Al lettore
giudizioso ed imparziale
Gentile lettore, sono passati ormai
molti anni da quando alcuni di noi (insieme ad altri sobri cristiani d'allora che
vivevano e camminavano nella via del Signore da noi professata) ci sentimmo
costretti a pubblicare una Confessione della nostra fede per informare e
soddisfare quelli che non capivano completamente quali fossero i nostri
principi, o che nutrivano dei pregiudizi contro la nostra professione a causa
del modo strano in cui i nostri principi erano stati presentati loro da alcuni
uomini illustri, i quali avevano adottato delle misure molto errate e di
conseguenza avevano portato altri a comprendere male sia noi che i nostri
principi. Questa confessione fu pubblicata per la prima volta intorno all'anno
1643([1]) a nome di sette congregazioni che allora
si radunavano a Londra. In seguito fu ristampata e diffusa più volte e il
nostro obiettivo fu in buona parte raggiunto in quanto molti (alcuni di essi
uomini eminenti sia per la loro pietà che per la loro cultura) furono con ciò
soddisfatti che non eravamo in nessun modo colpevoli di quelle eresie e di quei
fondamentali errori di cui eravamo stati troppo spesso accusati senza un motivo
o una ragione da parte nostra. Poiché‚ quella confessione non è più facilmente
reperibile e molti altri nel frattempo hanno abbracciato la stessa verità che è
confessata in essa, fu giudicato da noi necessario unirci per dare una testimonianza
al mondo del nostro fermo attaccamento a quei principi sani per mezzo della
pubblicazione di ciò che avete tra le mani.
Poiché il metodo e la maniera di
esprimere i nostri sentimenti nella presente confessione sono diversi rispetto
alla precedente (sebbene la sostanza rimanga la stessa) ve ne diremo
liberamente il motivo e l'occasione. Un motivo che ci indusse grandemente ad
intraprendere questo lavoro fu (non soltanto il desiderio di rendere conto di
noi stessi in modo esauriente a quei cristiani che dissentono da noi per quanto
riguarda il battesimo, ma anche) il profitto che potrebbero averne coloro che
prendono in considerazione il nostro lavoro nella loro istruzione e
confermazione nelle grandi verità del Vangelo. Ciò poiché‚ il nostro cammino
costante con Dio ed il nostro portare frutto in ogni cosa davanti a Lui sono
strettamente legati ad una chiara comprensione e credenze di queste verità.
Ritenemmo quindi necessario esprimerci più ampiamente e chiaramente,
individuando un metodo che ci permettesse di presentare nella maniera più
completa quegli argomenti di cui desideravamo spiegare il nostro modo di
credere. Siccome non trovavamo nessun difetto a questo riguardo in quello
dell'assemblea([2]), adottato in seguito anche dai
Congregazionalisti([3]), concludemmo subito che fosse meglio
mantenere lo stesso ordine nella nostra confessione. Inoltre quando notammo che
nella loro confessione questi ultimi (per motivi che sembravano importanti sia
a loro che ad altri) scelsero di esprimere il loro pensiero non solo con parole
dello stesso senso in tutti gli articoli con cui si trovavano d'accordo, ma
anche nella maggior parte dei casi senza variare gli stessi termini usati,
concludemmo che fosse meglio seguire il loro esempio servendoci delle stesse parole
usate da entrambi queste confessioni nei tanti articoli in cui la nostra fede e
dottrina è identica alla loro. E questo facemmo per manifestare maggiormente il
nostro accordo con entrambi in tutti gli articoli fondamentali della religione
cristiana così come con molti altri le cui confessioni ortodosse sono state
pubblicate nel mondo per conto dei protestanti in diverse nazioni e città ed,
inoltre, per convincere tutti che non abbiamo nessun desiderio ardente di
appiccicare alla religione delle parole nuove, ma siamo pronti ad accettare
quel modello delle sane parole che, in accordo con le Sacre Scritture, fu usato
da altri prima di noi. Così noi dichiariamo davanti a Dio, uomini ed angeli il
nostro completo accordo con essi in quella sana dottrina protestante che essi
hanno affermato con chiare motivazioni tratte dalle Scritture. In verità, ci
sono aggiunte e omissioni in alcune parti oltre a qualche lieve modifica, ma
questi cambiamenti sono tali da non farci temere nessuna accusa o sospetto di
deviazione dottrinale da parte dei nostri fratelli.
Nelle cose in cui dissentiamo da altri,
ci siamo espressi con un totale candore e semplicità perché, nessuno possa
pensare che ci sia qualcosa di celato dentro di noi per non desiderare di farlo
conoscere al mondo. Allo stesso tempo speriamo anche di aver rispettato quei
principi di modestia e di umiltà che renderanno inoffensiva la nostra libertà a
questo riguardo, persino a coloro la cui opinione è diversa dalla nostra.
Ci siamo preoccupati di aggiungere dei
riferimenti biblici a margine per confermare ogni articolo della nostra
confessione. Nel fare questo abbiamo diligentemente cercato di scegliere brani
che fossero chiari e pertinenti a ciò che viene da noi affermato. Il nostro
sincero desiderio è che tutti quelli che si troveranno tra le mani questa
confessione possano seguire l'esempio (sempre da essere raccomandato) dei
Bereani, i quali esaminavano tutti i giorni le Scritture per vedere se ciò che
veniva loro predicato fosse così o meno.
C'è un'altra cosa che professiamo in
sincerità e nella quale desideriamo essere creduti, vale a dire, che la nostra
intenzione in tutto ciò che abbiamo fatto non è assolutamente quella di essere
polemici. Confidiamo dunque che non ci sarà vietata, né‚ sarà accolta male, la libertà
che ci siamo presi di spiegare candidamente i nostri principi e di aprire il
nostro cuore ai nostri fratelli fornendo le motivazioni bibliche della nostra
fede e prassi. La nostra intenzione si realizzerà interamente se ci sarà fatta
la giustizia di essere misurati e giudicati nei nostri principi e nella nostra
prassi secondo ciò che ora pubblichiamo, ed il Signore (i cui occhi sono come
fiamme di fuoco) sa che questa è la dottrina che crediamo fermamente nel nostro
cuore e alla quale cerchiamo sinceramente di conformare la nostra vita.
Desideriamo con tutto il nostro cuore che, venendo messa da parte ogni altra
polemica, l'unica preoccupazione ed impegno di tutti coloro sui quali viene
invocato il nome del nostro beato Redentore possa essere in futuro di camminare
umilmente con il loro Dio e, nell'esercizio di un totale amore e mansuetudine
l'uno verso l'altro, di compiere la loro santificazione nel timore di Dio,
cercando ognuno di condursi in modo degno del Vangelo e, a seconda della
propria posizione e capacità, di promuovere energicamente negli altri la
pratica della religione pura ed immacolata dinanzi a Dio, nostro Padre.
Desideriamo inoltre, in questi giorni di apostasia, non sprecare il nostro
fiato con inutili denuncie dei mali altrui, ma che ognuno possa iniziare nella
propria casa a riformare in primo luogo il proprio cuore e il proprio
comportamento e poi incoraggiare quelli su cui ha qualche influenza a fare
altrettanto. Così che, in conformità con la volontà di Dio, nessuno possa
ingannarsi confidando in una forma di pietà priva della potenza, perché‚ non
possiede un'esperienza interiore dell'efficacia delle verità che professa.
In verità, per il declino della
religione ai nostri giorni, c'è una fonte ed una causa che non possiamo mancare
di trattare brevemente per sollecitare urgentemente che venga rimediata. Si
tratta cioè dell'abbandono del culto di Dio nelle famiglie da parte di coloro
ai quale la loro conduzione è affidata. Non è possibile che la grossolana
ignoranza e instabilità di molti, insieme alla profanità di altri, possa essere
attribuita ai loro genitori e maestri che, mentre erano ancora giovani, non
inculcarono in loro la condotta che dovevano tenere, ma trascurarono quei
frequenti e solenni ordini rivolti a loro dal Signore di catechizzarli e
istruirli perché‚ in tenera età la loro vita potesse essere condizionata dalla
conoscenza della verità di Dio rivelata nelle Scritture? Inoltre, trascurando
loro stessi di pregare e di rispettare gli altri doveri della religione nelle loro
famiglie e dando un cattivo esempio nel loro modo di parlare dissoluto,
abituarono i loro figli prima a trascurare, poi a disprezzare ogni pietà e
religione. Sappiamo che questo non giustifica la cecità o malvagità di nessuno,
ma certamente la responsabilità cadrà pesantemente su quelli che ne furono la
causa. In verità, i peccatori moriranno per i loro peccati, ma non verrà
domandato conto del loro sangue a quelli che avevano cura di loro e che
permisero loro di andare avanti senza avvertirli e anzi li guidarono nelle vie
della distruzione? E non sarà vero che la diligenza dei cristiani nei tempi
passati nell'assolvere questo dovere sorgerà in giudizio contro molti che
portano ora questo nome condannandoli?
Concludiamo con una preghiera sincera
che l'Iddio di ogni grazia possa spandere abbondantemente il suo Spirito su di
noi perché la professione della verità possa essere accompagnata da una fede
sana praticata da noi con diligenza e che il suo nome possa essere glorificato
in ogni cosa per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore,
Amen.
1 Si tratta della First London Confession
pubblicata per la prima volta nel 1644.
2 Riferimento alla Westminster Confession (1646)
redatta dall’assemblea di Westminster.
3 Riferimento alla Savoy Declaration (1658).
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1.1.
La Sacra Scrittura è la regola unica e sufficiente, certa ed infallibile di
ogni conoscenza, fede ed obbedienza salvifiche (1).
Sebbene la luce della natura e le opere
della creazione e della provvidenza manifestino la bontà, la sapienza e la
potenza di Dio al punto che l'uomo è inescusabile, esse non sono sufficienti a
fornire quella conoscenza di Dio e della sua volontà che è necessaria alla
salvezza(2).
In vari tempi ed in molte maniere Dio
ha voluto quindi rivelarsi e dichiarare la sua volontà alla sua chiesa(3). In
seguito, per preservare e propagare meglio la verità e per stabilire ed
incoraggiare la chiesa proteggendola dalla corruzione della carne, dalla
malizia di Satana e dal mondo, il Signore ha voluto che la sua verità rivelata
venisse messa interamente per iscritto. Poiché oggi Dio ha abbandonato i modi
da Lui usati precedentemente, per rivelare la sua volontà al suo popolo, le
Sacre Scritture sono assolutamente necessarie(4).
1. 2 Tm 3:15-17; Is
8:20; Lc 16:29-31; Ef 2:20
2. Rm 1:19-21; Rm
2:14-15; Sal 19:1-3
3. Eb 1:1
4. Prov 22:19-21; Rm 15:4; 2 Pt 1:19-20
1.2. Sotto il titolo
di Sacra Scrittura (o Parola di Dio scritta) sono contenuti tutti i seguenti
libri dell'Antico e del Nuovo Testamento:
Antico Testamento: Genesi, Esodo,
Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Ruth, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re,
1 e 2 Cronache, Esdra, Nehemia, Ester, Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste,
Cantico dei Cantici, Isaia, Geremia, Lamentazioni, Ezechiele, Daniele, Osea,
Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Habacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria,
Malachia.
Nuovo Testamento: Matteo, Marco, Luca,
Giovanni, Atti, Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1
e 2 Tessalonicesi, 1 e 2 Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, 1 e 2 Pietro,
1, 2 e 3 Giovanni, Giuda, Apocalisse.
Tutti questi libri sono stati ispirati da
Dio perché‚ costituissero regola di fede e di condotta(5).
5. 2 Tm 3:16
1.3. I libri
comunemente chiamati "apocrifi", non essendo divinamente ispirati,
non fanno parte del canone della Scrittura, non hanno alcuna autorità per la
chiesa di Dio e non devono essere considerati o utilizzati in modo diverso da
quanto avviene per altri scritti umani(6).
6. Lc 24:27,44; Rm 3:2
1.4. L'autorità della
Sacra Scrittura per la quale dobbiamo crederla, non dipende dalla testimonianza
di qualche uomo o di qualche chiesa, ma interamente da Dio, il suo Autore (che
è la Verità stessa).
Essa deve venire ricevuta per il fatto di
essere la Parola di Dio(7).
7. 2 Pt 1:19-21; 2
Tm 3:16; 2 Tess 2:13; 1 Gv 5:9
1.5. La testimonianza
della chiesa può suscitare in noi riverenza ed alta considerazione per le Sacre
Scritture. Tuttavia la natura stessa delle Scritture prova sufficientemente che
esse sono Parola di Dio.
La sublimità del contenuto, l'efficacia
della dottrina, la maestà dello stile, l'armonia di tutte le parti, il loro
scopo comune di dare tutta la gloria a Dio, la piena rivelazione dell'unica via
per la salvezza dell'uomo, accanto a molti altri pregi incomparabili e
perfezioni assolute confermano indiscutibilmente questa convinzione.
Nonostante ciò, la nostra piena
persuasione e sicurezza sulla verità infallibile della Scrittura e della sua
autorità divina viene dall'opera interiore dello Spirito Santo che testimonia
per mezzo della Parola ed insieme alla Parola nel nostro cuore(8).
8. Gv 16:13,14; 1
Cor 2:10-12; 1 Gv 2:20,27
1.6. Tutto il
consiglio di Dio relativo alla sua gloria, alla salvezza, alla fede e alla vita
dell'uomo, è esplicitamente descritto, oppure necessariamente contenuto nella
Sacra Scrittura. In nessun tempo, né in base ad una nuova rivelazione dello
Spirito, né alle tradizioni degli uomini, deve esservi aggiunto alcunché(9).
Ciò nonostante riconosciamo la necessità di
una illuminazione interiore dello Spirito di Dio per una comprensione salvifica
delle realtà rivelate nella Parola(10).
Ci sono alcune condizioni riguardanti
l'adorazione di Dio ed il governo della chiesa che sono comuni a tutte le
società e attività umane e che devono essere ordinate alla luce della natura e
dalla prudenza cristiana secondo le regole generali della Parola che si devono
sempre osservare(11).
