I CIELI PRECIPITARONO


Introduzione

Il diluvio universale descrittoci dal libro della Genesi non ha alcun parallelo nel mondo d’oggi. Tuttavia alcuni seri tentativi erano stati letti nel passato per esplorare quale fosse la meteorologia del diluvio e quale l’atmosfera del mondo prediluviano.

Recentemente sono state avanzate diverse ipotesi, sviluppando dei modelli atmosferici e paragonando i previsti risultati con osservazioni e constatazioni dal vero. Questi tentativi, tendenti a comprendere come fosse fatta l’atmosfera (la distesa o firmamento della Bibbia) prima e successivamente al diluvio, ci aiutano a farci comprendere che, in effetti, «i cieli precipitarono».

 

I modelli

Uno dei metodi usati per esplorare gli eventi geofisici del passato è quello di costruire un modello dell’evento stesso per poi correlare le osservazioni che ne scaturiscono con gli effetti previsti dal modello.

Fulton (1), per esempio, ha costruito un modello fisico dell’intera circolazione terrestre, chiamandolo esperimento «bacinella»! ed ha potuto simulare i movimenti che osserviamo nell’atmosfera d’oggi.

Whitcomb e Morris (2) hanno a loro volta sviluppato un modello concettualmente molto semplice, della teoria della volta (coltre) di vapori che Dillow (3) ha recentemente divulgato estesamente. Dillow (4) ha fatto ulteriori passi in avanti tentando di quantificare diversi dei risultati ottenuti. Egli ha sviluppato dei modelli matematici di alcune parti della teoria della volta dei vapori, ed ha paragonato i risultati ottenuti con osservazioni rapportate alla cronologia geologica.

Il modello concettuale della volta di vapori sviluppato da Dillow conferma che, prima del diluvio di Noè, la terra era circondata da una volta di vapori. Quest’atmosfera prediluviana conteneva l’equivalente di circa 1200 cm d’acqua che si presentava sotto la forma di una volta (coltre) di vapori che era adagiata sopra l’attuale atmosfera.

Durante i 40 giorni del diluvio di Noè questa volta si è improvvisamente condensata causando il diluvio universale.

Prendendo per base un modello concettuale di questo genere si possono paragonare almeno tre previsti risultati da esso conseguenti, con appropriate constatazioni dal vero, e ciò perché questo modello possa venir accettato o respinto.

 

1.  Un esteso effetto-serra avrebbe avuto luogo sulla terra prima del diluvio.

2.  I processi fisici sarebbero stati notevolmente diversi e la vita vegetale e quella animale sarebbero state influenzate dall’aumentata pressione atmosferica che si aveva sotto la coltre dei vapori.

3.  La temperatura delle regioni polari si sarebbe abbassata improvvisamente e permanentemente.


Effetto - serra

L’effetto-serra prende il suo nome dalla constatazione che l’aria che si trova dentro una serra è più calda di quella che si trova all’esterno perché il calore viene trattenuto dai vetri della serra stessa.

Le radiazioni di onde corte provenienti dal sole entrano, praticamente senza ostacoli, attraverso i vetri, mentre le radiazioni di onde lunghe che emanano dalle piante e dalla terra che si trova all’interno della serra, non possono facilmente attraversare i vetri. Conseguentemente il calore viene imprigionato e la temperatura della serra aumenta.

Un effetto consimile si verifica anche oggi nella nostra atmosfera: senza questo effetto la superficie della terra sarebbe simile a quella della luna che presenta una temperatura estremamente calda durante le ore diurne ed una temperatura estremamente fredda in quelle notturne.

L’effetto-serra sulla terra sarebbe stato enormemente più intenso prima del diluvio.

Un effetto-serra più intenso non sarebbe stato solo la causa di un’atmosfera più calda, ma avrebbe anche creato una distribuzione di temperature più uniformi dall’equatore ai poi. Inoltre è molto probabile che la temperatura all’interno della volta (coltre) fosse stata maggiore di quella che si riscontrava in vicinanza della superficie terrestre. Quindi, in un’atmosfera simile a quella esistente prima del diluvio, se una persona avesse voluto salire su di una montagna per godere un pò di frescura (ammesso che prima del diluvio fossero esistite le montagne) egli avrebbe riscontrato invece che più saliva più la temperatura aumentava.

Una situazione di questo genere si chiama inversione.

Sappiamo molto bene che condizioni di questo genere sono la causa degli inquinamenti che si trovano nell’ambito delle grandi metropoli, perchè sotto l’influenza dell’inversione l’aria è quasi immota ed i venti debolissimi o inesistenti.

Nell’atmosfera prediluviana l’effetto inversione sarebbe stato molto intenso e la differenza di temperatura fra i poli e l’equatore sarebbe stata molto modesta, con il risultato che venti sarebbero stati molta deboli, e si sarebbe verificata l’assenza completa di temporali e di piogge!

