INTRODUZIONE
Si parla molto e spesso di quest'argomento soprattutto fra i giovani. Sorgono
tante domande, alle quali i giovani cristiani ed anche i loro genitori sono
chiamati a dare risposte chiare e precise, perché, a differenza di ciò che
comunemente si pensa, i credenti si rendono conto che é una decisione importante
per la loro vita presente, futura ed anche eterna.
Sposarsi è una cosa seria,
decisiva per tutta la vita. Non si può concludere un matrimonio alla
leggera.
L'argomento è vasto e quindi
cercheremo nei limiti del possibile di analizzare l'importanza del fidanzamento
e gli eventuali problemi che potrebbero sorgere, confrontandoci sempre con la
Bibbia, nostra unica regola di condotta e di fede.
Ci sono alcune norme
generali e di comportamento che i credenti devono rigorosamente osservare.
Esse sono: 1. Il tempo della scelta.
2. La
scelta.
3. La
motivazione della scelta.
4. Le
conseguenze di una scelta sbagliata.
5. Il
criterio della scelta.
6.
Un'attesa troppo lunga.
7. Una
interpretazione errata della Parola di Dio.
8. Il
principio biblico del lasciare.
9. I limiti
nel fidanzamento.
10. I
consigli per i fidanzati.
IL
FIDANZAMENTO
Il termine
fidanzamento è oggi inteso in due diversi modi:
1) Per alcuni
esso viene formalizzato presto nell'amicizia di un giovane e di una giovane ed è il presupposto per
potersi frequentare e conoscere meglio.
2) Secondo
altri, il fidanzamento è qualcosa che va formalizzato più vicino al matrimonio,
dopo che si è accertata la compatibilità della coppia.
A prescindere dal momento in cui il fidanzamento diventa ufficiale, è importante
per un credente innanzitutto conoscere il tempo della scelta.
IL TEMPO DELLA
SCELTA
Qualcuno ha
detto: "Il matrimonio è un'istituzione per adulti e non per adolescenti". Se ciò
è vero, il successo di un'unione coniugale è dunque in strettissima relazione
con la maturità di ciascun coniuge.
Molti
fidanzamenti, oggi, si realizzano fra adolescenti e spesso purtroppo, con il
consenso dei genitori. Si dimenticano così tre cose importanti e
fondamentali:
-
L'adolescente è chiamato a vivere la sua adolescenza pienamente, senza
carichi di responsabilità che potrebbero alterare la sua personalità e il suo
normale e fisiologico sviluppo psichico.
-
L'adolescente non è pronto a superare lo stato di dipendenza filiale,
cioè il distacco dai rispettivi genitori (Genesi 2:24) e non è pronto a donarsi
completamente ad una sola persona (Romani 7:1-3).
-
L'adolescente ha quasi sempre una visione distorta della realtà, non riesce
a distinguere il sentimento dell'amore da una semplice infatuazione.
È dunque
importante il tempo della scelta. Due giovani che si fidanzano, iniziano una
fase della loro vita che li porterà a compiere un duplice passo:
a) quello di
lasciare i rispettivi genitori
b)
quello di unirsi fra loro.
Si tratta
sicuramente di un momento entusiasmante della loro vita, una continua ascesa
verso una meta: "quella del matrimonio".
Il periodo
del fidanzamento dovrebbe servire non solo per programmare il giorno del
matrimonio ma anche per assicurare che, quando verrà quel giorno tanto
desiderato, la coppia sia in grado di lasciare i rispettivi genitori e le
rispettive case per potersi unire in modo consapevole. La meta del
fidanzamento non è paragonabile ad un viaggio verso qualche isola sperduta,
lontano da tutto e da tutti, bensì un cammino verso un'alba nuova.
Più
precisamente la sua meta è la formazione di una nuova famiglia, intesa come
sfera in cui i due si donano completamente l'uno all'altro per poter insieme
dare molto anche agli altri.
LA
SCELTA
La Parola di
Dio non suggerisce, ma obbliga: SOLO NEL POPOLO DI DIO! (Esodo 34:10-16;
Deuteronomio 7:1-4; 1Corinzi 7:39; 2Corinzi 6:14-18).
Alcuni giovani,
vinti dalle proprie infatuazioni o presi da "frenesie matrimoniali", ignorano
spesso e volontariamente la volontà del Signore di non unire la propria vita a
quella di un non credente. Con estrema leggerezza si tenta di sottomettere un
principio chiaramente espresso dalla Scrittura, per seguire la propria
via.
Il credente anche nella scelta del fidanzato o della fidanzata deve
agire nel Nome del Signore, per il Suo Signore e fare la Sua volontà (1Giovanni
2:17).
Se un
credente pensa di potersi legare ad una persona che non è "nata di nuovo", vuol
dire che il suo cuore è già lontano dal Signore, perché è scritto nella Sua
Parola che non vi é "nessuna comunione fra la luce e le
tenebre".
Con un
linguaggio chiaro e semplice, si esprime la Parola di Dio per farci capire che
il Signore respinge una tale unione.
Dio chiama le
cose per nome e riguardo ai matrimoni misti, Egli parla di:
LA
MOTIVAZIONE
Anche se venissero a mancare tutti gli altri motivi, già questo da solo,
dovrebbe essere sufficiente per i veri credenti. La volontà di Dio non si
discute, non è limitata, oppressiva o repressiva, ma buona, accettevole e
perfetta (Romani 12:1,2).
Di conseguenza
chi non adempie la Sua volontà, é disubbidiente, infedele, commette peccato e
suscita la Sua ira (Deuteronomio 7:4).
Il matrimonio
è figura dell'unione di Cristo con la Sua Chiesa (Isaia 62:5; Geremia 3:14;
Apocalisse 19:7). Pertanto chi si lega ad un non credente, tenta un compromesso
impossibile, si allontana da Dio, si prostituisce ad altri dei (Esodo 34:16; 1Re
11:1-6) ed impara i costumi del mondo (Neemia13:23,24; 1Cronache
18:1,2).
Il Signore
non solo vuole individui cristiani, ma anche famiglie cristiane (Deuteronomio
6:5-9; Giosuè 24:15; Atti 16:31; Efesini 5:22). La famiglia può dirsi cristiana
quando i suoi componenti sono cristiani.
Una scelta
fuori dal popolo di Dio comporta inevitabilmente delle conseguenze che a volte,
come vedremo, possono essere tragiche.
LE CONSEGUENZE
DELLA DISUBBIDIENZA
a. INSODDISFAZIONE per la
mancanza di una componente essenziale dell'amore "AGAPE", cioè l'amore
spirituale.
b. INFELICITÀ’. Nessuno può
disubbidire deliberatamente al Signore e continuare a vivere nella
serenità.
L'infelicità
nasce dalla consapevolezza di aver tradito il Signore, di vivere nel compromesso
e di servire due padroni. L'infelicità è anche causata dalla mancata
realizzazione del perfetto piano di Dio per la propria vita.
c.