9. 2 Tm 3:15-17:
Gal 1:8,9
10. Gv 6:45; 1 Cor
2:9-12
11. 1 Cor 11:13-14; 1 Cor 14:26,40
1.7. Non tutto il
contenuto della Scrittura è in sé di uguale chiarezza, né tale appare a
tutti(12). Tuttavia, le cose essenziali che si devono conoscere, credere e
osservare per essere salvati sono presentate e rivelate così chiaramente in
alcune parti della Scrittura che non solo l'uomo istruito, ma anche quello
incolto può giungere ad una comprensione sufficiente con l'ausilio dei mezzi
comuni(13).
12. 2 Pt 3:16
13. Sal 19:7; Sal
119:130
1.8. L'Antico
Testamento scritto in ebraico (che era la lingua madre del popolo di Dio
nell'antichità(14) ed il Nuovo Testamento scritto in greco (che era la lingua
più diffusa fra le nazioni al momento della sua stesura) furono direttamente
ispirati da Dio e conservati puri attraverso i secoli dalla sua singolare cura
e dalla sua provvidenza. Sono perciò attendibili e la chiesa deve considerarli
normativi in tutte le controversie dottrinali(15). Poiché‚ non tutto il popolo
di Dio conosce le lingue originarie, pur avendo il diritto di disporre delle
Scritture e di interessarsi ad esse ed il dovere di leggerle(16) e di
investigarle(17) nel timore di Dio, le Scritture devono essere tradotte nella
lingua di ogni nazione,(18) affinché la Parola di Dio, abitando doviziosamente
in tutti, possa indurre ad adorare Dio in modo accettevole e affinché la
pazienza e la consolazione delle Scritture permettano di ritenere la
speranza(19).
14. Rm 3:2
15. Is 8:20
16. At 15:15
17. Gv 5:39
18. 1 Cor 14:6,9,11-12,24,29
19. Col 3:l6
1.9. La regola
infallibile per l'interpretazione della Scrittura è la Scrittura stessa.
Perciò, quando si presenta un problema riguardo al significato vero e completo
di un brano della Scrittura (la quale è un'unità e non una pluralità di scritti
indipendenti l'uno dall'altro) tale brano deve essere esaminato alla luce di
altri più chiari(20).
20. 2 Pt 1:20,21; At 15:15,16
1.10. La Scrittura
trasmessaci dallo Spirito Santo costituisce l'unico e supremo arbitro per la
soluzione di tutte le controversie in campo religioso e per l'esame dei decreti
di tutti i concili, delle opinioni di scrittori antichi, delle dottrine umane e
delle opinioni personali.
Il verdetto della Scrittura deve essere
sufficiente per noi, poiché la nostra fede è basata sulla suprema istanza della
Scrittura trasmessaci dallo Spirito(21).
21. Mt 22:29-32; Ef
2:20; At 28:23
2.1. Il Signore Iddio
nostro è l'unico Dio vivente e vero(1). Egli sussiste in se stesso e di per se
stesso(2); è infinito nel suo essere e nella sua perfezione. La sua essenza non
può essere compresa da nessuno, se non da lui stesso(3). E' spirito
purissimo(4), invisibile, senza corpo, senza parti né passioni; Egli solo
possiede l'immortalità; dimora in una luce inaccessibile(5); è immutabile(6),
incommensurabile(7), eterno(8), incomprensibile, onnipotente(9), in ogni senso
infinito, assolutamente santo(10), saggio, libero ed indipendente. Egli opera
tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà assolutamente
immutabile e giusta(11) per la propria gloria(12). Egli è veramente amorevole,
benigno, misericordioso, longanime, pieno di bontà e di verità; Egli è il
rimuneratore di quelli che lo cercano(13) e, nello stesso tempo, è veramente
giusto e tremendo nei suoi giudizi(14); odia il peccato(15) e non terrà il
colpevole per innocente(16).
1. 1 Cor 8:4-6; Dt
6:4
2. Ger 10:10; Is
48:12
3. Es 3:l4
4. Gv 4:24
5. 1 Tm 1:17; Dt 4:15-16
6. M13:6
7. l Re 8:27; Ger 23:23
8. Sal 90:2
9. Gen 17:1
10. Is 6:3
11. Sal 115:3; Is
46:10
12. Prov 16:4; Rm
11:36
13. Es 34:6-7; Eb 11:6
14. Ne 9:32-33
15. Sal 5:5-6
16. Es 34:7; Na 1:2-3
2.2. Siccome Dio ha
tutta la vita(17), la gloria(18), la bontà(19), la beatitudine, in se stesso e
da se stesso, è unico nel senso che è completamente sufficiente sia in se
stesso che per se stesso non avendo bisogno di alcuna delle sue creature né
derivando gloria da esse(20). Al contrario, è Dio a manifestare la sua gloria
in esse, per mezzo di esse, ad esse e su esse. Egli è l'unica fonte di tutta
l'esistenza; da Lui, per mezzo di Lui e per Lui sono tutte le cose(21). Egli
esercita un dominio completamente sovrano sopra tutte le creature, al fine di
fare per mezzo di esse, per esse e ad esse tutto ciò che Egli vuole(22). Tutte
le cose sono scoperte e manifeste ai suoi occhi(23). La sua conoscenza è
infinita, infallibile e non dipende dalla creatura. Ne consegue che niente è
per Lui contingente o incerto(24). Egli è assolutamente santo in tutto il suo
consiglio, in tutte le sue opere(25) e in tutti i suoi comandamenti. Sia gli
uomini che gli angeli gli devono tutta l'adorazione(26), il servizio o
l'ubbidienza cui sono tenuti come creature verso il loro Creatore e qualunque
altra cosa che Egli desideri chiedere loro.
17. Gv 5:26
18. Sal 148:13
19. Sal 119:68
20. Gb 22:2-3
21. Rm 11:34-36
22. Dn 4:25,34-35
23. Eb 4:l3
24. Ezech 11:5; At
15:18
25. Sal 145:17
26. Apoc 5:12-14
2.3. In questo Essere
divino ed infinito sono presenti tre persone; il Padre, la Parola o Figlio e lo
Spirito Santo(27), tutte uguali in sostanza, in potenza ed in eternità. Ognuna
di esse possiede l'intera essenza divina, pur restando tale essenza
indivisa(28).
II Padre non è stato generato né procede
da un qualsiasi altro. Il Figlio è eternamente generato dal Padre(29). Lo
Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio(30).
Tutti e tre sono infiniti, senza inizio e
quindi costituiscono un solo Dio. La loro natura e la loro essenza sono
indivisibili, ma essi si distinguono a seconda delle loro qualità particolari e
delle loro relazioni personali. La dottrina della trinità è il fondamento di
tutta la nostra comunione con Dio e della nostra serena dipendenza da Lui.
27. l Gv 5:7; Mt
28:19; 1 Cor 13:14
28. Es 3:14; Gv 14:11; 1 Cor
8:6
29. Gv 1:14-18
30. Gv 15:26; Gal 4:6
3.1. Dio ha decretato
dall’eternità, secondo il santo e saggio consiglio della propria volontà, in
modo libero ed immutabile, tutte le cose che avrebbero avuto luogo(1). Tuttavia
ciò non implica affatto che Dio sia autore di peccato, che abbia comunione con
qualcuno(2) nel commettere peccati, che venga fatta violenza alla volontà della
creatura, che venga tolta la libertà o la contingenza delle cause seconde.
Queste, al contrario, sussistono.(3) Vengono così manifestate la sapienza di
Dio nel disporre tutte le cose ed anche la sua potenza e la sua fedeltà
nell'adempimento del suo decreto.(4)
1. Is 46:10; Ef
1:11; Eb 6:17; Rm 9:15-18
2. Giac 1:13; 1 Gv
1:5
3. At 4:27-28; Gv
19:11
4. Num 23:19; Ef 1:3-5
3.2. Benché Dio
conosca tutto ciò che può avvenire in tutte le condizioni immaginabili(5), non
è mai stato indotto a decretare alcunché per il fatto di averlo previsto come
qualcosa che avrebbe potuto verificarsi nel futuro o che sarebbe avvenuto in
determinate situazioni(6).
5. At 15:18
6. Rm 9:11-18
3.3. Per decreto di
Dio e per la manifestazione della sua gloria, alcuni uomini ed angeli sono
predestinati o preordinati a vita eterna per mezzo di Gesù Cristo(7), a lode
della sua grazia gloriosa(8). Altri vengono lasciati agire nel loro stato di
peccato fino alla loro giusta condanna, a lode della sua giustizia gloriosa(9).
7. l Tm 5:21; Mt 25:34
8. Ef 1:5-6
9. Rm 9:22-23; Giuda 4
3.4. Gli angeli e
uomini predestinati e preordinati in questo modo sono designati individualmente
ed immutabilmente. Il loro numero è così certo ed esatto che non può essere né
aumentato né diminuito(10).
10. 2 Tm 2:19; Gv 13:18
3.5. Quelli che sono
predestinati a vita sono stati eletti da Dio prima della fondazione del mondo
secondo il suo proponimento eterno ed immutabile, secondo il consiglio segreto
ed il beneplacito della sua volontà. Dio li ha eletti in Cristo a gloria eterna
unicamente per il suo amore e per la sua grazia incondizionata(11), senza
esservi indotto da nessuna condizione o causa presenti nella creatura(12).
11. Ef 1:4-11; :Rm
8:30; 2 Tm 1:9; 1 Tess 5:9
12. Rm 9:13-16; Ef 2:5,12
3.6. Poiché Dio ha
ordinato a gloria gli eletti, così, secondo il consiglio della sua volontà eterna
e completamente libera; Egli ha preordinato tutti i mezzi necessari per
realizzare la loro salvezza(13). Di conseguenza, coloro che sono eletti,
essendo decaduti in Adamo, sono redenti da Cristo(14), vengono efficacemente
chiamati alla fede in Cristo dal suo Spirito che opera a suo tempo, sono
giustificati, adottati, santificati(15), e vengono custoditi dalla sua potenza
mediante la fede in vista della salvezza(16). Nessuno al di fuori degli eletti
è redento da Cristo, chiamato efficacemente, giustificato, adottato,
santificato e salvato(17).
13. 1 Pt 1:2; 2
Tess 2:13
14. 1 Tess 5:9-10
15. Rm 8:30; 2 Tess
2:13
16. 1 Pt 1:5
17. Gv 10:26; 17:9; 6:64
3.7. La dottrina di
questo grande mistero della predestinazione deve essere trattata con una
particolare prudenza e cura affinché gli uomini che prestano attenzione alla
volontà di Dio rivelata nella sua Parola e che ubbidiscono ad essa possano
essere sicuri della loro elezione eterna dalla certezza della loro vocazione
efficace(18). In questo modo, la dottrina sarà motivo di lode(19), riverenza e
ammirazione per Dio e sarà anche motivo di umiltà(20), diligenza e abbondanza
di consolazione per tutti coloro che ubbidiscono all'Evangelo con
sincerità(21).
18. l Tess 1:4-5; 2
Pt 1:10
19. Ef 1:6; Rm 11:33
20. Rm 11:5-6,20
21. Lc 10:20
4.1. Nel principio
è piaciuto a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo(1), per la manifestazione della
gloria della sua eterna potenza(2), sapienza e bontà, creare o fare il mondo e
tutte le cose in esso, sia le visibili che le invisibili, nell'arco di sei
giorni; e tutto era molto buono(3).
1. Gv 1:2-3; Eb 1:2; Gb 26:13
2. Rm l:20
3. Col 1:l6; Gen 1:31
4.2. Dopo aver fatto
tutte le altre creature, Dio creò l'uomo, maschio e femmina(4), con un'anima
razionale ed immortale(5), rendendolo idoneo a vivere quella vita al suo
servizio per la quale era stato creato. L'uomo fu creato ad immagine di Dio, in
conoscenza, in giustizia ed in vera santità(6), con la legge di Dio scritta nel
cuore(7) e con la capacità di adempiervi. Tuttavia egli aveva la possibilità di
trasgredirla, essendo lasciato alla libertà della propria volontà la quale era
soggetta a cambiamento(8).
4. Gen 1:27
5. Gen 2:7
6. Eccl 7:29; Gen 1:26
7. Rm 2:l4-l5
8. Gen 3:6
4.3. Oltre alla legge
scritta nel cuore, l'uomo ricevette l'ordine di non mangiare dell'albero della
conoscenza del bene e del male(9). Finché osservò questo comandamento fu felice
nella comunione con Dio ed ebbe dominio su tutte le altre creature(10).
9. Gen 2:17
10. Gen 1:26-28
5.1. Dio, il buon
Creatore di tutte le cose, nella sua infinita potenza e saggezza sostiene,
dirige, dispone e governa tutte le creature e tutte le cose(1), dalla più
grande alla più piccola(2), con la sua provvidenza assolutamente saggia e
santa, in vista del fine per cui sono state create. Dio governa secondo la sua
prescienza infallibile e secondo il consiglio libero ed immutabile della sua
volontà, a lode della gloria della sua saggezza, potenza, giustizia, bontà
infinita e misericordia(3).
1. Eb 1:3; Gb
38:11; Is 46:10-11; Sal 135:6
2. Mt 5:29-31
3. Ef 1:11
5.2. Tutte le cose
avvengono immutabilmente ed infallibilmente in base alla prescienza e ai decreti
di Dio, il quale ne è la causa prima(4). Non avviene quindi alcunché ad alcuno
per caso o al di fuori della sua provvidenza(5). Tuttavia, Dio ordina che gli
eventi si verifichino secondo l'ordine delle cause seconde, necessariamente,
liberamente o contingentemente(6).
4. At 2:23
5. Prov 16:33
6. Gen 8:22
5.3. Nella sua
ordinaria provvidenza Dio fa uso di mezzi(7), ma è libero di agire al di fuori
di essi(8), al di sopra di essi(9) e contro di essi(10) quando vuole.
