DIVORZIARE?
RISPOSARSI?
L’obbedienza all’insegnamento di Cristo influenza la purezza, la potenza
e la testimonianza della chiesa cristiana del nostro mondo che ha tanto bisogno
del Salvatore.
I credenti evangelici danno risposte differenti quando si
pone loro la domanda: «Quando si può risposarsi un credente che si sia
divorziato, senza commettere adulterio?».
Questi differenti punti di vista derivano dai differenti
concetti che il credente possiede circa la natura e la stabilità del vincolo
matrimoniale che ha inizio nel momento in cui l’uomo e la donna diventano
«un’unica carne» (Genesi 1:27; 2;24).
Benché tutti gli evangelici siano pronti ad affermare che
il matrimonio è un istituto che non dev’essere rotto e che deve durare quanto
la vita dei coniugi, noi notiamo opinioni diverse circa il limite che
dev’essere applicato a questo ideale nel momento in cui si deve affrontare la
durezza del cuore umano.
A prescindere dal fatto che si abbia un’opinione «larga»
oppure «stretta» dell’argomento quand’esso viene tratto dalla Bibbia, i
credenti devono rimanere fedeli all’insegnamento del loro Signore e devono, in
ogni caso, cercare di odorarLo, sia quando lo insegnano sia quando lo vivono.
Non possiamo essere in grado di comprendere pienamente
l’insegnamento di Gesù sul divorzio e sulla possibilità di risposarsi se non
abbiamo un pensiero molto chiaro sui concetti relativi a questo argomento che
si trovano nell’Antico Testamento, e che furono citati da Gesù stesso (Matteo
19:4-5; Marco 10:6-8) a sostegno del Suo insegnamento, e in particolare di Genesi
2:24.
Stranamente questo è uno degli aspetti più trascurati
dagli evangelici che trattano il problema del divorzio e della possibilità di
risposarsi.
L’Antico Testamento insegna che l’unione che deriva dal
rapporto matrimoniale è paragonabile al legame di parentela che unisce i
genitori ai loro figli.
Nel testo di Genesi 2:24 vediamo che le due parti
contraenti («lascerà» e «unirà» sono termini usati nell’A.T. quando si tratta
di un patto) che consumavano il matrimonio, essendone Dio stesso sia il
testimonio (Malachia 2:14) sia Colui che le univa (Matteo 19:6, Marco 10:8b-9),
diventavano «una sola carne», stringevano cioè un legame di parentela,
diventavano congiunti di un medesimo sangue.
Questo viene anche chiarito dalle parole «ossa delle mie ossa e carne della mia carne»
(Genesi 2:23; 29:14; 37:27; Giacomo 9:1-2; 2 Samuele 5:1; 19:12-13).
Nell’Antico Testamento esistono ancora altre regole e
altre indicazioni che ci dicono molte cose relative al punto di vista di Dio
sul matrimonio, ed alla Sua intenzione di proteggere la sanità di questa unione
che deve durare quanto la vita (Esodo 20:14,17; Proverbi 2:16-17; 5:1-23;
6:20-35; Levitico 18:20; 21:4-15; Ezechiele 44:22; 1 Timoteo 3:2,12; Numeri
5:11-31; Deuteronomio 22:13-29; 24:4; Osea 1:3).
Nell’ultimo Libro dell’Antico Testamento Iddio dichiara: «Io odio il ripudio» (Malachia 2:16).
Il limpido insegnamento di Gesù che diceva che una persona
non può risposarsi dopo essere divorziata o separata (qualunque ne fosse la
causa) perché altrimenti sarebbe stato commesso un atto di adulterio (Matteo
5:32b; Marco 10:11-12; Luca 16:18) viene offuscato dalle problematiche parole «salvo che per cagion di fornicazione»
che si trovano solamente nel Vangelo di Matteo (5:32a; 19:9).
Molte persone ritengono che il passo di Matteo 19:9
ammette il divorzio e la successiva possibilità di risposarsi quando uno dei
coniugi commette, o persiste in un serio peccato sessuale. Ma numerose
considerazioni rendono improbabile questa interpretazione.