INCOMPATIBILITÀ. Essa
sarà:
1)
Morale: standard, linguaggio, letture, programmi TV, metodi
ecc.
2)
Sociale: amicizie, rapporto con gli altri, obiettivi, aspirazioni,
priorità.
3)
Spirituale: lettura della Bibbia, preghiere, istruzione spirituale dei
figli, partecipazione alle attività della Chiesa. Appartenenza a due regni
contrapposti, a due eserciti nemici.
Come sarebbe
possibile entrare in una comunione tanto intima, com'è quella del matrimonio con
una persona che ha interessi ed obiettivi totalmente opposti?
Ecco cosa
scrisse sul matrimonio misto un credente molto provato: "Se c'é un vero amore
per Dio, non è possibile che un cristiano si permetta di sposare una persona del
mondo perchè così facendo, viola le intime relazioni che lo legano al
Signore.
Se un figlio di Dio si è unito con un incredulo, è perché ha
messo il Signore da parte e lo ha fatto volontariamente e nella scelta più
importante della sua vita. Proprio nel momento in cui avrebbe dovuto avere con
Cristo la più intima comunione di pensiero, egli lo ha completamente escluso. Ha
preferito fare la propria volontà e non si è preoccupato di avere l'approvazione
del Signore. Ha dato il suo cuore a un non credente e si é messo sotto uno
stesso giogo con lui, rifiutando di ascoltare la voce del Signore e di
sottomettersi alla Sua volontà.
Che terribile
cosa trascorrere la propria vita legati ad una persona che, anche se non
apertamente opposta alle cose di Dio, si trova pur sempre nel campo dei suoi
nemici!
L'influenza dell'incredulo sul credente è sempre molto forte e
lo sposo o la sposa increduli finiranno per trascinare il credente nel mondo e
renderlo un pò alla volta insensibile agli interessi e ai diritti del
Signore.
Dice
Giovanni: "Il mondo passa via con la sua concupiscenza ma chi fa la volontà
di Dio, dimora in eterno".
Con la
persona di cui era innamorato, non ha mai potuto pregare, né avere momenti di
comunione con il Signore e da solo lo avrà fatto poco e male, essendo il suo
cuore attratto da quella persona più che dalla Persona del Signore. Che
situazione penosa! Non restano che due possibilità: o accettare di mancare di
fedeltà verso Cristo oppure lottare continuamente proprio con chi si vorrebbe
avere una perfetta unione e le più intime ed affettuose relazioni. Fra i due ci
saranno ogni giorno incomprensioni e litigi, invece che uno stesso pensiero e
uno stesso amore. In Amos 3:3 è scritto: "Due uomini camminano insieme se prima
non si sono accordati"? Possono fare la stessa strada se non vi é armonia di
intenzioni e pensieri? La risposta è NO!
Come sono vere queste parole
scritte da chi ha fatto questa tragica scelta! La scelta dunque deve essere
fatta nel popolo di Dio. La Bibbia ci presenta tristi esempi come il re Salomone
(1Re 11:1-6) e Sansone (Giudici 14:1-3 e 20), che trasgredirono la volontà di
Dio con conseguenze tragiche.
UNA SCELTA
SBAGLIATA: LA PAROLA AI PROTAGONISTI
CREDEVO CHE IL
MIO FIDANZATO FOSSE CRISTIANO
Sono cresciuta in un piccolo paese, in una famiglia con cinque figli. I miei
genitori erano buoni verso di noi ed io ero felice.
Fino all'età
di 18 anni la mia vita era trascorsa senza balzi ed eccitazioni: nessun
melodramma, nessun passo falso.
Sebbene
i miei genitori vivessero una vita esemplare, tuttavia non esigevano che noi
ragazzi frequentassimo regolarmente la Scuola Domenicale.
Mi mancavano
i primi ammaestramenti cristiani e molte volte questa mancanza si faceva sentire
nei momenti di crisi.
Un
giorno lo zio Edoardo, fratello minore di mio padre, si ammalò gravemente e fu
ricoverato in ospedale. Riconobbe il bisogno della salvezza ed accettò Gesù come
suo personale Salvatore e Dio risparmiò miracolosamente la sua
vita.
Divenne un
buon cristiano e cominciò a testimoniare ai miei genitori e li esortò a portare
in chiesa tutta la famiglia. Come risultato, tutti noi cominciammo a frequentare
la Chiesa della nostra città. Una domenica mattina, alla chiusura del servizio,
io ed il resto della famiglia, consacrammo la nostra vita a
Cristo.
Quale
cambiamento portò nella nostra famiglia!
La nostra
vicina di casa, che era cristiana, ci veniva a trovare spesso ed io ricordo che
mi diceva: "Qualunque cosa tu faccia, quando penserai di sposarti, sii sicura di
scegliere un uomo cristiano. Tu sai che mio marito non è salvato. La mia vita è
sempre stata amareggiata per questo motivo".
"Non ti
preoccupare, le rispondevo, questo non mi accadrà mai". Ma mi accadde prima
che me ne rendessi conto.
Avevo
un'amica che frequentava la mia stessa Chiesa. Una domenica pomeriggio mentre mi
trovavo a casa sua per una visita, notai la foto di un soldato sul pianoforte.
"Quello è mio fratello", mi disse l'amica. "È un bel giovane vero?" Una persona
mi suggerì di scrivergli. Avevo 18 anni allora.
Durante il
mese di Giugno lui venne a casa per una licenza. Era molto più bello che in
fotografia.
Mi chiese se
volevo uscire con lui e da quel momento in poi eravamo sempre insieme. Non mi
meravigliai quando Martino mi chiese di sposarlo, anche se ci conoscevamo solo
da due settimane: io gli dissi di sì.
Tornato al
servizio militare, gli scrissi ogni giorno. Le sue lettere invece erano rare e
notai che erano prive di contenuto spirituale. Questo fatto mi diede un pò da
pensare, ma poi non ci feci più caso.
Martino
ritornò a casa dopo un anno e ci sposammo. Due settimane dopo il suo
atteggiamento e la sua condotta cambiarono.
Una domenica
mattina si presentò per la colazione in calzoncini e maglietta. "Non vieni alla
scuola domenicale?" gli chiesi "Con questa acconciatura?", mi rispose.
Era la
prima volta che si mostrava scortese con me. Gli chiesi il perchè. Il suo viso
era nervoso e teso. Era un uomo completamente differente da quello calmo, felice
e sereno che avevo conosciuto durante le due settimane precedenti. "Perché",
rispose "non voglio immischiarmi con una massa di ipocriti. E poi non sono il
santo che tu credevi". Da quel momento in poi non venne più in Chiesa con
me.
Il mio
cuore si riempì d'amarezza. Egli non era affatto quello che aveva preteso di
essere. Ed io non mi ero presa il tempo necessario per conoscerlo
veramente.