7. At 27:31,44; Is
55:10-11
8. Osea 1:7
9. Rm 4:19-21
10. Dn 3:27
5.4. La onnipotenza,
la saggezza imperscrutabile e la bontà infinita di Dio si manifestano così
pienamente nella sua provvidenza che il suo determinato consiglio si estende
persino alla prima caduta e a tutte le altre azioni peccaminose sia di angeli
che di uomini(11), e ciò non per un semplice permesso, ma per un tipo di
permesso in cui Egli ha incluso delle limitazioni veramente sagge e potenti ed
altri mezzi per limitare e tenere sotto controllo il peccato(12). Queste varie
limitazioni sono state deliberate da Dio per realizzare i suoi scopi
santissimi(13). Tuttavia, in tutti questi casi, la peccaminosità sia degli
angeli che degli uomini proviene soltanto da essi e non da Dio, il quale è
assolutamente santo e giusto, e non può essere autore di peccato né
approvarlo(14).
11. Rm 11:32-34; 2
Sam 23:1; 1 Cron 21:1
12. 2 Re 19:28; Sal
76:10
13. Gen 50:20; Is
10:6-12
14. Sal 50:21; 1 Gv 2:16
5.5. Dio, che è
veramente saggio, giusto e benigno, spesso permette che i suoi figli
sperimentino per qualche tempo varie tentazioni e la corruzione del loro cuore
per punirli dei peccati commessi o per mostrare loro la forza nascosta della
corruzione e la falsità ancora presente nel loro cuore, allo scopo di umiliarli
e di spingerli ad una dipendenza più stretta e costante da Lui come loro
sostegno, di renderli più vigili in futuro nei confronti del peccato, ed in
vista di altri scopi santi e giusti(15). Perciò tutto ciò che avviene agli
eletti avviene per volontà e per la gloria di Dio, nonché‚ per il loro
bene(16).
15. 2 Cron 32:25-31; 2 Cor 12:7-9
16. Rm 8:28
5.6. A quegli uomini
iniqui e malvagi che Dio come giusto giudice acceca ed indurisce(17) per i loro
peccati precedenti, Egli nega non soltanto la grazia, che avrebbe potuto
illuminare la loro mente e toccare il loro cuore(18), ma a volte ritira anche i
doni che hanno avuto(19), e li espone a certi oggetti che il loro stato
corrotto fa diventare occasioni di peccato(20). Dio li abbandona alle loro
concupiscenze, alle tentazioni del mondo e alla potenza di Satana(21),
cosicché‚ alla fine si induriscono persino quando si trovano sotto le stesse
influenze che Dio usa per toccare il cuore di altri(22).
17. Rm 1:24-28; 11:7-8
18. Dt 29:4
19. Mt 13:12
20. Dt 2:30; 2 Re
8:12-13
21. Sal 81:11-12; 2
Tess 2:10-12
22. Es 8:15-32; Is
6:9-10; 1 Pt 2:7-8
5.7. Come la
provvidenza generale di Dio si estende a tutte le creature, così, in maniera
del tutto speciale, Egli ha cura della sua chiesa e dispone tutte le cose per
il bene di essa(23).
23. 1 Tm 4:10; Amos
9:8-9; Is 43:3-5
6.1. Sebbene Dio
abbia creato l'uomo integro e perfetto, gli abbia dato una legge giusta la cui
osservanza lo avrebbe preservato dalla morte e lo abbia avvertito che sarebbe
morto se l'avesse trasgredita(1), l'uomo si mantenne solo per breve tempo in
quello stato originario. Satana si servì dell'astuzia del serpente per sedurre
Eva, e successivamente, per mezzo di lei Adamo che, senza esservi in alcun modo
costretto, trasgredì volontariamente la legge della propria creazione ed il
comandamento di Dio, mangiando il frutto proibito(2).
E' piaciuto a Dio secondo il suo consiglio
saggio e santo, permettere questo atto, avendo deciso di usarlo per la sua
gloria.
1. Gen 2,16-17
2. Gen 3:12-13; 2 Cor 11:3
6.2. I nostri
progenitori decaddero per questo peccato dalla loro giustizia originaria e
dalla loro comunione con Dio, e noi in essi. La morte è quindi passata su tutti
gli uomini(3) che senza eccezioni sono morti nel peccato(4) e totalmente
corrotti in ogni loro parte e in ogni loro facoltà spirituale e fisica(5).
3. Rm 3:23
4. Rm 5:12 e seg.
5. Tito 1:15; Gen 6:5; Ger
17:9; Rm 3:10-19
6.3. Essendo i nostri
progenitori la radice e, per volontà di Dio, i rappresentanti di tutta
l'umanità, il loro peccato è stato imputato e la loro natura corrotta trasmessa
a tutta la loro posterità attraverso l'ordinario processo di generazione(6). I
loro discendenti sono perciò concepiti nel peccato(7) e sono per natura
figlioli d'ira(8), servi del peccato, soggetti alla morte(9) ed a tutte le
altre miserie spirituali, temporali ed eterne a meno che il Signore Gesù non li
liberi(10).
6. Rm 5:12-19; 1
Cor 15:21-22,45-49
7. Sal 51:5; Gb
14:4
8. Ef 2:3
9. Rm 6:20; 5:12
10. Eb 2:14-15; 1
Tess 1:10
6.4. Tutte le
trasgressioni effettive sono la conseguenza di questa corruzione originaria(11)
che ci ha resi, inabili ed avversi a tutto ciò che è buono e totalmente inclini
a tutto ciò che è male(12).
11. Rm 8:7; Col 1:21
12. Giac 1:14-15; Mt 15:9
6.5. Durante questa vita
la corruzione della natura permane in coloro che sono rigenerati(13). Benché‚
perdonata e mortificata per mezzo di Cristo, questa natura corrotta con tutte
le sue tendenze è infatti veramente e propriamente peccaminosa(14).
13. Rm 7:18-23; Eccl 7:20; 1 Gv 1:8
14. Rm 7:23-25; Gal 5:17
7.1. La distanza fra
Dio e la creatura è così grande che, sebbene le creature dotate di ragione gli
devano obbedienza come Creatore, tuttavia non avrebbero mai potuto conseguire
la ricompensa della vita se non per la volontaria degnazione di Dio che ha
espresso questa realtà in un patto(1).
1. Lc 17:10; Gb 35:7-8
7.2. Infatti, siccome
l'uomo si è messo sotto la maledizione della legge a causa della sua caduta, è
piaciuto al Signore stabilire un patto di grazia(2) con il quale vengono
offerte liberamente ai peccatori vita e salvezza per mezzo di Gesù Cristo,
richiedendo ad essi la fede in Lui per essere salvati(3) e promettendo lo
Spirito Santo, che li renda disposti e capaci a credere, a tutti coloro che
sono ordinati a vita eterna(4).
2. Gen 2:7; Gal 3:10; Rm
3:20-21
3. Rm 8:3; Mc
16:15-16; Gv 3:16
4. Ezech 36:26-27;
Gv 6:44-45; Sal 110:3
7.3. Questo patto che
ci viene rivelato per mezzo dell'Evangelo, era stato già precedentemente rivelato
ad Adamo nella promessa di salvezza per mezzo della progenie della donna(5) e
in seguito per gradi finché‚ la rivelazione non divenne completa nel Nuovo
Testamento(6). Questo patto di salvezza si basa su un accordo eterno tra il
Padre ed il Figlio riguardo alla redenzione degli eletti(7). Unicamente in
virtù di questo patto tutti i discendenti del decaduto Adamo che sono stati
salvati hanno ottenuto vita e beata immortalità. Infatti l'uomo è ora
totalmente incapace di essere accettato da Dio come lo fu Adamo prima di
decadere dal suo stato di innocenza(8).
5. Gen 3:15
6. Eb 1:1
7. Tm 1:9; Tito 1:2
8. Eb 11:6,13; Rm
4:1-2; At 4:12; Gv 8:56
8.1. E' piaciuto a
Dio, secondo il suo proponimento eterno, eleggere ed ordinare il Signore Gesù,
il suo unigenito Figlio, in conformità al patto stabilito fra entrambi, ad
essere Mediatore fra Dio e l'uomo(1), Profeta(2), Sacerdote(3) e Re(4), Capo e
Salvatore della chiesa(5), Erede di tutte le cose(6) e Giudice di tutto il mondo(7).
Fin dall’eternità Egli ha dato al Signore Gesù una progenie, la quale nella
dispensazione del tempo doveva essere da Lui redenta, chiamata, giustificata e
glorificata(8).
1. Is 42:1; 1 Pt
1:19-20
2. At 3:22
3. Eb 5:5-6
4. Sal 2:6; Lc 1:33
5. Ef 1:22-23
6. Eb 1:2
7. At 17:31
8. Is 53:10; Gv
17:6; Rm 8:30
8.2. Il Figlio di
Dio, la seconda persona della Santa Trinità, è il vero ed eterno Dio, lo
splendore della gloria del Padre, della stessa sostanza ed uguale a Lui. Ha
creato il mondo e sostiene e governa tutto ciò che ha fatto. Giunto la pienezza
dei tempi ha assunto la natura umana con tutte le sue proprietà essenziali e le
sue infermità comuni(9) ad eccezione del peccato(10). Fu concepito dallo
Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, lo Spirito Santo venendo su di lei
e la potenza dell'Altissimo coprendola dell'ombra sua, di modo che nacque da
una donna della tribù di Giuda, della progenie di Abramo e di Davide secondo le
Scritture(11). Così due intere, perfette e distinte nature furono unite
inseparabilmente in una sola Persona senza tuttavia trasformarsi, senza
confondersi reciprocamente e senza sovrapporsi. Tale persona è il Signore Gesù
Cristo, vero Dio e vero uomo, ma purtuttavia un solo Cristo, l'unico mediatore
tra Dio e l'uomo(12).
9. Gv 1:14; Gal 4:4
10. Rm 8:3; Eb 2:14-17; 4:15
11. Mt 1:22-23; Lc
1:27-35
12. Rm 9:5; 1 Tm
2:5
8.3. Il Signore Gesù
con la sua natura umana unita a quella divina nella persona del Figlio, fu santificato
e unto di Spirito Santo senza limite(13), avendo in se stesso tutti i tesori
della sapienza e della conoscenza(14). Piacque al Padre di fare abitare in Lui
tutta la pienezza(15) affinché essendo santo, innocente, immacolato(16) e pieno
di grazia e di verità(17) potesse essere appieno fornito per esercitare
l'ufficio di Mediatore e Garante(18). Non assunse questa posizione e questo
compito di per sé, ma fu chiamato ad assumerli dal Padre(19) che gli ha dato
ogni potestà e autorità di giudicare e gli ha comandato di esercitare questi
diritti(20).
13. Sal 45:7; At
10:38; Gv 3:34
14. Col 2:3
15. Col 1:19
16. Eb 7:26
17. Gv 1:14
18. Eb 7:22
19. Eb 5:5
20. Gv 5:12,27; Mt
28:18; At 2:36
8.4. Il Signore Gesù
accettò volontariamente questo ufficio e questo compito di Mediatore e
Garante(21). Per adempiervi fu reso soggetto alla legge(22) che osservò perfettamente. Subì la condanna
che avremmo dovuto subire noi(23). Fu fatto peccato e fu maledetto per noi(24)
patendo grandi dolori nell'anima e grandi sofferenza nel corpo(25). Fu
crocifisso e morì. Dopo che fu morto il suo corpo non subì corruzione(26). Il
terzo giorno risuscitò dai morti con lo stesso corpo(27) in cui aveva
sofferto(28) e con esso asceso al cielo(29), dove è seduto alla destra del Padre
intercedendo per noi(30). Dal cielo tornerà per giudicare gli uomini e gli
angeli alla fine del mondo(31).
21. Sal 40:1-8; Eb
10:5-10; Gv 10:18
22. Gal 4:4; Mt
3:15
23. Gal 3:13; Is
53:6; 1 Pt 3:18
24. 2 Cor 5:1
25. Mt 26:37-38; Lc
22:44; Mt 27:46
26. At 13:37
27. l Cor 15:3-4
28. Gv 20:25-27
29. Mc 16:19; At
1:9-11
30. Rm 8:34; Eb
9:24
31. At 10:42; Rm
14:9-10; At 1:11; 2 Pt 2:4
8.5. Il Signore Gesù,
in virtù della sua perfetta obbedienza e del sacrificio di se stesso offerto
una volta per sempre a Dio mediante lo Spirito eterno, ha soddisfatto
completamente la giustizia di Dio(32), ha ottenuto la riconciliazione e ha
acquistato una eredità eterna nel Regno dei cieli per tutti quelli che il Padre
gli ha dato(33).
32. Eb 9:14; 10:14; Rm
3:25-26
33. Gv 17:2; Eb 9:15
8.6. Sebbene il
prezzo di questa redenzione sia stato pagato da Cristo soltanto dopo la sua
incarnazione, tuttavia la virtù, l'efficacia ed il beneficio che ne conseguono
furono comunicati agli eletti in tutte le età fin dall'inizio del mondo tramite
le promesse, i tipi ed i sacrifici che accennavano a lui come alla progenie
della donna che doveva schiacciare il capo del serpente(34) e come all'agnello
immolato fin dalla fondazione del mondo(35); poiché‚ Egli è lo stesso ieri,
oggi e in eterno(36).
34. 1 Cor 4:10; Eb
4:2; 1 Pt 1:10-11
35. Apoc 13:8
36. Eb 13:8
8.7. Nella sua opera
di Mediatore, Cristo agisce secondo entrambe le sue nature ognuna delle quali
opera ciò che le è proprio. Tuttavia data l'unità della sua persona. ciò che è
proprio di una natura viene a volte attribuito nella Scrittura all'altra(37).
37. Gv 3:13; At 20:28
8.8. Cristo applica e
comunica certamente ed efficacemente la redenzione a tutti coloro per i quali
l'ha ottenuta, intercedendo per essi(38), unendoli a sé per mezzo del suo
Spirito, rivelando ad essi nella Parola e per mezzo della Parola il mistero
della salvezza. Egli li convince a credere e ad obbedire(39), piegando il loro
cuore con la sua Parola e con il suo Spirito(40) e vincendo tutti i loro nemici
per mezzo della sua potenza e sapienza infinite(41). Ciò viene effettuato nel
modo più consono alla sua dispensazione meravigliosa ed inscrutabile e tutto
per grazia assoluta ed incondizionata senza che nessuna condizione prevista
negli eletti vi cooperi(42).
