Dalla Parola: insegnamenti chiari da applicare
IL MINISTERO E
“Purtroppo anziani preparati, capaci e costituiti dallo Spirito Santo sono rari. È una verità che ci umilia e che ci rattrista, ma è la realtà… L’impoverimento e l’inefficienza dell’anzianato dipendono, in gran parte, dall’allontanamento dall’insegnamento del Nuovo Testamento e vi è, perciò, stanchezza, incertezza, debolezza” (Abele Biginelli, Convegno dei fratelli anziani, Poggio Ubertini 1977).
Premessa
Il Signore Gesù è il capo della Chiesa ed essa è la costruzione dello Spirito Santo, costruzione iniziata nel giorno della Pentecoste (Atti 2) come “edificio ben collegato insieme che si va innalzando” (Efesini 2:21).
Quando
Lo
Spirito Santo non è mai subordinato alle leggi, al diritto, al potere,
all’autorità delle chiese, ma opera sempre nella Sua piena e sovrana libertà
“distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole” (1 Corinzi
12:11). Quindi lo Spirito Santo non opera disordinatamente quando investe e
costituisce gli anziani, ma sceglie fratelli ripieni di Spirito Santo in
possesso delle qualifiche espresse da Paolo nelle lettere pastorali.
Purtroppo
spesso non è così a causa anche del contributo (negativo) di una parte della
letteratura evangelica che pretende di correggere
Si legge nel libro di John MacArthur “Il piano di Cristo per la chiesa” (edito da Aurora Mission) quanto segue: “Nella terza fase furono gli anziani stessi a consacrare altri anziani, la responsabilità finale della scelta degli anziani ricadeva sempre sui conduttori della chiesa. Oggi non ci sono più gli apostoli, ma il modello biblico è ancora valido. I conduttori della chiesa, siano essi chiamati anziani, vescovi, pastori, missionari o altro, hanno la responsabilità di nominare altri anziani”.
Naturalmente
mi permetto di dissentire, gli anziani possono essere ripieni di Spirito ma non
sono lo Spirito, Paolo darà chiare direttive per l’individuazione di fratelli
qualificati e queste direttive non sono date solo agli anziani ma a tutta la
chiesa.
Chi sono gli anziani
Il termine anziano indica la figura di un credente che si prende cura della chiesa in modo continuo e con profitto.
Tale designazione non dipende dall’età, ma Paolo consiglia come il non essere “novizio o neo convertito” sia una garanzia contro la tentazione di trasformare il servizio in potere. Inoltre il riconoscimento di un anziano non dev’essere accordato a quelle persone, che pur possedendo le qualità spirituali, non hanno tempo per metterle al servizio della chiesa.
Ci sono troppi anziani della domenica!
Il ministero dell’anziano trae le proprie origini dall’organizzazione del popolo di Israele che aveva figure che si occupavano dell’amministrazione e della giustizia.
Il termine ebraico è zaken, ed è usato in Numeri 11:16 e Deuteronomio 27:1 dove si parla dei settanta capitribù che aiutavano Mosè.
Gli anziani avevano il compito di governare le città, di prendere decisioni, applicando la loro saggezza a beneficio della comunità, risolvendo i conflitti e presiedendo a tutti gli aspetti di una vita sociale organizzata.
Il termine greco (presbyteros) si trova nel Nuovo Testamento circa settanta volte e come il termine ebraico indica una persona matura.
Gli anziani nel Nuovo Testamento vengono presentati con vari nomi:
· vescovi (Atti 20:17, 29; 1 Timoteo 3:1, coloro che sorvegliano o sovraintendono),
· pastori (1 Pietro 5:2-4 coloro che curano i credenti),
· conduttori (Ebrei 13:7 coloro che governano) e
· preposti nel Signore (1 Tessalonicesi 5:12 coloro che presiedono).
I fratelli in possesso del dono o dei doni spirituali possono aspirare a tale incarico perché come dice Paolo chi “aspira all’incarico di vescovo, desidera un’attività lodevole” (1 Timoteo 3:1), ma da sola l’aspirazione non basta, occorre anche riconoscimento ufficiale da parte della chiesa, accanto al dono spirituale entra in causa il “carattere” del credente, le qualità che Paolo elenca, come abbiamo detto, nelle sue lettere pastorali.