Ero stata con
lui solo 45 giorni, prima che ci sposassimo. Mi ero sposata con un giovane che
non era salvato ed io avevo detto che non sarebbe potuto accadere a
me.
Martino cominciò a bere ed ha bevuto sempre da allora. È cinico
verso la religione.
Nessuno può comprendere i problemi di una famiglia
separata a meno che non l'abbia sperimentati.
Abbiamo due
bambini pieni di salute e di intelligenza. Nessuno dei due è grande abbastanza
da comprendere perchè il padre non viene a casa, sera dopo sera. Ma il più
grande comincia a sospettare. "Che dovrò dire quando me lo domanderà?" La
preoccupazione di avere una casa rovinata, si riflette su me e sui miei figli.
Quando Martino se la prende con me, beve, rimane assente da casa per molti
giorni e si mostra intrattabile. Mi ritrovo inconsciamente a prendermela con i
bambini, tanto da dover poi cadere in ginocchio e chiedere perdono a
Dio.
"Perché non ti
separi da tuo marito?" mi hanno suggerito alcuni amici. Io non credo nel
divorzio. Come l'apostolo Paolo ha detto "la moglie è legata per legge tutto il
tempo che suo marito vive" (1Corinzi 7:39). La Parola di Dio dice: "La donna che
ha un marito non credente se egli consente d'abitar con lei, non lasci il
marito" (1Corinzi7:13).
Andare contro questo semplice comandamento,
sarebbe peccare contro Dio.
Poi c'é la
faccenda dei fratelli. Martino non ha niente a che fare con i miei fratelli
cristiani. Io esito ad invitarli a casa per paura che lo trovino a bere o che
possa insultarli. Sento molto la mancanza dei fratelli e delle sorelle. Ci sono
delle circostanze in cui tutti noi abbiamo bisogno del conforto e
dell'incoraggiamento dei fratelli. Io sono priva di questo, a causa della mia
situazione familiare. Certamente ho poco in comune con la specie di persone che
Martino invita a casa. Potete ben immaginare com'é l'atmosfera quando loro sono
intorno.
Il nostro
programma domenicale, suppongo, è simile a quello di molte case in cui i
genitori vivono in due mondi differenti. Io preparo i ragazzi per la Chiesa e la
Scuola Domenicale, mentre Martino dorme. Quando ritorno, lui è pronto per andare
in posti dove io per convinzione non posso andare e così passa una domenica dopo
l'altra.
Qualche volta
il risentimento si accende nel mio cuore. Vedo intere famiglie sedute insieme in
Chiesa: famiglie felici. Ed io sono lì, sola, preoccupata di tenere quieti due
ragazzi pieni di energia. Non ho mai goduto alcuna felicità nel mio matrimonio.
È vero che i ragazzi portano felicità, ma questo é contrapposto al timore che ho
per loro e per il loro futuro, se Martino rimane inconvertito ancora per molto
tempo.
Con i nervi
tesi, certe volte arrivo ad un punto cruciale e grido: "Devo soffrire tutta la
vita per scontare uno sbaglio?" Comprendo che la mia vita spirituale ne ha
sofferto. Ho trascurato cose importanti. Non sono la cristiana che dovrei essere
e non posso neanche servire il Signore pienamente come dovrei. Quando sposai
Martino, non sposai la sua incredulità, ma è difficile impedire al suo cinismo
d'intromettersi nei miei pensieri. Non possiamo separare coloro che Dio ha
congiunto e non tocca a noi congiungere coloro che Lui ha separato. Dio non
approva questi matrimoni, la Sua Parola è esplicita (Deuteronomio 7:3-4; Amos
3:3; 1Corinzi 6:14-16; Giacomo 4:4) e Lui conosce il motivo.
Lui conosce la
crudeltà inevitabile, l'angoscia e le ferite profonde, inguaribili che risultano
da entrambe le parti. Non credo che potrei farmi coraggio, se non avessi la
certezza che un giorno Martino verrà salvato.
Penso che
ogni pastore dovrebbe consigliare i giovani prima che si sposino. Il pastore che
ci ha sposato, non ci aveva mai dato una parola di consiglio o di avvertimento.
Non ci chiese neanche del nostro stato spirituale. Se un consiglio ci fosse
stato dato, ci sarebbe stato d'aiuto.
La cosa più importante per i giovani é
di sapere con certezza, prima di sposarsi, se sono tutti e due cristiani e se
hanno gli stessi interessi nella vita. Ecco le sagge parole di un
pastore:
"Devi essere
sicura che il tuo fidanzato sia un vero credente in Cristo Gesù. Non aspettare
prima che il fidanzamento si sviluppi, perchè poi sarai troppo debole per
troncarlo. Anche quando sei sicura, devi pregare per il tuo fidanzato e per il
tuo matrimonio". (Tratto da: Risveglio Pentecostale n°7 Agosto
1991).
Ecco un'altra
tragica testimonianza pubblicata su Risveglio Pentecostale dal
titolo:
DOVREBBE UN
FEDELE SPOSARE UN' INFEDELE ?
(Messaggio su
un soggetto vitale predicato dal fr. W.T.H.Richards)
Tutti i
cristiani senza dubbio saranno interessati a conoscere ciò che la Bibbia dice su
questo argomento estremamente importante.
La risposta è
chiara come cristallo nella Parola di Dio. In 2Corinzi 6:14-18 si legge: "Non vi
mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è vostro, perchè quale comunione
vi è fra la giustizia e l'iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E
quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v'é di comunione fra il fedele e
l'infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli? Poichè noi siamo
il tempio dell'Iddio vivente come disse Dio: Io camminerò in mezzo a loro e
camminerò fra loro ed essi saranno mio popolo. Perciò, uscite di mezzo a loro e
separatevene, dice il Signore; non toccate nulla di immondo, ed io vi accoglierò
e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore
onnipotente".
Notiamo la parola "infedele". La Bibbia non dice, "non vi
mettete con i dissipatori, gli atei, i ladri ecc." ma "non vi mettete con gli
infedeli", buoni o cattivi che siano, ricchi o poveri, siano essi religiosi e
rispettabili. Dio non dice nella Parola: non vi mettete con gli infedeli a meno
che essi non siano rispettabili. NO! Assolutamente NO!
Al giovane e
alla giovane cristiana Dio vieta di sposare un infedele. Coloro che ignorano
quest'ordine, vanno spontaneamente incontro a difficoltà ed afflizioni. Finanche
il "migliore" dei matrimoni su questa base, il più riuscito, esiste solo a causa
di un compromesso che non può dare soddisfazioni.
Notiamo
anche la parola "sotto un giogo". L'apostolo Paolo aveva in mente il verso di
Deuteronomio 22:10: "Non lavorerai con un bue e con un asino aggiogati
insieme".
È difficile lavorare con un bue e con un asino aggiogati
insieme, perché essi differiscono molto nelle misure, nella forza e nella
velocità. Non possono tirare insieme, in armonia.
