei neppure una delle
cose fatte è stata fatta”. Queste parole ci mettono ancora in evidenza il
ruolo svolto dal Figlio nella creazione, non un ruolo secondario ma al pari di
quello del Padre. Infatti, ci viene ancora detto che tutto è stato creato “per
mezzo” di Cristo Gesù e senza di Lui non ci poteva essere niente di
quello che oggi nella creazione vediamo e ammiriamo, noi compresi.
Fu
poi in un dato momento della storia che “la Parola è diventata carne e ha
abitato un tempo fra noi”. Cristo Gesù il Creatore è diventato uomo pur
rimanendo sempre Dio (Giovanni 1:1) ed ha abitato per un tempo fra coloro
che sono stati creati “per mezzo” di Lui, diventando parte di quel
creato di cui era stato Creatore.
“Nel principio” Gesù era
presente, era con Dio, era Dio, infatti, quando la Scrittura ci afferma che “nel
principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1) ci rivela il
coinvolgimento e la partecipazione del Figlio nella creazione.
Il
termine “Dio” presente in Genesi 1:1 è una traduzione del termine
ebraico “elohiym” che è un plurale per quanto riguarda la forma ma un
singolare per quanto riguarda il significato. Ecco quindi che l’uso di tale
termine ci ricorda la trinità del Dio Creatore, la quale ci porta ancora
a riaffermare il ruolo del Figlio, nella creazione, come scritto: “Poi Dio
(elohiym) disse: «Facciamo l’uomo a Nostra immagine, conforme alla nostra
somiglianza»” (Genesi 1:26).
L’eternità
e la partecipazione del Figlio nella creazione è uno dei messaggi che dipartono
fin dall’inizio della Scrittura e che si sviluppano nel corso della rivelazione
di Dio per l’uomo: Gesù è quindi l’eterno presente da “prima della
fondazione del mondo”, mondo che è stato creato “in Lui”, “per mezzo di Lui”
e “in vista di Lui”.
Ma
che cosa ne ha fatto il “mondo” da Lui creato di questo messaggio che
Dio nella Sua Parola gli ha chiaramente rivelato?
Un rifiuto che inizia fin dal “principio”
Alla
luce di questo messaggio possiamo affermare che accogliere spiegazioni diverse
da quelle della Scrittura, riguardo al “principio” cioè riguardo alla
creazione del mondo, ha ripercussioni anche sul nostro rapporto con il
Salvatore del mondo, Cristo Gesù, perché Lui vi era “prima della
fondazione del mondo”.
Una
spiegazione dell’origine della vita diversa da quello che la Parola di Dio ci
ha rivelato esclude il Figlio, Cristo Gesù il Creatore, colui “mediante il
quale” il Padre “ha pure creato i mondi”.
Sì.
proprio così, rifiutare il messaggio di Dio riguardo alla creazione o anche
solamente accogliere e condividere una minima divergenza da quanto la Scrittura
ci propone riguardo all’origine della vita significa rifiutare Cristo Gesù
e di conseguenza anche l’unico piano di salvezza per la vita dell’uomo.
Non
si godrà mai l’ombra del verde fogliame di un albero o la bontà dei suoi frutti
se questo viene tagliato dalla base. Così è anche per il Figlio di Dio e per la
Sua opera di salvezza: Cristo non può essere veramente accolto se si
disconosce e si rifiuta ciò che veramente accadde al momento della creazione
del mondo e dell’origine della vita quando Cristo era “nel principio con
Dio”. L’apostolo Pietro scrive, inoltre, che il riscatto dal peccato
avviene solo “con il prezioso Sangue di Cristo, come quello di un agnello
senza difetto né macchia” (1 Pietro 1:19) ma scrive anche che questo prezzo
e questo mezzo per il riscatto della vita dell’uomo dalla prigionia del peccato
(Isaia 42:6) era “già designato prima della fondazione del mondo” (1 Pietro
1:20a).