38. Gv 6:37;
10:15-16; 17:9; Rm 5:10
39. Gv 17:6; Ef
1:9; 1 Gv 5:10
40. Rm 8:9-14
41. Sal 110:1; 1
Cor 15:20-26
42. Gv 3:8; Ef 1:8
8.9. Questo ufficio
di mediatore fra Dio e l'uomo è proprio di Cristo soltanto, il quale è Profeta,
Sacerdote e Re della chiesa di Dio. Non può essere trasferito da Lui a qualche
altra persona, né interamente né in parte(43).
43. l Tm 2:5
8.10. Questa serie di
uffici ed il loro ordine sono essenziali: per la nostra ignoranza abbiamo
bisogno del suo ufficio profetico(44); per la nostra alienazione da Dio e
l'imperfezione di ogni nostro servizio, anche del migliore, abbiamo bisogno del
suo ufficio sacerdotale per riconciliarci e presentarci a Dio come
accettevoli(45); per la nostra riluttanza a tornare a Dio e la nostra
incapacità di farlo e per la nostra liberazione e protezione da nemici
spirituali abbiamo bisogno del suo ufficio regale per convincerei,
sottometterci, attirarci, sostenerci, liberarci e preservarci finché‚
raggiungiamo il suo regno celeste(46).
44. Gv 1:18
45. Col 1:21; Gal 5:17
46. Gv 16:8; Sal
110:3; Lc 1:74-75
9.1. Dio ha dotato la
volontà dell'uomo di una libertà naturale e del potere di scegliere e di agire in
base alle proprie scelte. Questo libero arbitrio non è né forzato né destinato
da alcuna necessità di ordine naturale a fare il bene o il male(1).
1. Mt 17:l2; Giac
1:14; Dt 30:19
9.2. Nel suo stato
d'innocenza l'uomo aveva la libertà ed il potere di volere e di fare ciò che
era buono e gradito a Dio(2), ma era libero e perciò poteva decadere da questa
condizione(3).
2. Eccl 7:29
3. Gen 3:6
9.3. A causa della
sua caduta in uno stato di peccato l'uomo ha perso totalmente la capacità di
volere qualsiasi bene spirituale e la salvezza(4). Come uomo naturale, essendo
totalmente avverso al bene spirituale e morto nel peccato(5), non è capace con
le proprie forze di convertirsi né di disporsi alla conversione(6).
4. Rm 5:6; 8:7
5. Ef 2:1-5
6. Tito 3:3-5; Gv 6:44
9.4. Quando Dio
converte un peccatore e lo trasporta in uno stato di grazia, lo libera dalla
schiavitù naturale del peccato(7) e per sola grazia lo rende capace di volere e
di fare liberamente ciò che è spiritualmente buono(8). Tuttavia, a causa della
corruzione residua, il peccatore non vuole unicamente né perfettamente ciò che
è buono, ma vuole anche ciò che è malvagio(9).
7. Col 1:3; Gv 8:36
8. Fil 2:13
9. Rm 7:15-23
9.5. Soltanto nello
stato di gloria, la volontà dell'uomo sarà resa perfettamente ed immutabilmente
libera di volere soltanto il bene(10).
10. Ef
4:13; Eb 12:23
10.1. Piace a Dio di
chiamare efficacemente(1), in un momento fissato ed accettevole, quelli che
sono predestinati a vita. Essi vengono chiamati, per mezzo della sua Parola e
del suo Spirito dallo stato di peccato e morte in cui si trovano per natura a
quello di grazia e salvezza per mezzo di Gesù Cristo(2). Egli illumina le loro
menti perché‚ possano capire le cose di Dio(3) e sostituisce i loro cuori di
pietra con un cuore di carne(4). Rinnova la loro volontà e per mezzo della sua
onnipotenza fa sì che desiderino e seguano ciò che è buono. Li attira
efficacemente a Gesù Cristo(5). Tuttavia, mentre essi si avvicinano in tutta
libertà, sono resi ben disposti per mezzo della sua grazia(6).
1. Rm 8:30; 11:7;
Ef 1:10-11; 2 Tess 2:13-14
2. Ef 2:1-6
3. At 26:18; Ef
1:17-18
4. Ezech 36:26
5. Dt 30:6; Ezech 36:27; Ef
1:19
6. Sal 110:3; Cant 1:4.
10.2. Questa chiamata
efficace proviene unicamente dalla grazia incondizionata e speciale di Dio e
non è motivata da una qualsiasi caratteristica presente nell'uomo. Non proviene
da un qualche potere o azione della creatura che collabora con la sua grazia
speciale la quale è totalmente passiva in ciò. L'uomo infatti è morto nei falli
e nei peccati(7) finché non viene vivificato e rinnovato dallo Spirito Santo(8)
e così reso capace di rispondere alla chiamata e ricevere la grazia offerta e
comunicata da esso. La forza che lo rende capace di rispondere è niente meno
che quella forza che risuscitò Cristo dai morti(9).
7. 2 Tm 1:9; Ef 2:8
8. 1 Cor 2:l4; Ef
2:5; Gv 5:25
9. Ef 1:19-20
10.3. I bambini eletti
che muoiono nell'infanzia sono rigenerati e salvati da Cristo(10) per mezzo
dello Spirito il quale opera quando, dove e come vuole(11). Ciò è vero anche
per tutte le persone elette che non hanno la possibilità di essere chiamati
esternamente per mezzo del ministero della Parola.
10. Gv 3:3-6
11. Gv 3:8
10.4. Sebbene altri
che non sono eletti possano essere chiamati per mezzo del ministero della
Parola e possano sperimentare alcune operazioni comuni dello Spirito(12),
tuttavia per il fatto che non vengono attirati efficacemente dal Padre non
desiderano venire a Cristo, non possono farlo e non possono quindi venire
salvati(13). Tanto meno possono essere salvati gli uomini che non abbracciano
la religione cristiana, per quanto siano diligenti nell'ordinare la loro vita
secondo le leggi della religione che professano(14).
12. Mt 22:14; 13:20-21; Eb
6:4-5
13. Gv 6:44-45,65; 1 Gv
2:24-25
14. At 4:12; Gv 4:22; 17:3
11.1. Dio giustifica
liberamente(1) quelli che chiama efficacemente. Non infonde in loro la
giustizia, ma perdona i loro peccati e li considera e li accetta come
giusti(2), e ciò non a causa di qualcosa fatto in essi o da essi, ma unicamente
a causa di Cristo(3). Non sono giustificati perché Dio consideri come giustizia
la loro fede, il loro atto di credere o qualche altro atto di obbedienza
evangelica, ma unicamente e completamente perché Dio imputa a loro l'obbedienza
attiva di Cristo a tutta la legge e la sua obbedienza passiva alla morte(4).
Essi ricevono Cristo e la sua giustizia e dipendono da Lui per mezzo della
fede. Questa fede non ha origine in essi: è il dono di Dio(5).
1. Rm 3:24; 8:30
2. Rm 4:5-8; Ef 1:7
3. l Cor 1:30-31;
Rm 5:17-19
4. Fil 3:8-9; Ef 2:8-10
5. Gv 1:12; Rm 5:17
11.2. L'unico
strumento della giustificazione è la fede che riceve Cristo e la sua giustizia
e che dipende da Lui(6). Tuttavia, questa fede non rimane da sola nella persona
giustificata, ma è sempre accompagnata da tutte le altre grazie salvifiche. Non
è una fede morta, ma una fede che opera per mezzo dell'amore(7).
6. Rm 3:28
7. Gal 5:6; Giac
2:17-26
11.3. Con la sua
obbedienza e morte Cristo ha pagato in pieno il debito di tutti coloro che sono
giustificati, e con il sacrificio di se stesso per mezzo del sangue della sua
croce ha subito al posto loro la pena che meritavano. Così ha reso
soddisfazione appropriata, reale e completa alla giustizia di Dio per conto
loro(8). Tuttavia, poiché‚ fu dato dal Padre per essi e la sua obbedienza fu
accettata come pienamente soddisfacente in loro vece, (e tutto ciò
incondizionatamente e non a causa di qualcosa che fosse in essi)(9), sono
giustificati completamente e unicamente per grazia incondizionata, affinché
nella giustificazione dei peccatori fossero glorificate sia la giustizia
assoluta che la grazia abbondante di Dio(10).
8. Eb 10:14; 1 Pt
1:18-19; Is 53:5-6
9. Rm 8:32; 2 Cor
5:21
10. Rm 3:26; Ef
1:6-7; 2:7
11.4. Fin
dall'eternità Dio ha determinato di giustificare tutti gli eletti(11), e
Cristo, nella pienezza dei tempi, è morto per i loro peccati ed è risorto per
la loro giustificazione(12). Ciò nonostante essi non sono giustificati
personalmente finché lo Spirito Santo, a tempo debito, non li volga a
Cristo(13).
11. Gal 3:8; 1 Pt
1:2; 1 Tm 2:6
12. Rm 4:25
13. Col 1:21-22; Tito 3:4-7
11.5. Dio continua a
perdonare i peccati di coloro che sono giustificati(14), e sebbene non possano
mai scadere dal loro stato di giustificazione(15), tuttavia, a causa dei loro
peccati, possono dispiacere a Dio loro Padre(16). In questa condizione
generalmente non splende per essi la luce del suo volto, finché non si umilino,
confessino i loro peccati, chiedano perdono e rinnovino la loro fede ed il loro
ravvedimento(17).
14. Mt 6:12; 1 Gv 1:7-9
15. Gv 10:28
16. Sal 89:31-33
17. Sal 32:5; Sal
51; Mt 26:75
11.6. La
giustificazione dei credenti durante il periodo dell'Antico Testamento era in
tutti questi particolari esattamente uguale alla giustificazione dei credenti
del Nuovo Testamento(18).
18. Gal 3:9; Rm 4:22-24
12.1. Dio ha
garantito che in Cristo e per Cristo, il suo unigenito Figlio, tutti quelli che
sono giustificati saranno fatti partecipi della grazia dell'adozione(1) per la
quale vengono uniti a coloro che sono figli di Dio e ne godono le libertà ed i
privilegi(2). Dio scrive il suo nome su di essi(3) ed essi ricevono lo spirito
di adozione(4). Hanno accesso al trono della grazia con piena fiducia, e sono
resi capaci di gridare "Abba, Padre!"(5). Come un Padre, Dio è pietoso
verso di loro(6), li protegge(7), ha cura di loro(8) e li corregge(9), tuttavia
non li rigetta mai(10), ma sono suggellati per il giorno della redenzione(11)
quando erediteranno le promesse come eredi di una salvezza eterna(12).
1. Ef 1:5; Gal
4:4-5
2. Gv 1:12; Rm 8:17
3. 2 Cor 6:18; Apoc
3:12
4. Rm 8:15
5. Gal 4:6; Ef 2:18
6. Sal 103:13
7. Prov 14:26
8. 1 Pt 5:7
9. Eb 12:6
10. Is 54:8-9; Lam
3:31
11. Ef 4:30
12. Eb 1:14; 6:12
13.1. Quelli che sono
uniti a Cristo, chiamati efficacemente e rigenerati, avendo un cuore nuovo ed
uno spirito nuovo creati in essi in virtù della morte e risurrezione di Cristo,
sono in seguito ulteriormente santificati realmente e personalmente(1) in virtù
della morte e risurrezione di Cristo e per mezzo della sua Parola e del suo
Spirito dimoranti in essi(2). Il dominio del loro corpo di peccato viene
distrutto(3), le sue concupiscenze vengono progressivamente indebolite e
mortificate(4) e il popolo di Cristo viene sempre più vivificato e fortificato
in tutte le grazie salvifiche(5) per praticare la vera santità, senza la quale
nessuno vedrà il Signore(6).
1. At 20:32; Rm
6:5-6
2. Gv 17:17; Ef
3:16-19; 1 Tess 5:21-23
3. Rm 6:14
4. Gal 5:24
5. Col 1:11
6. 2 Cor 7: 1; Eb 12:14
13.2. Questa
santificazione si estende ad ogni parte dell'intera persona(7), tuttavia è
incompleta in questa vita. Dei residui di corruzione rimangono in ogni parte(8)
e causano una guerra continua fra parti irreconciliabili: la carne ha desideri
contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne(9).
7. 1 Tess 5:23
8. Rm 7:18,23
9. Gal 5:17; 1 Pt
2:11
13.3. Sebbene in
questa guerra la corruzione residua possa prevalere per un certo tempo(10),
tuttavia, grazie alla forza che lo Spirito santificante di Cristo fornisce
continuamente, la parte rigenerata vince(11). Così i santi crescono nella
grazia, compiendo la loro santificazione nel timore di Dio, ricercando una vita
celeste in obbedienza evangelica a tutti gli ordini che Cristo come Capo e Re
ha stabilito nella sua Parola(12).
10. Rm 7:23
11. Rm 6:14
12. Ef 4:15-16; 2
Cor 3:18; 7:1
14.1. La grazia della
fede per la quale gli eletti sono resi capaci di credere per la salvezza delle loro
anime é opera dello Spirito di Cristo nei loro cuori(1) ed è normalmente
operata per mezzo del ministerio della Parola(2). Viene anche aumentata e
rafforzata dall'opera dello Spirito per mezzo del ministero della Parola,
nonché dall'amministrazione del battesimo e della cena del Signore, dalla
preghiera e dagli altri mezzi che Dio ha stabilito(3).
1. 2 Cor 4:l3; Ef
2:8
2. Rm 10:l4-l7
3. Lc 17:5; 1 Pt
2:2; At 20:32
14.2. Per questa fede
il cristiano crede che tutto ciò che è rivelato nella Parola è verità, perché
ha l'autorità di Dio stesso(4). Inoltre, (per questa fede salvifica) il
cristiano vede che la Parola ha una superiorità che trascende tutti gli altri
scritti e tutte le altre cose nel mondo(5), perché la Parola annuncia la gloria
di Dio, rivelando i suoi attributi, mostrando l'eccellenza della natura e degli
uffici di Cristo, nonché la potenza e pienezza dello Spirito Santo nelle sue
attività e operazioni.