Quale
meravigliosa calzante illustrazione del fedele e dell'infedele aggiogati insieme
nel matrimonio! Come il bue e l'asino sono di diversa specie e natura, così il
fedele e l'infedele. L'uno possiede la natura di Cristo ed è interessato
soltanto a piacere a Dio, mentre l'altro è controllato dalla vecchia natura
carnale ed è interessato soltanto a piacere al suo proprio io. Un conflitto sarà
inevitabile fra le due parti e, ciò che è grave, è che molto spesso è proprio il
credente a soccombere, a perdere gradatamente la sua spiritualità e a sviarsi.
Oh, quanti potenziali missionari e operai cristiani il diavolo ha rubato alla
Chiesa in questo modo!
Mi ricordo di
una cara giovane che era di grande edificazione. Di certo sarebbe potuta essere
di grande benedizione nell'opera del Signore e per la salvezza delle anime.
Sposò un giovane che in un primo momento si professò cristiano (probabilmente
per attirarla). Non passò molto tempo che egli smise di frequentare la Casa di
Dio, poi ella cominciò a disertare alcune riunioni, rinunciò alle sue attività,
finché non si allontanò completamente. Quella casa divenne l'inferno sulla
terra. Che prezzo terribile si deve pagare quando si ignora il comandamento di
Dio! Come dobbiamo stare attenti nello scegliere il compagno della nostra vita.
Mentre é bene che i nostri giovani siano mescolati assieme socialmente e
fraternamente, è necessario che essi facciano attenzione a non farsi soggiogare
da un viso grazioso o da una personalità avvincente.
Vi sono alcuni
cristiani che pensano di essere tanto saldi nella grazia di Dio da poter usare
un compromesso con la Parola di Dio e di azzardare il rischio di sposare un
infedele e poi, una volta sposati, portare il coniuge alla salvezza. Com'é
stolto giocare con i destini di due vite! Se agiamo contrariamente alla Parola
di Dio, non sarà il credente a condurre il coniuge infedele al Signore, ma
l'infedele a condurre il cristiano lontano da Cristo.
In una
circostanza, una giovane credente, chiese a Spurgeon di unirla in matrimonio con
un infedele. Ella espresse la speranza di poter in seguito condurre il suo
futuro marito a Cristo. Il grande predicatore cercò di aiutare la giovane e le
propose una prova. La prossima volta che il fidanzato sarebbe andato a trovarla,
ella doveva salire sul tavolo, mentre il fidanzato sarebbe rimasto in piedi sul
pavimento. Doveva vedere se sarebbe riuscita a sollevarlo sul tavolo o se al
contrario lui l'avrebbe fatta cadere sul pavimento. Quando il fedele e
l'infedele sono aggiogati assieme nel matrimonio, il credente viene a trovarsi
in grande svantaggio. Come possono due camminare armoniosamente assieme se non
sono d'accordo sulla questione più importante, cioè il rapporto con
Dio?
Dobbiamo forse meravigliarci se siamo esortati a "... non toccare
ciò che é immondo?" Non creiamo dei malintesi: una persona può essere moralmente
pura, ma se non ha accettato Cristo, agli occhi di Dio non è nata di nuovo, è
nelle tenebre e non dobbiamo unirci con essa, perchè: "Quale comunione vi è fra
la giustizia e l'iniquità? O quale comunione vi è fra la luce e le tenebre "?
Allora quale sarà la posizione di colui che ha sposato un infedele e che
desidera mettere le cose a posto? Dovrebbe il credente abbandonare il coniuge
inconvertito? Giammai! Una tale azione non si deve neppure pensare. La Parola di
Dio ci fa luce al riguardo. In 1Corinzi 7:12 leggiamo: "Se un fratello ha una
moglie non credente ed ella è contenta di abitare con lui, non la lasci". Vi è
una via, ma non è facile.
La prima cosa
da fare è pentirsi, chiedere perdono a Dio per aver volontariamente disubbidito
alla Sua Parola.
In secondo
luogo si deve disporre di un tempo del tutto particolare in preghiera ogni
giorno per la salvezza del coniuge inconvertito.
In terzo luogo
domandare a Dio "sapienza dall'alto" per poter parlare nel giusto modo e fare la
cosa più propizia per condurre alla salvezza il proprio coniuge. Dobbiamo sempre
tenere presente che "il savio fa conquiste d'anime ".
In quarto luogo vivere una vita cristiana consistente.
Ho letto un
giorno di un giovane che era trattenuto dal fare una decisione per Cristo dalla
vita inconsistente dei suoi genitori. Egli osservò: "Le vostre azioni parlano
così forte che non riesco a sentire ciò che state
dicendo".
Il giogo
impari è quindi vietato da Dio. Perché? Perché Egli desidera che i giovani
vivano delle vite felici. Coloro che pregano assieme, stanno bene
assieme.
Lo scegliere
il compagno della propria vita è una cosa seria, perchè è una scelta che dura
per sempre.
Molte
coppie, sebbene non "aggiogate assieme in maniera impari", sono, per dire il
minimo, molto male assortite. I loro temperamenti, gusti, abitudini e punti di
vista, sono completamente diversi, al punto che sono continuamente in conflitto
e in bisticci, cose queste che disonorano il Nome del Signore.
Tutto questo
potrebbe essere evitato se i giovani ed i cristiani di tutte le età, prossimi al
matrimonio cercassero la gloria di Dio, prestassero ascolto alla Sua Parola ed
usassero del buon senso santificato.
Caro fratello, cara sorella, ti consiglio di prestare ascolto alla Parola del
Signore!
Migliaia di credenti delusi possono testimoniare che non vale
la pena rischiare: nessuna intesa spirituale nella propria casa; matrimoni
tenuti in piedi dalla mera tolleranza; figliuoli che crescono senza timore di
Dio. Oh, quante madri hanno il cuore rotto oggi perchè un giorno non hanno
tenuto conto della Parola di Dio e con leggerezza si sono imbarcate in matrimoni
con giovani infedeli!
Un noto
predicatore americano, Ironside, raccontò in una circostanza come una donna era
andata un giorno da lui e gli aveva detto:
"Desidero raccontarvi la mia storia e se un giorno la volete usare come
illustrazione quando parlerete riguardo al matrimonio, potete farlo
liberamente.
Da giovane ero
una donna molto felice. Il mio cuore era assorbito dalle cose di Cristo. Egli
rappresentava tutto per me. Poi incontrai qualcuno che mi sembrava molto
sincero, molto buono, molto nobile. Quando gli chiesi se era un cristiano, egli
rispose sinceramente: NO! ma promise che si sarebbe facilmente unito ad una
Chiesa se avessi accettato di sposarlo. Fui tanto stolta da credere di poterlo
portare a Cristo una volta sposati! Egli mi accompagnò in Chiesa per due
settimane dopo il matrimonio, poi disse: "Ne ho abbastanza di questa religione.