La
novità delle qualifiche paoline è molto saggia ed opportuna, libera la chiesa
dai riguardi personali, dalle simpatie e dalla successione apostolica
perpetrata dalla chiesa romana. In questo modo la scelta degli anziani può
trasformarsi in strategia umana atta a sconvolgere o annullare
Per
chiarirci meglio, non sono gli anziani che costituiscono altri anziani (come
afferma MacArthur), ma il Signore attraverso i
doni spirituali e la chiesa attraverso il riconoscimento o elezione. Entra
in gioco un binomio inscindibile. Le qualità necessarie per essere anziano sono
il possesso di una vita esemplare, un ardente zelo per la chiesa, la
responsabilità e la competenza per fornire il cibo spirituale necessario, una
moglie ospitale e saggia, pazienza, amore per la chiesa. Perciò
Esse presentano lo standard normale della condotta cristiana a cui devono aspirare tutti i credenti, ma in primo luogo coloro che aspirano a guidare il corpo di Cristo.
L’anziano dev’essere
1. Irreprensibile. Significa di buona rinomanza e meritevole; si vuole cioè dire che il credente deve non soltanto non fare il male, ma anche cose meritevoli di lode. (“Irreprensibile” non significa, come alcuni insegnano, che un anziano non può essere ripreso, ma piuttosto che deve vivere in modo tale da non dover essere ripreso, N.d.R.).
2. Marito di una sola moglie. Ossia non poligamo, Paolo starebbe allora pensando a quei credenti provenienti dal paganesimo, ma il termine potrebbe anche essere oggi inteso come non passato a seconde nozze.
3. Sobrio. Indica l’essere liberi da influenze intossicanti. Il termine richiama alla mente la figura della sentinella e del pastore che possono vigilare soltanto se sono liberi da sostanze inebrianti che potrebbero farli addormentare nell’imminenza dell’arrivo del nemico. La traduzione più appropriata potrebbe essere “vigilante del continuo”.
4. Assennato. Significa “di mente salva”, lo stesso che: temperato, non portato ad eccessi che sembrano follie, stabile.
5. Disciplinato. Cioè “di buon comportamento”, “presentabile”, ma il significato del termine indica anche chi sa mettere in ordine, schierare, organizzare, schierare un esercito, comandarlo. L’anziano non diversamente da qualsiasi altro credente, deve essere ben disciplinato e sapersi organizzare.
6. Ospitale. Una qualifica che si addice più alla moglie dell’anziano. Sono inospitali coloro che hanno un senso troppo forte del proprio territorio personale, o di quello comunitario (pensiamo a Diotrefe in 3 Giovanni 9), non permettendo agli “stranieri” di sentirsi a proprio agio in quella che pensano essere loro proprietà.
7.
Capace di insegnare.
A che servirebbe l’ospitalità se l’anziano non avesse nulla da dire agli
ospiti? Gli anziani che non hanno nulla da dire sono un pericolo. L’anziano
deve essere in grado di presentare il contenuto della Parola a tutti i membri
della comunità nella quale serve. Inoltre deve essere in grado di individuare
l’eresia anche comportamentale e condannarla. Non va sottovalutato che compito
dell’anziano è anche quello di influenzare beneficamente l’assemblea
interessandola a progetti ed iniziative.
8.
Non dedito al vino.
Cioè non alza troppo il gomito, gli effetti dell’alcool sono noti.
9. Non violento. Non manesco.
10. Mite, cioè temperante.
11. Non essere litigioso, non propenso a “guerreggiare”.
12. Non essere amante del denaro. Non sono qui condannati solo l’avarizia o lo spirito capitalista, ma si rimarca che sarebbe cosa ben triste se i credenti utilizzassero il proprio denaro solo per divertirsi o ammassarlo.
13. Essere buon governatore della propria famiglia (lo stesso verbo di 1Tessalonicesi 5:12); una capacità in una sfera più ampia può essere individuata tramite un’analoga capacità in una sfera più limitata. L’espressione “in tutta riverenza” è meglio tradotta “con completa dignità”, che evita il concetto di rigido rigore. Il buon padre di famiglia non frustra le capacità dei propri familiari, mentre in molte chiese, l’anziano è colui che si sostituisce alla chiesa spogliandola di qualsiasi responsabilità e rendendola pigra e abulica.
14. Non essere novizio. Colui che ha creduto da poco non ha né la capacità né l’esperienza per guidare la chiesa.
15. Buona testimonianza da parte dei non-credenti; evidentemente importa anche quanto quelli di fuori pensano del possibile anziano, se egli passa per un fanatico, un ignorante, un superficiale, un maleducato, svaluta la chiesa davanti al mondo.
Chi sceglie gli anziani?
Dopo quanto considerato è chiaro che non sono gli anziani che costituiscono gli altri anziani, così facendo ci si sostituisce allo Spirito Santo, è il magistero cattolico che agisce in questo modo, è il Papa che designa i suoi vescovi.