In questo modo il cristiano è reso capace
di fidarsi completamente della verità alla quale ha creduto(6), capire e agire
in base ai vari tipi di insegnamento che particolari brani della Scrittura
contengono.
La fede salvifica gli permette di capire i
comandamenti e di obbedirvi(7), di ascoltare le minacce con timore e
rispetto(8) e di accogliere le promesse di Dio per questa vita e per quella a
venire(9).
Però i primi e più importanti atti della
fede salvifica sono quelli che concernono direttamente Cristo: accettare,
ricevere e dipendere unicamente da Lui per la giustificazione, la santificazione
e la vita eterna, in virtù del patto di grazia(10).
4. At 24:14
5. Sal 19:7-10;
119:72
6. 2 Tm 1:12
7. Gv 15:14
8. Is 66:2
9. Eb 11:13
10. Gv 1:12; At
16:31; Gal 2:20; At 15:11
14.3. Esistono vari
gradi di fede salvifica: essa può essere debole o forte(11). Tuttavia, anche
quando è debole, è in un'altra categoria e ha una natura completamente diversa
(come gli altri gradi di grazia salvifica) dal tipo di fede e dalla grazia
comune possedute dai credenti temporanei(12). Perciò, sebbene sia spesso
attaccata ed indebolita, tale fede ottiene la vittoria(13), crescendo in molti
fino al raggiungimento della completa certezza, per mezzo di Cristo(14), autore
e perfezionatore della nostra fede(15).
11. Eb 5:l3-l4; Mt 6:30; Rm
4:19-20
12. 2 Pt 1:1
13. Ef 6:16; 1 Gv 5:4-5
14. Eb 6:11-12; Col 2:2
15. 5 Eb 12:2
15.1 . Agli eletti
che si convertono in età matura avendo vissuto per diverso tempo nello stato di
uomini naturali, servendo vari piaceri e passioni, Dio accorda il ravvedimento
che porta alla vita per mezzo di una chiamata efficace(1).
1. Tito 3:2-5
15.2. Siccome non c'è
nessuno che faccia il bene e non pecchi mai(2), e i migliori degli uomini possono
cadere in grossi peccati e provocazioni a causa della propria forte ed
ingannevole corruzione e della forza della tentazione, Dio nella sua
misericordia ha stabilito nel patto di grazia che quando i credenti peccano e
cadono siano rinnovati a salvezza per mezzo del ravvedimento(3).
2. Eccl 7:20
3. Lc 22:31-32
15.3. Il ravvedimento
salvifico è una grazia evangelica(4) per la quale una persona, essendo convinta
dallo Spirito Santo della malvagità del suo peccato ed avendo ricevuto la fede
in Cristo, si umilia per il suo peccato con una tristezza secondo Dio, lo
detesta ed ha ripugnanza di se stesso(5). In un tale stato di ravvedimento,
l'individuo chiede anche il perdono e la forza che viene dalla grazia,
proponendosi e sforzandosi di camminare nel cospetto di Dio in modo da
piacergli in ogni cosa con la forza che lo Spirito fornisce(6).
4. Zac 12:10; At
11:18
5. Ezech 36:31; 2
Cor 7:11
6. Sal 119:6,128
15.4. Poiché‚ il
ravvedimento deve continuare per tutta la durata della nostra vita, data la
presenza del nostro corpo di morte e dei suoi impulsi, é dovere di ogni uomo
ravvedersi specificamente dei propri peccati di cui é cosciente(7).
7. Lc 19:8; 1 Tm 1:13-15
15.5. Ciò che Dio ha
fatto per mezzo di Cristo nel patto di grazia per la preservazione dei credenti
sulla via della salvezza é talmente grande che, sebbene il peccato più piccolo
meriti la dannazione(8), non c’è un peccato abbastanza grande da dannare coloro
che si ravvedono(9). Perciò è necessario predicare continuamente sul
ravvedimento.
8. Rm 6:23
9. Is 1:16-18; 55:7
16.1. Le buone opere
sono soltanto quelle che Dio ha comandato di fare nella sua Santa Parola(1), e
non quelle prive di autorizzazione della Scrittura ed inventate dagli uomini
per uno zelo cieco o per qualche pretesa di buone intenzioni(2).
1. Mich 6:8; Eb 13:21
2. Mt 15:9; Is 29:13
16.2. Le buone opere
fatte in obbedienza ai comandamenti di Dio sono i frutti e la prova di una fede
vera e vivente(3). Con esse i credenti esprimono e mostrano la loro
riconoscenza(4), rafforzano la loro certezza(5), edificano i loro fratelli,
adornano la loro professione evangelica(6), chiudono la bocca degli avversari e
glorificano Dio(7), essendo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone(8)
e per portare i frutti della santificazione che hanno per fine la vita
eterna(9).
3. Giac 2:18-22
4. Sal 116:12-13
5. l Gv 2:3-5; 2 Pt
1:5-11
6. Mt 5:16
7. l Tm 6:1; 1 Pt 2:15; Fil 1:11
8. Ef 2:10
9. Rm 6:22
16.3. La loro
capacità di fare buone opere non proviene in nessun modo da loro stessi, ma
unicamente dallo Spirito di Cristo(10). Per permettere loro di fare buone
opere, oltre alle grazie che hanno già ricevute, è necessario che ci sia
un'ulteriore influenza reale dello stesso Spirito Santo che operi in essi il
volere e l'operare secondo la sua benevolenza(11). In conseguenza di ciò i
credenti non devono diventare negligenti come se non fossero tenuti a fare il
loro dovere se non per un impulso speciale dello Spirito. Al contrario devono
essere diligenti nel ravvivare la grazia di Dio che è in loro(12).
10. Gv 15:4-5
11. 2 Cor 3:5; Fil
2:13
12. Fil 2:12; Eb
6:11-12; Is 64:7
16.4. Quelli che
raggiungono il massimo grado possibile di obbedienza a Dio nel corso di questa
vita sono ancora molto lontani da uno zelo totale e dal fare più di quanto Dio
esige. Essi mancano anzi nei confronti di Dio in tante cose che hanno il dovere
di fare(13).
13. Gb 9:2-3; Gal 5:17; Lc 17:10.
16.5. Con le nostre opere
migliori non possiamo meritare il perdono dei peccati o la vita eterna dalla
mano di Dio a causa del divario fra le nostre opere migliori e la gloria a
venire ed a causa della distanza infinita fra noi e Dio. Con le nostre opere
non possiamo avere un qualche vantaggio né possiamo soddisfare Dio per il
debito dei nostri peccati(14). Quando abbiamo fatto del nostro meglio, abbiamo
fatto soltanto il nostro dovere e siamo ancora dei servitori inutili. Nella
misura in cui le nostre opere sono buone, hanno origine nell'opera dello
Spirito Santo(15). Però le nostre buone opere sono così contaminate da noi e
così mescolate con debolezza ed imperfezione che non potrebbero reggere davanti
alla severità del giudizio di Dio(16).
14. Rm 3:20; Ef
2:8-9; Rm 4:6
15. Gal 5:2-23
16. Is 64:6; Sal
143:2
16.6. Tuttavia.
poiché i credenti come individui sono accettati per mezzo di Cristo, anche le
loro buone opere sono accettate per mezzo di Lui(17). I credenti in questa vita
non sono completamente irreprensibili e senza biasimo agli occhi di Dio, ma
Egli li vede nel suo Figlio ed è contento di accettare e ricompensare ciò che è
sincero, anche se è accompagnato da molte debolezze e imperfezioni(18).
17. Ef 1:6; 1 Pt 2:5
18. Mt 25:21-23; Eb 6:10
16.7. Le opere
compiute da uomini non rigenerati possono essere sostanzialmente conformi a ciò
che Dio comanda e possono fare del bene sia ai loro autori che ad altri(19).
Tuttavia, per il fatto che non procedono da un cuore purificato dalla fede(20)
e che non sono compiute nella maniera giusta secondo la Parola di Dio(21), né
hanno come fine la gloria di Dio(22), sono peccaminose e non possono piacere a
Dio, né rendere l'uomo atto a ricevere da lui la grazia(23). Trascurare queste
opere è però ancora più peccaminoso e fa ancora più dispiacere a Dio(24).
19. 2 Re 10:30; 1 Re 21:27-29
20. Gen 4:5; Eb 11:4-6
21. 1 Cor 13:1
22. Mt 6:2-5
23. Amos 5:21-22;
Rm 9:16; Tito 3:5
24. Giob 21:14-15; Mt 25:41-43
17.1. Quelli che Dio
ha accettato nel suo amato Figlio, ha chiamato efficacemente e santificato per
il suo Spirito e a cui ha dato la fede preziosa dei suoi eletti, non possono
scadere né totalmente né definitivamente dallo stato di grazia; anzi
persevereranno certamente in quello stato fino alla fine e saranno salvati
eternamente. Infatti i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento ed Egli
continua a creare e nutrire in essi fede, ravvedimento, amore, gioia, speranza
e tutte le grazie dello Spirito che portano all'immortalità(1).
Anche se tante tempeste e inondazioni
colpissero i santi, esse non potranno mai strapparli dalla roccia su cui sono
fondati per la fede. A causa della loro incredulità e delle tentazioni di
Satana, la loro visione e la loro percezione della luce e dell'amore di Dio
potranno per un certo tempo essere coperte e oscurate(2); ma Dio è sempre lo
stesso e avranno la certezza di essere custoditi dalla sua potenza fino al
completamento della loro salvezza. Allora godranno i beni che spettano loro.
Infatti i loro nomi sono incisi sulle palme delle sue mani, ed i loro nomi sono
scritti nel suo Libro della Vita fin dall'eternità(3).
1. Gv 10:28-29; Fil
1:6; Tm 2:19; 1 Gv 2:19
2. Sal 89:31-32: 1
Cor 11:32
3. Mal 3:6
17.2. Questa perseveranza
dei santi non dipende da essi, vale a dire dal loro libero arbitrio, ma
dall'immutabilità del decreto dell'elezione(4) il quale procede dall'amore
incondizionato e immutabile di Dio Padre, dall'efficacia del merito e
dell'intercessione di Gesù Cristo, dall'unione dei santi con Lui(5), dal
giuramento di Dio(6), dalla dimora in essi del suo Spirito, dal seme presente
in essi(7) e dalla stessa natura del patto di grazia(8). Tutti questi fattori
danno luogo alla certezza ed infallibilità della perseveranza dei santi.
4. Rm 8:30; 9:11-16
5. Rm 5:9-10; Gv 14:19
6. Eb 6:17-l8
7. 1 Gv 3:9
8. Ger 32:40
17.3. I santi possono
cadere in peccati molto gravi a causa delle tentazioni di Satana e del mondo,
del prevalere in essi delle loro tendenze peccaminose e del fatto di aver
trascurato i mezzi che Dio ha provveduto per preservarli. E' possibile che
continuino in questo stato per un certo tempo(9), in modo da attirare su di sé
il dispiacere di Dio, da contristare il suo Spirito Santo(10) e da venir privati
in qualche misura delle loro grazie e consolazioni(11), da subire l'indurimento
del proprio cuore ed il ferimento della propria coscienza(12), da offendere e
scandalizzare gli altri e da attirare su di sé dei giudizi temporali(13).
Ciò nonostante rinnoveranno il loro
ravvedimento e saranno preservati fino alla fine per mezzo della fede in Cristo
Gesù(14).
9. Mt 26:70-74
10. Is 64:5-9; Ef
4:30
11. Sal 5:10-12
12. Sal 32:3-4
13. 2 Sam 12:l4
14. Lc 22:32,61-62
18.1. Anche se i
credenti temporanei e altri uomini non rigenerati possono ingannarsi con false
speranze e presunzioni carnali di avere il favore di Dio e di essere salvati,
queste loro speranze si riveleranno infondate(1). Al contrario, quelli che
credono veramente nel Signore Gesù, lo amano con sincerità, e che si sforzano
di camminare in buona coscienza davanti a Lui, possono in questa vita avere la
certezza di essere nello stato di grazia e possono gloriarsi nella speranza
della gloria di Dio(2); e da una tale speranza non saranno mai delusi(3).
1. Gb 8:l3-l4; Mt 7:22-23
2. Gv 2:3; 3:l4-24; 5:l3
3. Rm 5:2-5
18.2. Questa
sicurezza non è semplicemente una convinzione ipotetica o probabile fondata su
una speranza fallibile. E' invece una sicurezza di fede infallibile(4) che ha
come fondamento il sangue e la giustizia di Cristo rivelati nell'Evangelo(5),
la prova interiore delle grazie dello Spirito in conformità alle promesse fatte
nelle Scritture(6) e la testimonianza dello Spirito di adozione il quale
attesta insieme al nostro spirito che siamo figli di Dio(7) e mantiene il
nostro cuore umile e santo(8).
4. Eb 6:11,19
5. Eb 6:17-18
6. 2 Pt 1:4-11
7. Rm 8:15-16
8. 1 Gv 3:l-3
18.3. Questa
sicurezza infallibile non fa parte dell'essenza della fede al punto da essere
una esperienza automatica ed inevitabile. Un vero credente può aspettare a
lungo e lottare contro tante difficoltà prima di esserne partecipe(9).
Tuttavia, conoscendo le cose che Dio dà liberamente per l'aiuto dello Spirito
può, senza alcuna rivelazione straordinaria, raggiungere questa sicurezza se si
serve dei mezzi della grazia nel modo giusto(10).
Perciò tutti hanno il dovere di impegnarsi
a rendere sicura la loro vocazione ed elezione affinché il loro cuore possa
essere ripieno di pace e di gioia nello Spirito Santo, di amore e riconoscenza
verso Dio e di forza e allegrezza nel compimento dei doveri di obbedienza i
quali sono i frutti naturali della sicurezza(11) che non dispone certo gli uomini
alle azioni dissolute(12).