Non ne voglio più sapere. Se vuoi continuare, tu vai per la tua via e io per la
mia".
Da quel
momento le nostre vie si sono divise. Ma ciò non fu il peggio.
Quando
vennero i figli, io desideravo portarli nella via di Dio, ma mio marito che nel
frattempo aveva letto letteratura ateistica e si era sempre più allontanato
dalla fede, disse: "No! Questi bambini non saranno mai educati nella
superstizione religiosa".
Sono stata costretta a vedere i miei figli
inoltrarsi nel mondo, senza potermi ribellare, mentre il mio desiderio sarebbe
stato di poterli condurre a Dio.
Oggi tutti e
sei sono completamente contrari alla Parola di Dio.
Amico che
leggi, ti supplico di fermarti mentre sei ancora in tempo e spezzare il tuo
legame in opposizione con la Scrittura. Ti costerà senza dubbio molto fare
questo sacrificio, ma ti costerebbe molto di più se non lo
facessi.
Non
viviamo che una vita soltanto su questa terra: cerchiamo di ricavarne il più
possibile e ciò sarà possibile solo se ci conformeremo alla Parola di
Dio.
La questione
del matrimonio è naturalmente una questione complessa, comprende molti aspetti
ed io non voglio dare l'impressione che se due credenti si sposano, diventeranno
"Giulietta e Romeo" e saranno felici per sempre.
Anch'essi
dovranno imparare a dare ed a ricevere e dovranno soprattutto imparare a
rinunciare a molto.
Ma ciò che può
essere detto, comunque circa due cristiani che si sposano, é che essi cominciano
una vita assieme, una vita matrimoniale con grandi vantaggi , ossia con la
benedizione di Dio sopra la loro casa; modellano le loro vite secondo la stessa
Parola; lo stesso Spirito opera in entrambi ed essi si rallegrano nel medesimo
ambiente cristiano; entrambi riconoscono che CRISTO È IL CAPO DELLA LORO
CASA.
Sul giornale
Evangelico, "IL FARO", è stato pubblicato il presente
articolo:
GIOVANE, LEGGI
QUI
Ragazza cristiana, mentre ti guardavo questa sera, avrei voluto avere
l'opportunità di parlare con te. Guardavo il tuo bel viso mentre cantavi e
lodavi Dio... Tu mi ricordi il mio passato di sette anni
fa.
E poi,
terminato il servizio, ti ho guardata mentre, uscita dalla Chiesa, salivi su
quell'automobile con un ragazzo che non conosce il Signore. Oh, sì egli era al
culto questa sera. È persino andato avanti al pulpito ed ha anche pianto, un
poco.
Sono sicura
che in questo momento tu non potresti accettare l'idea che per lui, questo è
semplicemente un mezzo verso un fine.
Sette anni fa
io ero nei tuoi stessi panni. Ho conosciuto il Signore sin dalla più tenera età
e sono cresciuta con insegnamenti cristiani. Non sentivo il bisogno di avere un
ragazzo o il fidanzato, come succede spesso nelle Chiese Evangeliche
Pentecostali, dove il numero di ragazze, supera quello dei ragazzi.
Alcuni
giovani consacrati realmente a Dio, vennero sulla mia strada, ma Satana che
guarda ed aspetta pazientemente il momento per allettare un'anima, un giorno mi
vide spiritualmente indifferente. Certo, andavo ancora in Chiesa, suonavo ancora
la mia fisarmonica, cantavo e facevo ancora buone azioni al di fuori della
Comunità... Ma non avevo ancora avuto quel "momento speciale" con Dio, quando la
Sua volontà avrebbe voluto essere una cosa con la
mia.
Incontrai quel
giovane sul lavoro ed in breve tempo, senza che nessuno ne fosse a conoscenza,
sentii di non poter vivere senza di lui. Egli sapeva della mia fede e quando
venne in Chiesa con me, rispose all'appello, andò avanti al pulpito e
pianse.
Poco tempo
dopo lo sposai, mentre la mia famiglia e quelli che mi amavano, pregavano e
soffrivano.
È stato
sei mesi più tardi che ho capito che la mia anima era in pericolo e che avevo
bisogno di un tocco da parte di Dio. Pregai e trovai un appoggio in
Lui.
Poi
cominciò la battaglia. Mio marito non andò più in Chiesa. Potrei contare sulla
punta delle dita il numero delle volte che durante sette anni ci siamo andati
insieme.
Prima di
sposarlo, non riuscivo ad immaginare la mia vita senza di Lui. Pensavo: "Sarà
solitaria la mia esistenza, se non potrò sposarlo". Ma adesso so che cosa è la
solitudine.
Solitudine è
ricevere la benedizione di Dio e andare a casa da un uomo con cui non puoi
condividerla. Tuo marito non ne è interessato, sta guardando la
TV.
Solitudine è
andare in Chiesa da sola e vedere giovani coppie insieme, mentre glorificano il
Signore. Poi andare da sola o restare a casa sola. Chi hai sposato, ha altri
interessi.
Solitudine è
sentire che la venuta di Cristo è vicina e sapere che il tuo sposo non è pronto
e che non dà segni di preoccuparsene.
Solitudine è
andare ad una conferenza e vedere coppie cristiane che entrambi si dedicano
all'opera di Dio. Vedo ancora il giovane credente che una volta mi ha amata e
che avrebbe voluto sposarmi. Ora predica l'Evangelo e non si è mai
sposato.
Solitudine è
combattere con il sospetto che mio marito mi tradisce; poi arriva l'incredibile
pena di saperlo con certezza: lui ama un'altra donna e da me vuole il divorzio.
Le mie preghiere diventano più frequenti: l'uomo che ho sposato è uscito dalla
mia vita dopo sette anni di matrimonio, lasciandomi con due
bambini.
Mi guardo
allo specchio e mi accorgo che sette anni non hanno cambiato molto il mio viso,
ma qualcosa dentro di me è morto. Oggi ringrazio il Signore perchè qualcuno non
si è mai stancato di pregare per me ed ora io voglio pregare per te, ragazza
cristiana!
Credimi quando ti dico: non ha importanza quanto lui sia amabile,
generoso, gentile. Tu non puoi costruire la tua felicità sulla disubbidienza
alla Parola di Dio.
Io ho
cancellato il comandamento di Dio: sto ancora pagando per questo! Non lasciare
che succeda la stessa cosa a te"!
Questa è la
storia di una giovane credente che pose fine alla sua vita matrimoniale,
presentandosi alla corte dei divorzi.
Le
parole non possono descrivere la sofferenza, ma forse questa lettera potrà
salvare qualcuno dal commettere lo stesso errore. Ricorda ciò che Dio dice nella
Sua Parola: "Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è il vostro
perchè quale comunione vi è fra la giustizia e l'iniquità? O tra la luce e le
tenebre "? (1Corinzi 6:14).