Perché allora criticare una religione quando poi si segue l’esempio?
Questo
metodo di scelta e di successione apostolica vanno contro
L’apostolo Paolo disse agli anziani di Efeso: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio Sangue” (Atti 20:28).
È
dunque Dio stesso che sceglie e stabilisce gli anziani nel loro ministero!
Ancora: non furono né il Signore Gesù, né gli apostoli che si incaricarono della sostituzione di Giuda. Pietro invitò i centoventi fratelli riuniti di occuparsene presentando loro solo alcune condizioni (Atti 1:21-22).
I
centoventi designarono due uomini fra i quali il Signore fece
Più tardi, quando gli apostoli non furono sufficienti all’opera, è ancora alla chiesa che si rivolgono per eleggere sette uomini che avrebbero dovuto aiutarli: “Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico” (Atti 6:3).
Tralasciamo per il momento la sintassi greca dei verbi che parlano di elezione degli anziani, ne parleremo in seguito.
Paolo confermerà questa idea carismatica nella scelta degli anziani nella sua lettera ad Efeso: “È Lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo” (Efesini 4:11-12)
Quindi è il Signore che distribuisce i doni come vuole e non sono certo gli anziani a stabilire i doni né tanto meno il ministero di un altro fratello, anzi i veri anziani costituiti da Dio si preoccuperanno di far esercitare e sviluppare i doni e i ministeri riconosciuti dalla chiesa.
Ripeto:
è Dio stesso che sceglie e stabilisce gli anziani nel loro ministero.
Se un credente ha il desiderio di servire il Signore nella chiesa locale e prende coscienza dei doni che egli ha ricevuto in vista del servizio, e se comincia ad esercitarli il suo servizio e le sue attitudini non potranno sfuggire all’attenzione e alla considerazione della chiesa. La chiesa gli affiderà l’incarico per metterlo alla prova, cioè per valutare se quel dono e quel servizio vengono dall’alto o sono il frutto di orgoglio o simpatie umane.
Un altro passo da non dimenticare è quello di 1 Timoteo 3:10: “Anche questi siano prima provati; poi svolgano il loro servizio se sono irreprensibili.” Parlando dei diaconi Paolo scrive che essi devono essere prima provati, prima cioè della loro istituzione ufficiale nel loro compito.
Paolo però scrive “anche questi…”.
Questa precisazione fa indubbiamente intendere che la prova non si riferisce soltanto al diaconato, ma anche all’anzianato.
Prima del riconoscimento la chiesa deve valutare se le persone preposte sono in grado di adempiere il mandato, la prova non avviene in sordina, dietro le quinte, o all’insaputa della chiesa, ma tutta la chiesa deve sapere che è in atto una prova verso alcuni fratelli desiderosi di servire.
Come vengono eletti gli anziani?
Si possono individuare alcune fasi in relazione all’elezione degli anziani.
Prima fase: Dio accorda sovranamente ad un certo numero di fratelli di esprimere dei doni in un modo stabile.
Seconda fase: questi fratelli ne prendono coscienza mentre esprimono in tutti i modi possibili il proprio servizio all’interno della chiesa.
Terza fase: la chiesa con il tempo, prende coscienza dei doni di questi fratelli, infatti quest’ultimi risultano essere in grado di vegliare sull’autocompiacimento, la pigrizia, i disordini, le maldicenze e le cadute del resto dei credenti della comunità.
Quarta fase: tali fratelli, “scelti da Dio”, se manifestano le qualifiche espresse dalla Parola di Dio dopo il periodo di prova, sono ufficialmente designati “anziani”.
Solo allora gli anziani imporranno le loro mani come ratificazione della scelta della chiesa.
Nella Bibbia l’unico brano nel quale si faccia esplicitamente riferimento ad una qualche forma di elezione per quanto concerne servitori, è quello di Atti 6: “Ed elessero Stefano, Filippo...” (v. 5).
In Atti 4:35 è affermato che le offerte dei membri della comunità cristiana erano poste “ai piedi degli apostoli” e poi distribuite secondo i bisogni della fratellanza.
In Atti 6:2 si aggiunge che tale distribuzione inizialmente era effettuata dagli stessi apostoli. Solo in seguito alle aumentate esigenze di ordine pratico, determinate dalla presenza di vedove cristiane di lingua greca trascurate durante il “servizio alle mense”, il “diaconato” degli apostoli fu sostituito con quello di altri qualificati membri della chiesa.
Anche la scelta dei diaconi è affidata alla chiesa.