9. Is 50:10; Sal
88; Sal 77:1-12
10. 1 Gv 4:l3; Eb 6:11-12
11. Rm 5:1-5;
14:17; Sal 119:32
12. Rm 6:1-2; Tito
2:11-14
18.4. La sicurezza
della salvezza dei veri credenti può essere scossa, diminuita o interrotta in
vari modi: o perché trascurano di preservarla(13), o perché sono caduti in
qualche peccato particolare il quale ferisce la coscienza e contrista lo
Spirito(14), o per una tentazione improvvisa e forte,(15) o perché Dio ha
nascosto la luce del suo volto, lasciando che anche quelli che lo temono
camminino nelle tenebre senza una luce(16).
Tuttavia, i credenti non sono mai privati
del seme di Dio(17), della vita di fede(18), dell'amore di Cristo e dei
fratelli, della sincerità di cuore e della coscienza del proprio dovere. Per
mezzo di queste cose e per l'operazione dello Spirito è possibile con il tempo
ravvivare(19) la loro sicurezza e nel frattempo queste grazie li preservano
dalla totale disperazione(20).
13. Cant 5:2-6
14. Sal 51:8-14
15. Sal 116:11;
77:7-8; 31:2
16. Sal 30:7
17. 1 Gv 3:9
18. Lc 22:32
19. Sal 42:5-11
20. Lam 3:26-31
19.1. Dio diede ad
Adamo una legge di universale obbedienza che fu scritta nel suo cuore ed il comandamento
molto specifico di non mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del
bene e del male(1). Per questa legge Adamo e tutti i suoi discendenti furono
vincolati ad una obbedienza personale, totale, rigorosa e perpetua(2), con una
promessa di vita se vi avessero adempiuto ed una minaccia di morte se
l'avessero violata. Contemporaneamente fu data ad Adamo la forza e la capacità
di adempiervi(3).
1. Gen 1:27; Eccl 7:29
2. Rm 10:5
3. Gal 3:10-12
19.2. Questa stessa
legge, che fu scritta all'inizio nel cuore dell'uomo, continuò ad essere la
perfetta regola di giustizia dopo la caduta(4) e fu data da Dio sul monte Sinai
nei dieci comandamenti scritti su due tavole; i primi quattro indicano il
nostro dovere verso Dio e gli altri sei il nostro dovere verso l'uomo(5).
4. Rm 2:14-15
5. Dt 10:4
19.3. Oltre a questa
legge chiamata generalmente le legge morale, piacque a Dio di dare al popolo
d'Israele delle leggi cerimoniali che comprendevano alcuni riti con un
significato tipologico. Questi riti riguardavano in parte il culto ed in essi
era prefigurato Cristo con i suoi attributi, le sue qualità, le sue azioni, le
sue sofferenze ed i suoi benefici(6). Inoltre essi davano istruzioni intorno ai
doveri morali(7).
Tutte queste leggi cerimoniali furono
prescritte soltanto per il periodo dell'Antico Testamento. Infatti, Gesù
Cristo, il vero Messia e l'unico legislatore, avendo ricevuto autorità dal
Padre a questo fine, le abolì togliendole di mezzo(8).
6. Eb 10:1; Col 2:17
7. l Cor 5:7
8. Col 2:14-17; Ef 2:14-16
19.4. Al popolo
d'Israele Dio diede anche diverse leggi giudiziarie che non sono più in vigore
da quando gli Ebrei cessarono di essere una nazione. Nessuno è più tenuto alla
loro osservanza in quanto facevano parte della legislazione nazionale. Tuttavia
i loro princìpi generali di giustizia sono ancora validi in campo morale(9).
9. 1 Cor 9:8-10
19.5. La legge morale
è vincolante per tutti, giustificati o no(10), e non soltanto in considerazione
del suo contenuto, ma anche per rispetto verso l'autorità di Dio creatore il
quale l'ha data(11). Cristo nell'Evangelo non annulla in nessun modo questa
legge, anzi rafforza notevolmente il nostro obbligo di osservarla(12).
10. Rm 13:8-10;
Giac 2:8-12
11. Giac 2:10-11
12. Mt 5:l7-l9; Rm 3:31
19.6. I veri credenti
non sono sotto la legge intesa come un patto basato sulle opere, per essere da
essa o giustificati o condannati(13). Tuttavia essa è molto utile a loro come
agli altri perché come regola di vita li informa della volontà di Dio e del loro
dovere, guidandoli ed impegnandoli a camminare conformemente ad essa.
Inoltre, rivela e scopre le contaminazioni
peccaminose della loro natura, cuore e vita in modo che essi, usandola per
esaminare la propria coscienza, possano giungere ad una maggiore convinzione e
ad un maggiore odio del peccato, ad una maggiore umiliazione per averlo
commesso(14) e ad una consapevolezza maggiore del loro bisogno di Cristo e
della perfezione della sua obbedienza.
Inoltre la legge è utile ai rigenerati per
contenere le proprie concupiscenze in quanto vieta il peccato. Le minacce della
legge servono a mostrare ciò che i peccati meritano e le afflizioni che essi
causano in questa vita anche a chi è stato liberato dalla maledizione e dal
rigore della legge. Allo stesso modo le promesse della legge mostrano ai
credenti che Dio approva l'obbedienza, e quali benedizioni essi possano
aspettarsi quando la osservano. Non ricevono queste benedizioni per aver
soddisfatto la legge come un patto basato sulle opere. Se un uomo fa il bene e
si ritira dal male soltanto perché la legge incoraggia il bene e scoraggia il
male, ciò non vuole dire che egli sia sotto la legge e non sotto la grazia(15).
13. Rm 6:14; Gal
2:16; Rm 8:1; 10:4
14. Rm 3:20; 7:7
ss.
15. Rm 6:12-14; 1 Pt 3:8-13
19.7. I suddetti modi
di usare la legge non sono contrari alla grazia dell'Evangelo, ma s'accordano
perfettamente con essa(16). Infatti lo Spirito di Cristo sottomette la volontà
dell'uomo e la rende capace di fare liberamente e con gioia ciò che la volontà
di Dio, rivelata nella legge, esige(17).
16. Gal 3:21
17. Ezech 36:27
20.1. Poiché il patto
basato sulle opere è stato violato col peccato e reso incapace di dare vita, piacque
a Dio di promettere Cristo, la progenie della donna, come mezzo idoneo per
chiamare gli eletti e destare in essi fede e ravvedimento(1). Con questa
promessa venne rivelato il nucleo centrale dell'Evangelo e la sua efficacia per
la conversione e la salvezza di peccatori(2).
1. Gen 3:15
2. Apoc 13:8
20.2. Questa promessa
di Cristo e la salvezza che viene da Lui sono rivelate unicamente dalla Parola
di Dio(3). Né le opere della creazione e della provvidenza né la luce della
natura rivelano Cristo e la sua grazia, neppure in modo generale o vago(4).
Perciò gli uomini che sono privi della rivelazione di Cristo per mezzo della
promessa (oppure dell'Evangelo) non possono essere capaci di arrivare alla fede
o al ravvedimento salvifico dalla luce della natura(5).
3. Rm 1:17
4. Rm 10:14-17
5. Prov 29:18; Is
25:7; 60:2-3
20.3. La rivelazione
dell'Evangelo ai peccatori fatta in momenti diversi ed in modo progressivo,
insieme alle promesse ed ai precetti relativi all'obbedienza che essa esige, è
stata concessa a nazioni ed individui unicamente in base alla sovrana volontà e
al beneplacito di Dio(6) e non certo in base ad una qualche promessa dell'uomo
di migliorare le sue capacità naturali ad opera della luce comune che tutti
ricevono dall'esterno. Infatti nessuno ha mai fatto una tale promessa, né
potrebbe farla(7).
Così in tutti i tempi la predicazione
dell'Evangelo è stata concessa ad individui e nazioni, in modo esteso o
limitato, con molta varietà secondo il consiglio della volontà di Dio.
6. Sal 147:20; At
16:7
7. Rm 1:18-32
20.4. Sebbene
l'Evangelo sia l'unico mezzo esteriore della rivelazione di Cristo e della
grazia salvifica e come tale sia assolutamente sufficiente per raggiungere
questo fine, occorre ancora qualcosa di più perché gli uomini, morti nei loro
falli, possano rinascere ed essere rigenerati è necessario che ci sia un'opera
efficace ed irresistibile dello Spirito Santo nell'intera anima per produrre in
essi una nuova vita spirituale(8). Senza questa opera nessun altro mezzo compirà
la loro conversione a Dio(9).
8. Sal 110:3; 1 Cor
2:14; Ef 1:19-20
9. Gv 6:44; 2 Cor 4:4-6
21.1. La libertà che
Cristo ha acquistato per chi crede nell'Evangelo consiste nella liberazione
dalla colpa del peccato(1), dall'ira e dalla condanna di Dio, dal rigore e
dalla maledizione della legge, dal presente secolo malvagio(2), dal potere di
Satana(3), dal dominio del peccato(4), dai mali causati dalle afflizioni(5),
dalla paura e dal dardo della morte, dalla vittoria sulla tomba(6), e sulla
dannazione eterna(7). Questa libertà si esprime anche nel libero accesso a Dio
e nella capacità di obbedire a Dio, non per una paura servile(8), ma con un
amore docile od una mente volonterosa(9).
Tutte queste libertà sono state
sostanzialmente sperimentate dai veri credenti che vivevano sotto la legge(10),
ma sotto il nuovo patto la libertà dei cristiani è stata estesa ulteriormente
poiché essi sono stati liberati dal giogo della legge cerimoniale alla quale fu
soggetta la chiesa ebraica. Inoltre, i cristiani hanno una maggiore libertà di
accesso al trono della grazia ed un'esperienza più ampia dell'azione dello
Spirito di Dio rispetto a quello dei credenti vissuti sotto la legge(11).
1. Gal 3:13
2. Gal 1:4
3. At 26:18
4. Rm 8:3
5. Rm 8:28
6. 1 Cor 15:54-57
7. 2 Tess 1:10
8. Rm 8:15
9. Lc 1:73-75; 1 Gv
4:18
10. Gal 3:9-14
11. Gv 7:38-39; Eb 10:19-21
21.2. Dio solo è il
Signore della coscienza(12) e l'ha liberata da tutte le dottrine ed i comandamenti
umani in qualche modo contrari o estranei alla sua Parola(13). Perciò credere a
tali dottrine o obbedire a tali comandamenti per motivi di coscienza significa
tradire la vera libertà di coscienza(14). Esigere una fede implicita ed una
obbedienza assoluta e cieca vuol dire annientare la libertà di coscienza ed
anche la ragione(15).
12. Giac 4:12; Rm
14:4
13. At 4:19; 5:29;
1 Cor 7:23; Mt 15:9
14. Col 2:20-23
15. 1 Cor 3:5; 2 Cor 1:24
21.3. Quelli che con
la scusa della libertà del cristiano praticano qualche peccato, o serbano in
cuore qualche concupiscenza. pervertono lo scopo principale della grazia
dell'Evangelo giungendo alla propria distruzione(16). Inoltre essi distruggono
il fine della libertà del cristiano: servire il Signore senza paura, in santità
e giustizia nel suo cospetto, tutti i giorni della sua vita, essendo stato
liberato dalla mano dei propri nemici(17).
16. Rm 6:1-2
17. Gal 5:13; 1 Pt 2:18-21
22.1. La luce della
natura mostra che c'è un Dio che ha signoria e sovranità su tutto, che Egli è
giusto e buono e che fa del bene a tutti. Perciò è degno di essere temuto.
amato, lodato, invocato, creduto e servito con tutto il cuore, con tutta
l'anima e con tutta la forza(1). Il modo accettevole di adorare il vero Dio è
stato rivelato da lui stesso(2) e quindi le forme della nostra adorazione sono
limitate dalla sua volontà rivelata. Non è lecito adorarlo secondo invenzioni e
schemi umani, né secondo i suggerimenti di Satana, né con immagini, né in altri
modi non prescritti nelle Sacre Scrittura(3).
1. Ger 10:7; Mc 12:33
2. Dt 12:32
3. Es 20:4-6
22.2. L'adorazione è
dovuta soltanto a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo e a Lui solo(4); non ad
angeli, santi, o altre creature(5); e dopo la caduta non può avvenire senza un
Mediatore(6), né per mezzo di un mediatore diverso da Cristo(7).
4. Mt 4:9-10; Gv 6:23; Mt
28:19
5. Rm 1:25; Col 2:18; Apoc 19:10
6. Gv 14:6
7. l Tm 2:5
22.3. La preghiera, con
ringraziamento, è la parte dell'adorazione naturale che Dio richiede a tutti
gli uomini(8). Per essere accettevole essa deve essere fatta nel nome del
Figlio(9), con l'aiuto dello Spirito(10) e secondo la sua volontà(11), con
intelligenza, riverenza, umiltà, fervore, fede, amore e perseveranza. La
preghiera pubblica deve essere fatta in una lingua conosciuta(12).
8. Sal 95:1-7; 65:2
9. Gv 14:13-14
10. Rm 8:26
11. l Gv 5:l4
12. l Cor 14:16-17
22.4. Bisogna pregare
per cose lecite e per ogni genere di uomini viventi o che vivranno da ora in
poi(13), ma non per i morti(14), né per coloro di cui si sa che hanno commesso
il peccato che mena alla morte(15).
13. 1 Tm 2:1-2; 2 Sam 7:29
14. 2 Sam 12:21-23
15. l Gv 5:l6
22.5. La lettura
delle Scritture(16), la predicazione e l'ascolto della Parola di Dio(17), la
reciproca istruzione ed esortazione con salmi, inni e cantici spirituali
innalzati di cuore a Dio sotto l'impulso della grazia(18), come pure
l'amministrazione del battesimo(19) e la cena del Signore(20) fanno pane
dell'adorazione di Dio. Bisogna fare queste cose in uno spirito d'ubbidienza e
con intelligenza, fede, riverenza e timore di Dio. Momenti d'umiliazione
solenne, di digiuno(21) e di ringraziamento(22) possono aversi in occasioni
speciali, in maniera santa e riverente.