In
primo luogo, se le ben intenzionate femministe «bibliche» si trovano completamente
nel torto quando vogliono adattare tutti i passi che trattano l’argomento dei
rapporti fra credenti, alla luce della loro particolare interpretazione di Galati
3:28, nella stessa maniera sbagliano tutti quei credenti i quali, basandosi su
Matteo 19:9, intendo interpretare con concetto analogo tutti gli altri passi
del Nuovo Testamento che trattano il divorzio, ma nei quali non esiste la più
pallida idea dell’eccezione indicata in Matteo 19:9.
In
secondo luogo Paolo afferma di esser fedele all’insegnamento di Gesù su questo
argomento (1 Corinzi 7:10-11) e fa notare in maniera particolare che la
possibilità di risposarsi esiste solo nel caso in cui uno dei coniugi muoia (1 Corinzi 7:39; Romani 7:2-3).
In
terzo luogo la risposta data da Gesù ai Suoi discepoli in Matteo 19:10-12 (cfr. Wm.
A. Heth and G.J. Wenham, Jesus and
divorce – Thomas Nelson, 1985,
pagg. 53-68, 128-29) risulta più chiara se letta nel contesto del vers. 9 che non permette di risposarsi dopo che sia
stato sancito il divorzio per ragioni di immoralità sessuale.
E, finalmente, il punto di vista biblico sul matrimonio
(«una sola carne») sembra militare contro le parole di Matteo 19:9 secondo le
quali sarebbe ammesso un secondo matrimonio.
Per esempio, se una moglie si separa da un marito che va a
letto con altre donne, o che minaccia la sua vita e quella dei suoi figli, sarà
essa colpevole di contravvenire al comandamento di cristo che dice di non separarsi
dal marito o di non chiedere il divorzio?
Direi di no.
In una situazione di questo genere la colpa è tutta del
marito.
Ma il problema di risposarsi è una faccenda del tutto
diversa.
Credo che Gesù comprende che il peccato dell’uomo può
disunire, o violare, o persino rompere per sempre la possibilità di riannodare
un rapporto di amore; ma non sembra
che questo peccato possa distruggere il rapporto di parentela matrimoniale che è stato pattuito e consumato.
È proprio questa la ragione per la quale Gesù definisce
adulterio il fatto di risposarsi.
Se la riconciliazione risulta impossibile, i credenti
devono riporre la loro fiducia nel loro Dio, incommensurabilmente amorevole,
che non rifiuterà di conceder loro dei grandi doni (Matteo 7:11; Luca 11:13),
che conosce molto bene la loro situazione, e che, tuttavia, mostrerà loro che
una vita vissuta da soli costituisce un sentiero che porta ad una grande
realizzazione di sé stessi ed a grandi benedizioni (Matteo 19:10-12,26; 1 Corinzi
7:11a, 32, 35; Salmo 19:7-14).
Qualora sia necessario anche la chiesa dev’essere pronta a
sostenere finanziariamente, e ad aiutare in tutti i modi, i coniugi che hanno
dovuto separarsi o divorziare, anche per onorare, nell’ubbidienza, il loro
signore.
Coloro che decidono di risposarsi possono contare sul
perdono di Dio (1 Corinzi 6:9-11), sulla Sua grazia e sulla Sua misericordia. Ma non
possono pretendere ed aspettarsi grandi benedizioni da Dio, anche se Egli
può, comunque, concederle loro.
Il verso di De 24:4 afferma esplicitamente che il fatto di
ritornare a vivere con il proprio consorte quando si è ricorsi al divorzio e ci
si è risposati, è un’«abominazione».
Lo scandalo che, nell’ambito degli evangelici, è
costituito dal divorziare e dal risposarsi, ha delle conseguenze che vanno ben
al di là delle persone e delle famiglie che ne vengono toccate.
L’obbedienza all’insegnamento di Cristo, in questo come in
tutti gli altri campi, influenza la purezza, la potenza e la testimonianza
della Chiesa Cristiana (1 Corinzi 5:1-8) nel nostro mondo che ha tanto bisogno
del Salvatore.
William A. Heth
Tratto
con permesso da «IL CRISTIANO» ottobre 1987
www.ilcristiano.it