LE NOVE
SCUSE
Chi disubbidisce alla volontà del Signore in genere é sempre pronto a trovare
delle scuse. Da Adamo che cercò di scusarsi con Dio accusando Eva sino ad oggi,
l'atteggiamento dell'uomo non sembra cambiato. Ecco un chiaro
esempio:
1) "I giovani
credenti sono pochi, correrei il rischio di non trovare quello
giusto".
R. A volte può
essere un problema, ma c'é qualcosa di peggio che restare soli: il rischio di
tornare a rimanere soli.
2) "Ma noi ci
vogliamo bene. Cosa ci posso fare se mi sono innamorato"?
R. L'amore verso
il tuo fidanzato o fidanzata è dunque più forte di quello che nutri per Dio? (1Giovanni 2:14-17).
3) "Conosco alcuni
casi in cui tutto è andato bene".
R. Qual'é la
percentuale di questi matrimoni riusciti? Se il Signore ha convertito il male in
bene, non vuol dire che possiamo abusare della Sua bontà.
4) "Mi ha promesso che
si convertirà".
R. È una
trappola. Le possibilità che si converta sono molto maggiori prima del matrimonio che dopo. Se non lo fa
prima perchè dovrebbe farlo dopo?
5) "Non mi contrasta,
anzi mi lascia ampia libertà per quanto riguarda la mia
fede.
R. Sei sicuro
che non sia una tattica opportunistica? Il nemico sa come collocare le sue esche.
6) " Sono sicuro che
con l'esempio e la pazienza riuscirò a portarlo al
Signore".
R. Sono dei
casi rarissimi, molto spesso si realizza esattamente il contrario.
7) " Non possiamo
essere settari e bigotti, il mondo non capirebbe"!
R. Non dobbiamo
essere " capiti " dal mondo. Il mondo ama ciò che è suo, noi non apparteniamo al
mondo.
8) " Ci sono ragazzi e
ragazze nel mondo, migliori di tanti credenti".
R. È una
generalizzazione. Il minimo nel Regno dei cieli vale più del migliore nel regno
delle tenebre.
9) " Il nostro è un
caso diverso, per noi tutto andrà bene ".
R. È soltanto
una dolce illusione. Non ci sono casi diversi. Se sposi un figliuolo del
diavolo, aspettati guai da tuo SUOCERO!
RIFLESSIONI
Tutte queste
scuse non sono altro che un'ostinata contrapposizione della propria parola e
della propria volontà, alla Parola ed alla volontà di Dio. Chi annulla la Parola
di Dio, annulla la propria felicità e rovina se stesso.
La scelta
dunque, è di primaria importanza e provoca inevitabilmente enormi ripercussioni
nell'esistenza terrena e spesso, anche conseguenze eterne. Ecco alcune
conseguenze di una cattiva scelta sul piano umano e su quello
spirituale:
SUL
PIANO UMANO
SUL
PIANO SPIRITUALE
Di contro, una buona scelta apporta arricchimento, piena soddisfazione, armonia
completa, felicità, fedeltà, comprensione, benedizione.
Dato dunque
per scontato che Dio condanna i matrimoni misti, é importante che due credenti
disposti a fidanzarsi, non costituiscano il loro rapporto solo su uno di questi
aspetti:
1)
Simpatia.
2) Attrazione fisica.
3) Convenienza.
Una simile
base non può garantire stabilità, né felicità al matrimonio, infatti, le
simpatie possono cambiare, il desiderio sessuale può diminuire e scomparire e
ciò che una volta conveniva, può, in un quadro mutato, non convenire più. Qual'é
dunque il criterio della scelta? Vediamolo insieme.
IL CRITERIO
DELLA SCELTA
Esperti in problemi coniugali affermano che la maggior parte dei fallimenti
matrimoniali non proviene soltanto da una mancanza di intesa fra coniugi, ma
anche da una sbagliata scelta del coniuge. Questa scelta é di portata primaria
se si vuole vivere un matrimonio felice e pieno di armonia. Che cosa occorrerà
dunque conoscere per poter scegliere il buon compagno della propria vita e
costruire un focolare stabile? Occorre innanzitutto non dimenticare mai che Dio
ha un piano perfetto e stabile per ognuno di noi (Geremia 29:11-13). Il credente
dunque deve:
A) AVERE FIDUCIA IN DIO:
(Salmo
37:4-5; Matteo 6:33).
È
necessario confidare in Dio in queste circostanze per scoprirLo fedele e
premuroso anche per quanto riguarda la scelta del compagno o della compagna
della propria vita. Il nostro non è un Signore disinteressato e lontano, ma
altamente interessato alle vicende umane (1Pietro 5:7).
La nostra fede
non deve essere teorica, ma pratica. Affidarsi al proprio discernimento o
abilità significa andare incontro alla rovina e al fallimento
(Proverbi14:12).
B) PREGARE DIO
La scelta
non dovrebbe mai avere luogo, se non dopo aver pregato ed essere certi che
questa è la volontà di Dio (Matteo 6:6).
È bene non lasciarsi
condizionare da persone "bene intenzionate", da segni, visioni o sogni. La
scelta deve essere frutto di una decisione personale, profondamente
maturata.
C) INTESA
Il
fidanzamento è l'anello di congiunzione fra amicizia e matrimonio. Dunque nei
vari incontri ci si deve conoscere e scoprirsi d'accordo soprattutto sul modo di
vivere la fede in comune.
È importante per un credente che non ha
chiesto la guida di Dio, non ha pregato Dio, ma si è lasciato prendere la mano
bruciando le tappe, di troncare subito il fidanzamento nel momento in cui si
accorge della profonda incompatibilità caratteriale e spirituale.
Il
fidanzamento non ha ragione di sussistere, se non ci sono delle premesse solide
e soddisfacenti per entrambi.
D) ATTRAZIONE
PARTICOLARE
Ci sono
diversi tipi di amore. C'é l'amore per i genitori, per i figli e la Bibbia parla
anche dell'amore fra amici (2Samuele 1:26).
Ma ciò che sorge fra due
giovani, è qualcosa di diverso. Riguarda il loro carattere, il loro modo di
fare, di parlare, di vestire ecc. Quando questo accade, il credente comincerà a
pregare Dio, a chiedere la Sua guida ed attendere una Sua risposta
chiara.
Il passo
successivo, una volta ottenuta la certezza che ciò è nel piano di Dio, sarà
rappresentato dalla dichiarazione di questo sentimento. Ovviamente questo deve
essere fatto con cautela e sensibilità. Non si può scherzare con i
sentimenti.
Non è buono,
se si prova una minima simpatia, dichiararsi subito. L'attesa eviterà esperienze
amare e dolorose.
La moglie è un
dono di Dio (Proverbi 19:14) e se é Dio a scegliere per noi, di certo la nostra
casa sarà da Lui benedetta (Proverbi 31:10-31).
Non bisogna
dunque essere frettolosi e impazienti.
La
fretta e l'impazienza generano, in misura sempre crescente, ansietà,
frustrazioni, volubilità e delusioni. Impediscono di vivere una vita spirituale
ricca e serena.