16. 1 Tm 4:13
17. 2 Tm 4:2; Lc
8:18
18. Col 3:16; Ef 5:19
19. Mt 28:19-20
20. l Cor 11:26
21. Est 4:16; Gioe 2:12
22. Es 15:1-19; Sal 107
22.6. Nell'economia dell'Evangelo
né la preghiera né qualche altra parte del culto religioso è legata a, o resa
più accettabile da, un qualsiasi luogo dove venga fatta, o verso il quale ci si
rivolga. Bisogna adorare Dio in ogni luogo in spirito e verità(23), come per
esempio, ogni giorno(24) in famiglia(25), da soli nel segreto(26), solennemente
nelle assemblee pubbliche che non devono venire né trascurate né abbandonate
per negligenza o intenzionalmente, poiché Dio nella sua Parola ci chiama ad
esse(27).
23. Gv 4:21; Mal 1:11;
1 Tm 2:8
24. Mt 6:11; Sal
55:17
25. At 10:2
26. Mt 6:6
27. Eb 10:25; At
2:42
22.7. Poiché secondo
la legge naturale, un certo spazio di tempo, per ordine divino, dovrebbe essere
messo da parte per l'adorazione di Dio, Egli ha dato, nella sua Parola, un
comandamento positivo, morale e perpetuo in tal senso, vincolante per tutti gli
uomini di tutti i tempi. In particolare ha stabilito un giorno su sette come
sabato da consacrare a Lui(28). Dall'inizio del mondo fino alla resurrezione di
Cristo il sabato era stato l'ultimo giorno della settimana, ma dopo la
resurrezione di Cristo il giorno consacrato a Dio divenne il primo della
settimana, chiamato il giorno del Signore(29). E' questo giorno che bisogna
continuare a santificare fino alla fine del mondo, essendo abolita l'osservanza
dell'ultimo giorno della settimana.
28. Es 20:8
29. 1 Cor 16:1-2;
At 20:7; Apoc 1:10
22.8. Il sabato è
consacrato al Signore da coloro che, dopo una dovuta preparazione di cuore ed
una precedente sistemazione delle loro faccende quotidiane, si riposano per
l'intera giornata da opere, parole e pensieri riguardanti le loro occupazioni e
ricreazioni terrene(30), dedicandosi per l'intera giornata ad atti di culto
pubblici e privati nonché ad opere di misericordia e di soccorso nei confronti
dei bisognosi(31).
30. Is 58:13; Ne 13:15-22
31. Mt 12:1-13
23.1. Il giuramento
legittimo è un aspetto del culto religioso per cui l'individuo, giurando in
verità, in giustizia ed in giudizio, chiama solennemente Dio a testimoniare di
ciò che giura(1) e a giudice della verità o falsità delle sue parole(2).
1. Es 20:7; Dt 10:20; Ger 4:2
2. 2 Cron 6:22-23
23.2. Un giuramento
religioso deve avvenire unicamente e soltanto se basato sul massimo timore e la
massima riverenza di Dio e nel suo nome. Perciò giurare vanamente o
sconsideratamente nel nome glorioso e tremendo di Dio, oppure giurare per
qualche altro nome o cosa è peccaminoso e da aborrire(3). Ad ogni modo, quando
si tratta di una questione importante e di una certa gravità, il giuramento è
autorizzato dalla Parola di Dio per la conferma della verità e per porre fine
alle discordie(4). Perciò, quando un giuramento legittimo viene imposto da
un'autorità legittima, può venire prestato(5).
3. Mt 5:34-37; Giac
5:12
4. Eb 6:l6; 2 Cor
1:23
5. Ne 3:25
23.3. Chiunque fa un
giuramento autorizzato dalla Parola di Dio dovrebbe considerare la gravità di
un atto così solenne e non dovrebbe dichiarare o confessare niente più di ciò che
sa essere vero, poiché il Signore è provocato da giuramenti sconsiderati, falsi
e vani ed a causa di essi la nazione fa cordoglio(6).
6. Lev 19:12; Ger 23:10
23.4. Bisogna giurare
secondo il senso naturale ed evidente delle parole, senza alcuna ambiguità o
riserva mentale(7).
7. Sal 24:4
23.5. Non bisogna
fare un voto nei confronti di alcuna creatura, ma solo di Dio e bisogna farlo
ed eseguirlo con la massima cura e fedeltà(8). I voti monastici (della chiesa
di Roma) di castità perpetua(9), di professata povertà(10) e di obbedienza ad
una regola sono molto lontani dal costituire un livello di perfezione superiore
e sono simili a lacci superstiziosi e peccaminosi in cui nessun cristiano
dovrebbe inciampare(11).
8. Sal 76:11; Gen
28:20-22
9. 1 Cor 7:2,9
10. Ef 4:28
11. Mt 19:11
24.1. Dio, il supremo
Signore e Re di tutto il mondo, ha ordinato magistrati civili sotto di lui e
sopra il popolo, per la propria gloria e per il bene pubblico. A questo fine li
ha armati con il potere della spada per la difesa e l'incoraggiamento di coloro
che fanno il bene e per la punizione di coloro che fanno il male(1).
1. Rm 13:1-4
24.2. Quando è loro
richiesto, è lecito per i cristiani accettare di eseguire i compiti del
magistrato. Nello svolgimento di questo ufficio essi sono particolarmente
responsabili di mantenere la giustizia e la pace(2) facendo rispettare le leggi
giuste di ciascun regno o stato. A questo fine possono legittimamente (sotto il
nuovo patto) partecipare alla guerra se questa è giusta e necessaria(3).
2. 2 Sam 23:3; Sal
82:3-4
3. Lc 3:l4
24.3. Poiché i
magistrati civili sono stabiliti da Dio per i fini definiti sopra, dobbiamo
essere soggetti a tutti i loro ordini legittimi perché ciò costituisce una
parte della nostra obbedienza a Dio. Non dobbiamo agire così solo per paura di
una punizione, ma anche per motivo di coscienza(4). Inoltre dobbiamo fare
supplicazioni e preghiere per i re e per tutti quelli che sono in autorità
affinché sotto di loro possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni
pietà e onestà(5).
4. Rm 13:5-7; 1 Pt
2:17
5. l Tm 2:1-2
25.l. Il matrimonio
deve essere contratto fra un uomo solo ed una donna sola. Non è lecito ad un
uomo avere più di una moglie, né ad una donna avere più di un marito
contemporaneamente(1).
1. Gen 2,24; Mal 2,15; Mt
19,5-6
25.2. Il matrimonio
fu istituito per l'aiuto reciproco fra marito e moglie(2), per l'accrescimento
del genere umano per mezzo di una discendenza legittima(3) e per impedire
l'immoralità(4).
2. Gen 2:18
3. Gen 1:28
4. 1 Cor 7:2,9
25.3. Possono
legittimamente sposarsi persone di ogni genere se sono in grado di dare il
proprio consenso con giudizio(5). Però i cristiani hanno il dovere di sposarsi
nel Signore(6); quindi quelli che professano la vera religione non devono
sposarsi con miscredenti o idolatri. Le persone pie non devono neppure mettersi
sotto un giogo che non è per loro sposandosi con chi si conduce malvagiamente o
sostiene eresie degne della condanna di Dio(7).
5. Eb 13:4; 1 Tm
4:3
6. 1 Cor 7:39
7. Ne 13:25-27
25.4. Non bisogna
contrarre matrimonio entro i gradi di consanguineità o affinità vietati nella
Parola(8). Tali matrimoni incestuosi non possono mai essere legittimati da una
legge umana o dal consenso delle parti in modo da permettere che i contraenti
vivano insieme come marito e moglie(9).
8. Lev 18
9. Mc 6:18; 1 Cor
5:1
26.1. La chiesa
cattolica o universale, la quale può essere chiamata invisibile per quanto
riguarda l'opera interiore dello Spirito e la verità della grazia, è composta
del numero completo degli eletti, tutti coloro che sono stati, che sono e che
saranno raccolti insieme sotto Cristo, il suo Capo. Questa chiesa universale è
la sposa, il corpo, il compimento di Colui che porta a compimento ogni cosa in
tutti(1).
1. Eb 12:23; Col 1:18; Ef 1:10,22-23; 5:23-32
26.2. Tutte le
persone di ogni parte del mondo che professano la fede nell'Evangelo e
l'obbedienza a Dio per mezzo di Cristo secondo l'Evangelo, e che non inquinano
la loro professione con errori che contraddicano o sovvertano i princìpi
fondamentali dell'Evangelo o con comportamenti malvagi, sono santi visibili e
possono essere considerati come tali(2). Ogni congregazione dovrebbe essere
composta di tali persone(3).
2. 1 Cor 1:2; At
11:26
3. Rm 1:7; Ef
1:20-22
26.3. Le chiese più
pure su questa terra sono soggette a contaminazioni ed errori(4): alcune sono
degenerate al punto da non essere più chiese di Cristo, ma sinagoghe di
Satana(5). Ciò nonostante Cristo ha sempre avuto e avrà sempre, fino alla fine
del tempo, un regno in questo mondo, composto di coloro che credono in Lui e
confessano il suo nome(6).
4. 1 Cor 5; Apoc 2 e 3
5. Apoc 18:2; 2
Tess 2:11-12
6. Mt 16:18; Sal
72:17; Sal 102:28; Apoc 12:17
26.4. Il Signore Gesù
Cristo è il capo della chiesa. Per ordine del Padre, egli è investito in modo
supremo e sovrano di ogni autorità per la vocazione, l'istituzione,
l'ordinamento od il governo della chiesa(7).
Il Papa di Roma non può essere in nessun
senso capo della chiesa, ma è l'anticristo, l'uomo del peccato ed il figlio
della perdizione il quale si innalza nella chiesa contro Cristo e contro tutto
quello che è chiamato Dio e che il Signore annienterà con l'apparizione della
sua venuta(8).
7. Col 1:18; Mt 28:18-20; Ef 4:11-12
8. 2 Tess 2:2-9
26.5. Nell'esercizio
dell'autorità che gli è stata affidata, il Signore Gesù chiama a sé, fuori dal
mondo, tramite il ministero della sua Parola ed il suo Spirito Santo, quelli
che il Padre gli dà(9), perché camminino nel suo cospetto in tutte le vie di
obbedienza prescritte nella sua Parola(10). A quelli che sono così chiamati
egli comanda di camminare insieme in singole associazioni o chiese per la loro
edificazione e per la dovuta osservanza di quel culto pubblico che egli
richiede a loro in questo mondo(11).
9. Gv 10:16; Gv 12:32
10. Mt 28:20
11. Mt 18:15-20
26.6. I membri delle
chiese sono santi perché sono stati chiamati da Cristo e perché manifestano
visibilmente la propria obbedienza a tale chiamata con la loro professione di
fede ed il loro comportamento(12). Tali santi acconsentono volentieri a
camminare insieme secondo l'ordine di Cristo, dedicandosi al Signore e l'un
l'altro secondo la volontà di Dio, in dichiarata sottomissione alle ordinanze
dell'Evangelo(13).
12. Rm 1:7; 1 Cor
1:2
13. At 2:41-42;
5:13-14; 2 Cor 9:13
26.7. Ad ognuna di
queste chiese, così radunate secondo la volontà del Signore, come essa è
espressa nella sua Parola, Egli ha dato tutto il potere e l'autorità di cui
hanno bisogno per portare avanti l'ordinamento del culto e la disciplina che
Egli ha stabilito perché esse l'osservino insieme agli ordini ed alle regole
per il dovuto e corretto esercizio di questo potere(14).
14. Mt 18:17-18; 1
Cor 5:4-5; 5:13; 2 Cor 2: 6-8
26.8. Una chiesa
singola, radunata e organizzata in piena conformità con la volontà di Cristo, è
composta di ufficiali e soldati. Gli ufficiali stabiliti da Cristo, che la
chiesa deve scegliere e mettere da parte, sono i vescovi o anziani ed i
diaconi. Questi devono essere nominati per l'esclusiva amministrazione delle
ordinanze e per l'esercizio del potere o dovere che il Signore ha affidato loro
ed al quale li ha chiamati. Tale ordinamento della chiesa deve continuare fino
alla fine del mondo(15).
15. At 20:17,28; Fil 1:1
26.9. Il modo
stabilito da Cristo per chiamare una persona preparata e dotata dallo Spirito
Santo all’ufficio di vescovo o anziano in una chiesa è basato sul comune
consenso della chiesa stessa(16). Una tale persona dovrebbe essere messa da
parte solennemente con digiuno, preghiera e con l'imposizione delle mani da parte
del collegio degli anziani, se ci sono nella chiesa anziani nominati in
precedenza(17). Anche un diacono deve essere scelto col comune consenso della
chiesa e messo da parte con la preghiera e con l'imposizione delle mani(18).
16. At 14:23
17. l Tm 4:l4
18. At 6:3-6
26.10. Poiché il
lavoro dei pastori consiste nel dedicarsi continuamente al servizio di Cristo
nelle sue chiese, nel ministero della parola e della preghiera, nel vegliare
per le anime come chi ha da rendere conto a Dio(19), le chiese in cui essi
servono hanno l'inderogabile obbligo di rendere loro non soltanto tutto il
rispetto dovuto, ma anche di fare loro parte dei loro beni secondo le proprie
possibilità(20).
Bisogna fare questo in modo tale che i
pastori siano adeguatamente provvisti, che non siano costretti ad occuparsi di
faccende terrene(21) e che siano in grado di praticare l'ospitalità(22). Tutto
ciò è richiesto dalla legge naturale e dal comandamento preciso del nostro
Signore Gesù, il quale ha ordinato che coloro che annunziano l'Evangelo vivano
dell'Evangelo(23).
19. At 6:4; Eb
13:17
20. l Tm 5:l7-18;
Gal 6:6-7
21. 2 Tm 2:4
22. l Tm 3:2
23. l Cor 9:6-14
26.11. Sebbene
l'ufficio di vescovo o pastore obblighi chi lo detiene a predicare la Parola, il
compito della predicazione è esteso ad altri cristiani. Infatti altre persone
dotate e qualificate dallo Spirito Santo per questo compito ed approvate e
chiamate dalla chiesa possono e devono adempiervi(24).