Tutta la terra, compresi i poli, sarebbe stata molto più calda di oggi.

Esistono abbondanti prove che le regioni polari erano, un tempo, molto più calde di quanto lo siano oggi.

Nelle terre gelate delle isole della Nuova Siberia è stato trovato un albero alto quasi 30 metri che, caduto, aveva conservato sui rami dei frutti maturi e delle foglie verdi.

L’unica vegetazione esistente oggi in quelle regioni è costituita da pianticelle alte 2,5 cm.

In Alasca sono stati trovati delle palme fossilizzate, appartenenti al periodo terziario; nelle rocce arenarie del periodo permiano, a circa 400 chilometri dal polo Sud, sono state trovate delle grandi foglie fossilizzate appartenenti a piante tropicali.

Nel New Jersey ed in Inghilterra proliferavano, un tempo, i coccodrilli.

E’ stato calcolato che la temperatura media dell’aia, a livello del mare, esistente intorno ai poli, raggiungesse i +7°C durante il periodo cretaceo, mentre oggi è di
-20°C.
Le prove della temperatura calda che esisteva nelle regioni polari sono talmente numerose che la teoria della deriva dei continenti è stata sviluppata dai geologi evoluzionisti per dare una spiegazione al ritrovamento, nelle zone polari, dl materiali tropicali fossilizzati. D’altro canto la teoria della volta di vapori conferma esplicitamente una vegetazione tropicale nelle zone polari, senza il bisogno di ulteriori sottili disquisizioni.

 

Aumentata pressione atmosferica

La pressione non è altro che il peso che grava su di una determinata superficie unitaria. La pressione aumenta man mano che uno discende perché la massa di aria che lo sovrasta è sempre maggiore.

Si calcola che prima del diluvio, quando esisteva la volta di vapori adagiata sopra l’atmosfera di quel tempo, si avesse una pressione atmosferica approssimativamente doppia di quella che abbiamo oggi.

 

Esistono numerosi aspetti nella cronologia geologica che potrebbero trovare una spiegazione della maggiore pressione atmosferica esistente prima del diluvio.

Uno degli enigmi della storia naturale è costituito, per esempio, dalla presenza dei giganteschi rettili volanti chiamati pteronodon. Questo rettile volante aveva un’apertura alare che raggiungeva i 6 metri. Molti scienziati si sono domandati in quale maniera un simile animale potesse lanciarsi nell’aria partendo dalla terra ferma. E’ stato calcolato che in un’atmosfere uguale a quella d’oggi la velocità minima che il rettile doveva raggiungere avrebbe dovuto essere superiore ai 25 km orari. Ma siccome il pteronodon non poteva correre occorreva un vento che soffiasse ad una velocità superiore ai 25 km orari perchè il pteronodon avesse potuto librarsi in aria.

I piloti degli aerei sanno molto bene che è molto più facile il decollo ad altitudini basse dove la pressione atmosferica è maggiore.

Se questa pressione, nei tempi prediluviani, fosse stata, come detto, doppia di quella d’oggi, sarebbe stato molto più facile per il pteronodon di lanciarsi in aria con venti molto più deboli.

Secondo calcoli effettuati risulta che sarebbe bastato un vento che soffiasse ad una velocità appena superiore ai 16 km orari perché il pteronodon avesse potuto librarsi nell’atmosfera prediluviana.

Ancora più complicata risulta la recente scoperta del pterosauro che è una variante del pteronodon.

Si ritiene che il pterosauro del Texas abbia avuto un‘apertura alare di oltre 15 metri.

Nell’atmosfera d’oggi la velocità minima di volo avrebbe dovuto essere leggermente superiore ai 25 km orari.

 

Se questi rettili battevano le ali per iniziare il volo e mantenersi in aria, l’energia richiesta avrebbe probabilmente superato quella di cui disponevano questi uccelli, se dovevano rimanere per un tempo relativamente lungo volando nell’atmosfera d’oggi. Ma è molto probabile che in quella prediluviana, che registrava una pressione molto maggiore, sia il pteronodon che il pterosauro, trovassero delle condizioni di volo più facili.

In ambedue le atmosfere, tuttavia, la biomeccanica di questi rettili era ai limiti della loro possibilità di volo per cui questo fatto può spiegare la ragione della loro estinzione.

Dopo che la volta precipitò le condizioni atmosferiche non furono più adatte alla vita di questo tipo di animali.

Un altro aspetto dei possibili effetti di una maggiore pressione atmosferica esistente prima del diluvio è la presenza, nei fossili, del gigantismo.

Una volta esistevano, sulla terra, dinosauri giganti che pesavano più di 400 quintali, insetti che avevano un’apertura alare di oltre 60 centimetri, conchiglie, ragni ed altri invertebrati giganti, che ora sono estinti.