La
fretta fa commettere errori grossolani, spesso
irreparabili.
La fretta e
l'impazienza sono sintomi di incredulità, indicano mancanza di fiducia nel
Signore (Salmo 37:5; 40:1).
Infine è
importante ricordare che nel criterio della scelta, non bisogna farsi
condizionare da considerazioni prettamente umane e da sentimenti carnali.
L'interesse e il tornaconto materiale non valgono una vita di incomprensioni,
litigi, infelicità, infedeltà o eventi ancora più gravi e tragici come
separazioni e divorzi.
L'aspetto
esteriore e l'attrazione fisica hanno un ruolo significativo, ma non debbono mai
essere fattori determinanti o esclusivi nella scelta. La vera bellezza è quella
interiore.
La bellezza esteriore é la prima a perdere valore e con il
tempo è destinata a svanire del tutto (Proverbi 31:30).
Il vero amore
nel vincolo matrimoniale, comprende il coinvolgimento totale dei coniugi: corpo,
anima e spirito.
-
CORPO - sensi
- EROS - amore sensuale, attrazione fisica.
- ANIMA - sentimenti - PHILOS
- amore sentimentale, affetto
- SPIRITO - virtù - AGAPE -
amore spirituale, comunione.
Ci sono però
dei pericoli da non sottovalutare, come:
UN'ATTESA
TROPPO... LUNGA
Qualcuno crede che sia normale che due giovani che si amano, possano rimanere
fidanzati per lungo tempo.
Un
fidanzamento che dura da molti anni, può logorare il rapporto e si può così
giungere al sospirato giorno del matrimonio, senza entusiasmo e senza
gioia.
Inoltre, un
lungo fidanzamento può favorire l'intimità della coppia, che potrebbe portare a
comportamenti disapprovati dal Signore e giungere addirittura alla fornicazione,
che la Parola di Dio condanna apertamente e con molta
severità.
La carne
potrebbe, in un fidanzamento molto lungo, prevalere sullo Spirito (Matteo 26:41;
Galati 5:16-17).
Il tempo che i
fidanzati trascorrono nella purezza e nella castità è particolarmente piacevole
e dolce ma l'esperienza ha dimostrato com'è rischioso farlo durare più a lungo
di quanto le circostanze lo richiedano.
GLI INGANNI DI
SATANA UN'ERRATA INTERPRETAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
Satana sa anche servirsi della Parola di Dio per portarci fuori strada. Non ha
tentato così il Signore? Ma Gesù Cristo l' ha vinto con la stessa Parola (Matteo
4:3-11).
La sua
tattica diabolica non è cambiata. Egli ti dirà che è scritto: "O moglie che sai
tu se salverai il marito? Ovvero tu marito, che sai tu se salverai la moglie? "
(1Corinzi 7:16 ).
Egli ancora
ti dirà: "Per la grazia di Dio tu potrai essere di benedizione adesso che sei
fidanzato o una volta sposato, al tuo compagno o alla tua compagna. Con la buona
influenza che avrai e parlando del Signore...vedrai che in breve tempo, troverà
la via della salvezza".
Sono queste,
insinuazioni molto pericolose. È vero che la grazia del Signore è illimitata ma
noi non siamo autorizzati a "fare il male perchè ne venga il bene" (Romani 3:8)
e tanto meno a cercare di dare l'approvazione divina a un atto che Dio
disapprova.
I versetti di 1Corinzi 7:16 sono indirizzati a persone non credenti, già
sposate.
Quando la
grazia salvifica tocca uno dei coniugi, che fare? Deve il coniuge convertito
lasciare l'inconvertito? NO! Ma con una testimonianza vivente, di reale
trasformazione dovrà dimostrare la veridicità della sua esperienza con Cristo
Gesù.
Un altro
inganno è rappresentato dalla illusione che la persona amata sia realmente
convertita.
Il credente innamorato di un non credente coltiva volentieri
l'illusione che la persona alla quale è legato, sia convertita, specialmente se
questa si è abituata ad usare un linguaggio cristiano. E di cosa il cuore non è
capace quando si tratta di raggiungere uno scopo tanto desiderato? Perciò è
scritto: "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, è insanabilmente
maligno; chi lo conoscerà?". "Custodisci il tuo cuore più d'ogni altra cosa,
perchè da esso procedono le sorgenti della vita" (Geremia 17:9; Proverbi
4:23).
Se quella persona dice di essere cristiana e di amare il
Signore, senza però dare alcuna prova di una vera conversione, ci si accontenta
delle semplici parole, che in altri casi avremmo giudicato del tutto
insufficienti.
È la nostra
volontà che ci fa agire. Non si rispettano gli ordini del Signore che ci ama e
si fanno le proprie scelte, rivestendole di una parvenza di legittimità,
cercando di persuadere se stessi e gli altri di cose delle quali nemmeno si è
convinti.
Come sarebbe
doloroso il tuo risveglio quando, dopo una breve illusione, tu dovessi
riconoscere che il cuore di chi ti sei scelto per marito o per moglie era per il
mondo e non per il Signore! Ma sarà troppo tardi per riconoscere di aver
sbagliato tutto.
Il tuo dolore
e il tuo pentimento non serviranno a nulla ormai. Ti sei unito al mondo e
porterai per tutta la vita le conseguenze della tua infedeltà sotto i continui
rimproveri della tua coscienza. E tua moglie o tuo marito non potranno capire i
tuoi sentimenti, perchè non conoscono, se non addirittura odiano, Colui che tu
ami.
IL PRINCIPIO
BIBLICO DEL LASCIARE
Per due
giovani credenti che hanno deciso di sposarsi, deve essere chiaro il concetto
biblico che riguarda il lasciare e l'unirsi, espresso sia nell'Antico Testamento
che nel Nuovo Testamento (Genesi 2:23-24; Matteo19:5; Efesini 5:31).
Questi versi
rappresentano la dichiarazione più profonda di tutta la Scrittura inerente al
piano di Dio per il matrimonio.
È da
notare che i versi considerati, che risultano identici, ci parlano di due cose
importanti: un uomo e una donna che si uniscono in matrimonio e diventano una
stessa carne, cioè una stessa cosa, ma a questo atto, a questa decisione, ne
segue un'altra non meno importante, ossia quella di lasciare i propri genitori.
Questo è ciò che Dio ha stabilito. Lasciare i propri genitori, vuol dire
sostituire al rapporto primario genitori-figli, quello di marito-moglie. Questo
è il comandamento di Dio, la volontà di Dio. Il distacco è il prezzo della
felicità.
Se non
avviene un vero e proprio distacco il matrimonio sarà in
difficoltà.
Come un neonato non può vivere, se non si recide il cordone
ombelicale che lo lega alla madre, così un matrimonio non può svilupparsi
fintanto che non c'è un vero e proprio distacco, una vera separazione dalla
famiglia. Si deve lasciare la sicurezza della casa paterna. Marito e moglie con
quest'azione, dichiarano di essere disposti a fondare un nuovo nucleo e ad
assumersene tutte le responsabilità.