24. At 11:19-21; 1 Pt 4:10-11
26.12. Tutti i
credenti hanno l'obbligo di unirsi a specifiche chiese quando e dove hanno la
possibilità di farlo e tutti quelli che sono ammessi ai privilegi di una chiesa
sono anche soggetti alla riprensione ed al governo della chiesa in conformità
alla regola di Cristo(25).
25. l Tess 5:14; 2
Tess 3:6,14-15
26.13. I membri di
chiesa non devono disturbare l'ordinamento della chiesa in alcun modo, oppure
assentarsi dalle riunioni della chiesa o dall'amministrazione di qualche
ordinanza, a causa di un'offesa da parte di un altro membro, una volta che
hanno fatto il loro dovere verso la persona che li ha offesi. Al contrario
devono mettere tutto nelle mani di Cristo mentre la chiesa prende
provvedimenti(26).
26. Mt 18:15-17; Ef 4:2-3
26.14. Ogni chiesa
con tutti i suoi membri ha il dovere di pregare costantemente per il bene e la
prosperità di tutte le chiese di Cristo in ogni luogo(27), e di aiutare tutti
quelli che vengono nella propria zona o con cui vengono a contatto con
l'esercizio dei loro doni e grazie. Ne consegue chiaramente che quando delle
chiese vengono stabilite per la provvidenza di Dio, dovrebbero avere comunione
tra di loro per promuovere la pace, un amore crescente e l'edificazione
reciproca, come e quando hanno l'opportunità di farlo e trame vantaggio(28).
27. Ef 6:18; Sal
2:6
28. Rm 16:1-2; 3 Gv
8-10
26.15. In casi di
difficoltà o di divergenze per questioni dottrinali o di amministrazione che
riguardino le chiese in generale o una singola chiesa, la sua pace, unità ed
edificazione, oppure quando alcuni membri di una chiesa sono offesi a causa di
procedimenti disciplinari non in armonia con la Parola e l'ordinamento
corretto, è conforme alla mente di Cristo che i rappresentanti di più chiese
aventi rapporti di comunione s'incontrino per esaminare la questione in
discussione, dare consigli in merito e per mandare un rapporto a tutte le
chiese interessate(29).
Tuttavia, quando questi rappresentanti
sono radunati, non è affidato loro alcun cosiddetto potere ecclesiastico né
alcuna giurisdizione sulle chiese interessate al problema. Essi non possono
quindi esercitare un'azione disciplinare su chiese o individui, o imporre le
loro decisioni alle chiese o ai loro ufficiali(30).
29. At 15:2-6,22-25
30. 2 Cor 1:24; 1
Gv 4:1
27.1. Tutti i santi
che sono uniti a Gesù Cristo, il loro capo, per il suo Spirito e per la fede,
sebbene non diventino con questo una sola persona con Lui, hanno comunione con
le sue grazie, le sue sofferenze, la sua morte, la sua risurrezione e la sua
gloria(1). Essendo uniti l'uno all'altro nell'amore, partecipano ai doni e alle
grazie l'uno dell'altro(2), e hanno l'obbligo di eseguire con ordine i doveri
pubblici e privati che conducono al loro reciproco bene, sia dell'uomo interiore
che dell'uomo esteriore(3).
1. l Gv 1:3; Gv 1:16; Fil 3:10; Rm 6:5-6
2. Ef 4:l5-l6: 1
Cor 12:7; 3:21-23
3. l Tess 5:11-l4;
Rm 1:12; 1 Gv 3:l7-18; Gal 6:10
27.2. A causa della
loro professione i santi hanno l'obbligo di mantenere una santa comunione
nell'adorazione di Dio e nell'esercizio di altri servizi spirituali che
promuovono la loro reciproca edificazione(4). Devono anche dare sollievo l'uno
all'altro in cose esteriori a seconda dei diversi bisogni e delle loro
possibilità(5). Questa comunione è esercitata dai santi principalmente
nell'ambito dei credenti che sono loro più vicini, per esempio nell'ambito
della famiglia(6) e della chiesa(7), ma deve estendersi secondo la regola
dell'Evangelo a tutta la famiglia dei credenti, secondo le opportunità che Dio
concede, e a tutti coloro che in ogni luogo invocano il nome del Signore Gesù.
Tuttavia, la loro comunione l'uno con l'altro come santi non toglie né viola il
diritto di ognuno di possedere i propri beni(8).
4. Eb 10:24-25;
3:12-13
5. At 12:29-30
6. Ef 6:4
7. 1 Cor 12:14-27
8. At 5:4; Ef 4:28.
28.1. Il battesimo e
la cena del Signore sono ordinanze istituite in maniera ben precisa e con autorità
sovrana dal Signore Gesù, l'unico legislatore, e devono essere osservate nella
sua chiesa fino alla fine del mondo(1).
1. Mt 28:19-21; 1 Cor 11:26
28.2. Queste
ordinanze sante devono essere amministrate soltanto da coloro che sono
qualificati e chiamati a tale compito secondo il mandato di Cristo(2).
2. Mt 28:19; 1 Cor 4:1
29.1. Il battesimo è
un'ordinanza neotestamentaria, istituita da Gesù Cristo. Esso costituisce, per la
persona battezzata, un segno della propria comunione con Cristo nella sua morte
e nella sua resurrezione, del fatto che è stato innestato in Lui(1), della
remissione dei peccati(2), del fatto che si è abbandonato a Dio per mezzo di
Gesù Cristo, per vivere e camminare in novità di vita(3).
1. Rm 6:3-5; Col 2:12; Gal 3.27
2. Mc 1:4; At 22:16
3. Rm 6:2,4
29.2. Gli unici
soggetti legittimati a sottoporsi a questa ordinanza sono coloro che
sinceramente professano ravvedimento a Dio, fede nel nostro Signore Gesù Cristo
ed obbedienza a lui(4).
4. Mc 16:16; At 8:36,37; 2:41; 8:12; 18:8
29.3. L'elemento
esteriore da usare in questa ordinanza è l'acqua, nella quale la persona deve
essere battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo(5).
5. Mt 28:19-20; At 8:38
29.4. L'immersione
nell'acqua è essenziale per la corretta amministrazione di questa ordinanza(6).
6. Mt 3:16; Gv 3:23
30.1. La cena del
Signore Gesù fu istituita da lui nella notte in cui fu tradito perché venisse
osservata nelle sue chiese fino alla fine del mondo come una rammemorazione
perpetua ed un annuncio del sacrificio di se stesso(1). Fu istituita per
confermare la fede dei credenti in tutti i benefici della sua morte, per il loro
nutrimento spirituale e per la loro crescita in lui, perché s'impegnassero
maggiormente ad assolvere ai propri doveri verso di lui, e perché essa
costituisse un vincolo ed un pegno della loro comunione con lui e gli uni con
gli altri(2).
1. 1 Cor 11:23-26
2. 1 Cor 10:16-21
30.2. Con questa
ordinanza Cristo non viene offerto a suo Padre, né avviene alcun sacrificio
reale per la remissione dei peccati dei vivi o dei morti. C'è soltanto la
rammemorazione di quell'unica offerta che Cristo ha fatto di se stesso, una
volta per sempre, sulla croce(3), accompagnata da un'offerta spirituale a Dio
di tutta la lode possibile per questo sacrificio(4). Perciò il cosiddetto
sacrificio della messa papesca è una grande abominazione, un'offesa al
sacrificio di Cristo il quale è l'unica propiziazione per tutti i peccati degli
eletti.
3. Eb 9:25-28
4. 1 Cor 11:24; Mt 26:26-27
30.3. Quando ha
istituito questa ordinanza il Signore Gesù ha decretato che i suoi ministri
pregassero benedicendo gli elementi, pane e vino, sottraendoli così ad un uso
comune per riservarli ad un uso santo, che prendessero e rompessero il pane e
poi il calice ed offrissero entrambi ai comunicandi, comunicandosi
contemporaneamente anch'essi(5).
5. 1 Cor 11:23-26
30.4. La negazione
del calice al popolo, l'adorazione, l'elevazione e l'esposizione degli
elementi, oppure la loro conservazione per falsi usi religiosi, sono tutti
fatti contrari alla natura di questa ordinanza e a ciò che Cristo ha istituito(6).
6. Mt 26:26-28; 15,9; Es 20:4-5
30.5. Gli elementi
esteriori di questa ordinanza, messi da parte ed usati correttamente secondo
l'ordine di Cristo, parlano così chiaramente di Lui sulla croce che vengono
chiamati correttamente, ma in senso figurato, con il nome delle realtà che
rappresentano, vale a dire, corpo e sangue di Cristo(7). Tuttavia, nella loro
sostanza e natura rimangono, come erano prima, pane e vino(8).
7. 1 Cor 11:27
8. 1 Cor 11:26-28
30.6. La dottrina
generalmente nota come transustanziazione, secondo cui la sostanza del pane e
del vino viene trasformata nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo dopo
la consacrazione da parte di un sacerdote o in qualche altro modo, è in
contrasto non solo con la Scrittura(9), ma anche con il buon senso e la
ragione. Inoltre sovverte la natura stessa dell'ordinanza ed è stata ed è la
causa di numerose superstizioni ed idolatrie grossolane(10).
9. At 3:21; Lc
24:6,39
10. l Cor 11:24-25
30.7. I partecipanti
degni, che prendono esteriormente gli elementi visibili di questa ordinanza, li
ricevono anche interiormente e spiritualmente per la fede, realmente e
veramente ma non carnalmente né corporalmente, e si cibano spiritualmente di
Cristo crocifisso e di tutti i benefici della sua morte. Il corpo ed il sangue
di Cristo non sono presenti né corporalmente né carnalmente, ma sono presenti
spiritualmente alla fede di chi crede in questa ordinanza, così come gli
elementi esteriori sono presenti ai loro sensi(11).
11. l Cor 10:l6; 11:23-26
30.8. Le persone
ignoranti e malvagie, essendo incapaci di godere della comunione con Cristo,
sono altrettanto indegne di partecipare alla tavola del Signore e finché
rimangono in tale condizione non possono essere ammesse a questi santi misteri
o alla cena del Signore senza commettere un grave peccato contro Cristo(12).
Anzi, quelle che partecipano indegnamente sono colpevoli verso il corpo ed il
sangue del Signore e mangiano e bevono un giudizio su loro stessi(13).
12. 2 Cor 6:14-15
13. l Cor 11:29; Mt
7:6
31.1. I corpi umani
dopo la morte ritornano alla polvere e subiscono la corruzione(1), ma le anime,
che non muoiono né dormono avendo una sussistenza immortale, ritornano
immediatamente a Dio che le ha date(2). Le anime dei giusti, essendo allora
rese perfette in santità, sono ricevute in paradiso dove sono con Cristo e
contemplano la faccia di Dio in luce e gloria aspettando la piena redenzione
del corpo(3). Le anime dei malvagi sono gettate nell’inferno dove rimangono nei
tormenti e nelle tenebre, riservati per il giudizio del grande giorno(4). La
Scrittura non riconosce alcun altro luogo oltre a questi due per le anime
separate dal corpo.
1. Gen 3:19; At
13:36
2. Eccl 12:9
3. Lc 23:43; 2 Cor 5:1, 6-8; Fil 1:23; Eb 12:23
4. Giud 6-7; 1 Pt 3:19; Lc 16:23-24
31.2. Nell'ultimo
giorno i santi che saranno ancora viventi non si addormenteranno, ma saranno
mutati(5). Tutti i morti risusciteranno con il loro proprio corpo e non con un
altro(6), anche se esso sarà qualitativamente diverso da prima e questi corpi
saranno riuniti alle loro anime per sempre(7).
5. l Cor 15:51-52;
1 Tess 4:17
6. Gb 19:26-27
7. 1 Cor 15:42-43
31.3. I corpi degli
ingiusti saranno risuscitati ad obbrobrio, per la potenza di Cristo. I corpi
dei giusti saranno risuscitati per il suo Spirito ad onore e resi conformi al
corpo della sua gloria(8).
8. At 24:l5; Gv
5:8-29; Fil 3:21
32.1. Dio ha fissato
un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di Gesù
Cristo(1) a cui il Padre ha dato tutta l'autorità ed il giudizio. In questo
giorno saranno giudicati non soltanto gli angeli apostati(2), ma anche tutte le
persone che sono vissute sulla terra. Esse compariranno davanti al tribunale di
Cristo per rendere conto dei propri pensieri, delle proprie parole e delle
proprie azioni e per ricevere la retribuzione di quanto hanno fatto quando
erano nel corpo, o in bene, o in male(3).
1. At 17:31; Gv
5:22,27
2. l Cor 6:3; Giud
6
3. 2 Cor 5:10; Eccl
12:14; Mt 12:36: Rm 14:10-12; Mt 25:32-46
32.2. Il fine per il
quale Dio ha ordinato questo giorno è la manifestazione della sua gloriosa
misericordia nella salvezza eterna degli eletti e della sua giustizia nella
dannazione eterna dei reprobi, i quali sono malvagi e disubbidienti(4). Allora
i giusti andranno a vita eterna e riceveranno la pienezza della gioia e della
gloria con la ricompensa eterna della presenza del Signore. I malvagi che non
conoscono Dio e non ubbidiscono al Vangelo di Gesù Cristo saranno gettati nei
tormenti eterni(5) e puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del
Signore e dalla gloria della sua potenza(6).
4. Rm 9:22-23
5. Mt 25:21,34; 2
Tm 4:8
6. Mt 25:46; Mc
9:48; 2 Tess 1:7-10
32.3. Come Cristo
desidera che siamo veramente convinti che ci sarà un giorno di giudizio sia per
scoraggiare gli uomini dal peccare(7) che per consolare maggiormente i fedeli
nell'avversità(8), così desidera anche che gli uomini non conoscano la data di
quel giorno perché abbandonino qualsiasi sicurezza carnale e veglino non
sapendo quando verrà il Signore(9), ed anche perché siano sempre pronti a dire
"vieni Signor Gesù, vieni presto!"(10) Amen.
7. 2 Cor 5:10-11
8. 2 Tess 1:5-7
9. Mc 13:35-37; Lc
12:35-40
10. Apoc 22:20