I suoi membri per effettuarla sono preliminarmente ammaestrati dagli apostoli a guardarsi attorno per effettuare una scelta, “cercate di trovare” (Atti 6:3), tesa ad individuare sette persone “di buona testimonianza, ripiene di Spirito e di sapienza”.
Nel brano di Atti 6:1-7, non è precisato il “come” dell’elezione, ma il testo greco ci aiuta. Traduce cheirotoneo, letteralmente alzare o stendere la mano. Lo troviamo una sola volta nella traduzione dei Settanta, in Isaia 58:9 dove significa alzata di mano. Quindi è molto probabile che la chiesa apostolica scelse per alzata di mano ciò che lo Spirito aveva scelto. Una volta avvenuta la scelta, la chiesa presentava gli eletti per essere incaricati dagli apostoli (Atti 6:3,6).
Il termine “incaricare” ha il senso di “attrezzare qualcuno per un esercitare una mansione”, “informare a fondo qualcuno per una missione” (vedi Tito 1:5, dove “tu costituisca” va più propriamente tradotto “tu incarichi”. Tito non aveva alcuna autorità per eleggere anziani nella comunità cretese, ma possedeva senza dubbio la competenza per coordinare l’opera degli anziani eletti dalla chiesa).
La chiesa è esortata a vegliare affinché le elezioni dei ministri all’interno della chiesa, non divenga occasione per creare ex-novo figure di responsabili esistenti prima dell’elezione.
Una
cosa mi sembra estremamente importante: gli anziani devono essere
riconosciuti ufficialmente dalla chiesa ed ogni membro della chiesa deve sapere
chi sono gli anziani.
Un riconoscimento non può mai rimanere nel vago.
D’altra parte non bisogna immaginare questa scelta sul modello delle elezioni politiche con candidature, campagne elettorali o combinazioni varie.
Ricordiamo che Gesù, il nostro Maestro, attribuì molta importanza alla scelta dei dodici apostoli: “In quei giorni Egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i Suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli” (Luca 6:12-13).
Se
Gesù ha passato una notte in preghiera, se ha scelto questo metodo perché non
imitarlo?
Quello che conta è che lo Spirito possa parlare attraverso gli anziani ma anche attraverso la chiesa ma dobbiamo mettere in conto che il parere degli anziani può non essere condiviso dalla chiesa, quindi è bene fermarsi e riflettere. È bene che i conduttori sostengano spiritualmente e controllino ogni nomina nella chiesa, ma è importante che si lascino guidare e anche correggere da ciò che lo Spirito dice attraverso gli altri membri della chiesa.
Solo dopo il riconoscimento avviene la sottomissione spontanea della comunità, perché senza riconoscimento non ci può essere sottomissione!
Un governo non scelto dal popolo è dittatura e tutte le dittature prima o poi cadono, la storia in questo ci insegna.
Conclusione
Il compito della chiesa si esaurisce con l’elezione degli anziani?
Niente affatto.
L’insieme dei credenti aveva un gran peso nelle decisioni nella chiesa primitiva.
I fratelli della chiesa di Antiochia “decisero che Paolo, Barnaba e alcuni altri fratelli salissero a Gerusalemme dagli apostoli e anziani per trattare la questione” (Atti 15:2).
Più avanti ci viene detto in Atti 15:22 che “Parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di scegliere tra di loro alcuni uomini da mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba: Giuda, detto Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli”.
Infine quando i credenti di Gerusalemme seppero che Pietro aveva battezzato dei pagani e mangiato con loro, tutta la chiesa di Gerusalemme chiese conto della sua condotta. Pietro spiega i motivi della sua condotta a tutti i fratelli e non solo agli anziani: questo può essere letto in Atti 11:1-8.
Una
cosa è certa “i carismi e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Romani
11:29), ma il ministero è revocabile, io posso aver ricevuto tanto da
Dio ma dato poco per la mia carnalità e la mia condotta non esemplare. Ecco
perché la chiesa è chiamata a dimettere un anziano che strada facendo possiede
ancora il suo dono spirituale ma non possiede qualcuna delle qualifiche.
“L’attenersi fedelmente alla Parola di Dio consentirà alle chiese di avere un anzianato qualificato e costituito dallo Spirito Santo, capace di insegnare, di nutrire, di consolare, di ammonire. Ma se la chiesa non ha un tale anzianato sarà una chiesa infelice, povera e nuda (Apocalisse 3:17), avrà il nome di vivere ma sarà morta” (Abele Biginelli).
Mario Manduzio
Tratto con permesso da «IL CRISTIANO» aprile
2008 www.ilcristiano.it