Ecco
quindi che il rifiuto di Cristo e del piano di salvezza in Lui da parte della
nostra cultura e del mondo in cui viviamo inizia da lontano, dal “principio”,
dalla base. Inizia dal rifiuto di quello che la rivelazione scritta di Dio ci
espone riguardo alla creazione del mondo e all’origine della vita. Del resto
Giovanni, ispirato da Dio, scrisse che “Egli (Cristo) era nel mondo e
il mondo fu fatto per mezzo di Lui, ma il mondo non Lo ha conosciuto” (Giovanni
1:10).
Quel
mondo che è stato fatto, stabilito, creato per mezzo di Lui è stato proprio
quello che non Lo ha conosciuto e Lo ha rifiutato come Creatore e allo stesso
tempo quindi anche come Salvatore. Quello stesso mondo che è stato creato per
mezzo di Lui rinnova e riafferma questo rifiuto tutte le volte che presenta,
insegna, diffonde e accoglie una spiegazione dell’origine dell’universo, della
terra e della vita che esclude quello che la Parola di Dio invece afferma e
rivela a proposito al tempo in cui “prima della fondazione del mondo” Cristo
era “nel principio con Dio”.
Ma
facciamo attenzione!
In
questo mondo e in questa cultura ci viviamo anche noi, che Cristo per grazia Sua
Lo abbiamo ricevuto e conosciuto. Ricordiamoci che Cristo è pericolosamente
appartato anche quando noi, sotto l’influenza dalla cultura del mondo, viviamo,
pensiamo, agiamo, ragioniamo, scegliamo, parliamo come se Cristo Gesù, il
nostro Salvatore, e con Lui il Suo piano di salvezza, non fosse un qualcosa “già
designato prima della fondazione del mondo”. Cristo Gesù “è stato
manifestato negli ultimi tempi” (1 Pietro 1:20b) ma le Sue “origini
risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni”, il piano di salvezza in Lui
e per mezzo di Lui è stato designato da Dio “prima della fondazione del
mondo”, mondo che è stato creato “per mezzo di Lui”.
Vivere
ogni giorno riscoprendo e considerando pienamente tutto questo ci porta a
vivere considerando in modo ancora più ampio la portata dell’amore di Cristo
rivolto a noi, le Sue risorse infinite a disposizione per noi, la Sua grazia
eterna sparsa su noi, la Sua misericordia senza limiti di tempo e di spazio con
la quale Lui ha da sempre considerato ognuno di noi. Insomma vivere
riscoprendo quotidianamente tale verità ci porta a contemplare e ad ammirare
ancora di più quello che l’influenza della cultura del mondo spesso ci oscura:
cioè chi è veramente il nostro Salvatore, la Sua eternità e il Suo ruolo nella
creazione con delle conseguenze pratiche per la nostra vita.
Quanti
aspetti quotidiani a partire dalle nostre frequenti sfiducie, dai nostri facili
scoraggiamenti, dalle nostre presunte invalicabili paure, dalle nostre non rare
preoccupazioni, dalle nostre limitanti incertezze, dai nostri possibili
sconforti, infatti, apparirebbero sotto una luce diversa considerando che non è
solo da ieri, né solo da qualche anno, né solo da tanti anni ma è da “prima
della fondazione del mondo” che Cristo stava pensando proprio a me, proprio
a te, proprio a noi, proprio all’umanità intera creata per mezzo di Lui.
Colui che vi è da “prima della fondazione del mondo”, nella Sua immensa
grazia, per l’adempimento del Suo piano di salvezza ha vissuto nel mondo in un
periodo di tempo definito ma ciò non significa che deve essere confinato nella Sua
presenza e nella Sua opera nella storia dell’umanità tra delle date numeriche.
Lui
che del mondo ne è il Creatore, Lui il cui ruolo di Salvatore era “già
designato prima della fondazione del mondo”. Questo è il nostro
Salvatore!
Così
come ci viene presentato dalla Scrittura abbiamo il quotidiano privilegio, ma
anche la quotidiana necessità, di contemplarlo, ringraziarlo, adorarlo,
servirlo come del resto anche la giornaliera responsabilità di presentarlo
al mondo che fu fatto “per mezzo di Lui” ma che ancora “non Lo ha
conosciuto”.
Giovanni Beccari
Tratto con permesso da «IL CRISTIANO» febbraio 2010 www.ilcristiano.it