E’ forse possibile che la maggior pressione esistente nell’atmosfera prediluviana, fornendo una maggiore quantità di ossigeno a queste forme animali, permettessero loro di avere una vita più sana, più lunga, e di raggiungere maggiori dimensioni rispetto ad oggi?

Nei programmi dei pescatori subacquei é stato recentemente scoperto che la maggiore pressione di ossigeno è benefica al sistema biologico. Un sub ha riferito che un profondo taglio che si era fatto su dl una mano, guarì completamente, nel giro di 24 ore, mentre si trovava in una campana sottomarina nella quale la pressione era pari a 10 atmosfere.

E’ stato ipotizzato che la maggior pressione costringeva una maggiore quantità di ossigeno a penetrare nei tessuti che circondavano la ferita guarendola cosi in tempi brevissimi. Basandosi su questa osservazione si sono iniziati esperimenti di chirurgia iperbarica ottenendo eccellenti risultati. Una pressione atmosferica più alta è risultata pure curativa per alcune malattie e per le conseguenze dovute all’età. Non è perciò difficile credere che questo tipo di effetti potessero essere all’origine, o comunque influenzare il gigantismo e la longevità della vita che sono evidenti nel periodo prediluviano.

 

Abbassamento della temperatura ai poli

A seguito della condensazione e della precipitazione della volta di vapori, il clima uniforme e tiepido, che era determinato dalla volta stessa, ebbe, durante i 40 giorni del diluvio, un brusco termine.

L’equilibrio radiante esistente ai due poli fu tale, che in assenza della volta, la temperatura si abbassò rapidamente scendendo sotto lo zero.

Gli animali, sorpresi dal diluvio, dal freddo intenso e dai venti, dovevano rapidamente congelarsi, travolti anche dalle sedimentazioni conseguenti al diluvio.

Nella tundra siberiana sono stati infatti trovati migliaia di ossa appartenenti ad animali congelati. Ippopotami, tigri dagli acuti denti canini, mammut ed altri animali che normalmente vivono in climi tropicali, sono stati trovati completamente congelati, ed alcuni di essi, affondati nei depositi organici della Siberia, in condizioni relativamente buone. Questi depositi sono molto ricchi di residui vegetali ed animali e raggiungono anche spessori di un migliaio di metri.

La presenza di piante e fiori freschi tropicali trovati nello stomaco di alcuni mammut siberiani stanno ad indicare che l’abbassamento della temperatura, in alcune località, fu repentino. Anche il fatto che alcuni dei mammut ritrovati congelati nei depositi di cui si è fatto cenno, si trovassero in buone condizioni, sta ad indicare che l’abbassamento della temperatura fu rilevante e permanente.

Una situazione di questo genere corrisponde e si accompagna molto bene alle previsioni che si ottengono dal modello della volta di vapori.

 

Conclusioni

Un modello controverso come quello più sopra descritto è destinato a suscitare discussioni e critiche. Ma, al tempo stesso, esso accresce l’interesse e l’entusiasmo degli studiosi specializzati in scienze atmosferiche e nella teoria della volta di vapori.

E’ certamente auspicabile una miglior quantificazione di tali modelli matematici, e ciò risulterà in una più approfondita conoscenza del diluvio e dell’ atmosfera preesistente.

I risultati finali produrranno anche una maggiore fiducia nella Parola di Dio.


Larry Vardiman, Ph.D.


Riconoscimenti

Numerosi pensieri ed argomenti presentati in questo articolo sono stati sviluppati per mezzo di discussioni e di corrispondenza scambiata con Joseph Dillow.

Maggiori dettagli su questo soggetto e su molti altri, si trovano nel libro da lui scritto, «The Waters above».

 

Note:

1)   D. Fultz. Rapporto preliminare su esperimenti eseguiti con miscele laterali prodotte termicamente in un contenitore emisferico, rotante, con liquidi. Journal of Meteorology. Vol. 6, 1949, pagg. 17-33.

2)   J.C. Whitcomb e H.M. Morris, il diluvio della Genesi. Presbyterian & Reformed Publ. Co., 1970, pagg. 250-258.

3)   J.C. Dillow, Le acque disopra, Moody Press, 1981, Pg. 479.

4)   J. C. Dillow. La struttura verticale della temperatura della volta di vapori prediluviana. Creation Research Society Quarterly, vol.20, 1983, pg. 7-14.

 

 

L’autore Larry Vardiman è professore di meteorologia, associato alla Scuola Graduati dell’istituto di Ricerche relative alla creazione, nonché Presidente del Reparto di Scienze Fisiche al Christian Heritage College. Il suo titolo accademico gli fu conferito dall’università di Stato del Colorado, e si riferisce alle scienze atmosferiche.

 

Tratto con permesso da «IL CRISTIANO» aprile 1985  www.ilcristiano.it