Il precetto
del Signore di lasciare la casa paterna, anche da parte dell'uomo oltre che
della donna, ha protetto nel tempo la donna dal malcostume diffusosi nei paesi
orientali secondo cui con il matrimonio, la donna diventava schiava della
famiglia del marito. Distaccarsi però, non significa abbandonare i rispettivi
genitori e troncare ogni rapporto. Anzi al contrario, se a una coppia è data la
possibilità di staccarsi e cominciare una vita propria, essa sarà in grado più
tardi di aiutare le rispettive famiglie.
Il fatto che
essi abbiano potuto distaccarsi, crea uno spazio, un intervallo di tempo in cui
l'amore fra genitori e figli può crescere e maturare.
Tornando
all'episodio del cordone ombelicale, esso è indispensabile alla vita del feto
nella vita intrauterina, ma una volta che il bambino viene alla luce, diventa
pericoloso, se non viene reciso, così ciò che prima era vitale, le cure della
mamma, i consigli del papà, possono mettere in pericolo il matrimonio, se
persistono ancora.
Spesso questo
cordone viene trascinato senza saperlo. Il marito confronta la moglie alla
madre, lei paragona il marito al padre. Tale atteggiamento non fa che
innervosire il coniuge e spingerlo ad agire in modo ancora più palesemente
opposto al modello proposto.
Il concetto di lasciare ha anche un aspetto psicologico. Lasciare significa
anche staccarsi dalle nostre care abitudini e dedicarsi alla nuova vita
coniugale. Chi non è disposto a rinunciare, non riuscirà a rispettare il
principio basilare del lasciare e rimarrà attaccato ad abitudini e affetti che
costituiscono un grave pericolo per la vita coniugale.
Perciò molti
matrimoni naufragano, perchè c'è stata sì l'unione fra marito e moglie, ma non
il lasciare i rispettivi genitori, che possono essere anche bravi, discreti ma
sono comunque un ostacolo alla coppia, limitando la loro libertà di movimento e
di espressione.
Se Dio dice di lasciare i rispettivi genitori, vuol
dire che ciò è per il nostro bene. Ci sono dei fattori anche a livello
psicologico che ostacolano l'ubbidienza a questo comando di
Dio.
Il fattore
economico ed un rapporto morboso e patologico figli-genitori, rappresentano i
maggiori ostacoli che la coppia deve superare per fare appieno la volontà di
Dio.
1) Fattori
economici
Alcune coppie
devono molto ai propri genitori dal punto di vista economico. Questo crea due
condizioni e cioè o che, la coppia decida di stabilire il proprio domicilio a
casa dei genitori o che pur avendo una propria abitazione, di fatto è come se
non l'avesse.
La coppia di credenti deve invece imparare a vivere la
sua vita in maniera indipendente, anche se esiste di fatto una dipendenza
economica. Il cordone ombelicale deve essere reciso con il matrimonio, anche se
ciò potrebbe comportare una vita di maggiori difficoltà dal punto di vista
economico (Proverbi 17:1; 28:21).
2) Rapporto
morboso
Questo
problema può essere legato ad una situazione di dipendenza simile a quella
economica che abbiamo descritto oppure può scaturire dalla immaturità o di uno
dei quattro genitori o di uno dei due coniugi. In questo caso il problema non
deve essere solo affrontato, ma risolto. Perciò è importante, necessario,
indispensabile parlarsi apertamente prima del matrimonio.
Ecco a
che cosa serve il fidanzamento: ad affrontare problematiche delicate perché:
"Prevenire è meglio che curare" (Amos 3:3).
UNA DONNA
DELUSA
Ecco cosa scrive una donna delusa.
"Ieri abbiamo
ricordato, non festeggiato, il nostro ventinovesimo anniversario di matrimonio.
Un'unione felicemente riuscita, due figli, le gioie e le preoccupazioni di una
famiglia normale, un marito meraviglioso tutto dedicato al lavoro, al
volontariato, a noi e alla sua mamma... Eh si, dopo quasi trent'anni, mio marito
non è riuscito ancora a tagliare il cordone ombelicale che lo lega alla sua
mammina, che va a trovare una o due volte al giorno, anche se non vive da sola
ed è più che autosufficiente.
Ho sempre
voluto bene a mia suocera, ma ora non riesco più ad essere gentile con lei,
perchè giorno dopo giorno, mi sta portando via l'amore di mio marito. Persino i
figli ormai, quando non vedono il papà in casa, si limitano a bofonchiare: "Sarà
dalla nonna come al solito". Al suo ritorno poi dall'espressione del volto
sappiamo di che umore è la vecchietta e dobbiamo tutti adeguarci all'aria che
tira.
Con mio
marito io non litigo mai, però se sfiorassi questo tasto, sarebbe una fiammata,
perchè sua madre è al di sopra di ogni sospetto.
Pur amando il
mio uomo con tutto il cuore, mi sono sempre sentita la seconda donna della sua
vita e questo non mi sembra giusto".
Questo è il
classico caso di attaccamento morboso.
I LIMITI NEL
FIDANZAMENTO
Sembra
assurdo parlare di limiti in una società permissiva come la nostra. Oggi siamo
di fronte ad un mondo che sembra volere e potere dare tutto ciò di cui abbiamo
bisogno. La televisione, la pubblicità, i giornali sembrano ricalcare
sistematicamente questo pensiero. Le cause di tutto ciò sono visibilissime,
perchè si finisce con l'essere circondati da una serie di aspirazioni o valori
di vita instabile. Il giovane dunque, rischia di perdere la visione di quelli
che sono i veri valori della vita, perchè intento a rincorrere gli irreali. Ma
l'unica regola di condotta e di fede per il credente resta la Parola di Dio. Due
giovani credenti fidanzati sono responsabili di fronte al mondo, alla Chiesa e
principalmente a Dio. Sono chiamati ad essere luce in questo mondo di tenebre
(Matteo 5:14-16). Devono dunque essere necessariamente di esempio (1Timoteo
4:12). Questa deve essere la loro condotta:
1.
NON
È LECITO AVERE RAPPORTI PREMATRIMONIALI (1Corinzi
6:15-20).
Alcuni dicono: "Dato che noi
ci amiamo e stiamo per sposarci, perchè parlare di limiti?" Un simile modo di
ragionare, rivela una totale ignoranza di quanto comporta un autentico
matrimonio cristiano, ossia due realtà che sono inseparabili l'una
dall'altra:
a) Un impegno
davanti a Dio.
b) Un
impegno davanti alle autorità, all'uomo e alla società.
È dunque
indispensabile sapere che Dio considera come marito e moglie unicamente coloro
che hanno preso l'impegno del matrimonio davanti alla comunità cristiana e alle
autorità. Pertanto Dio considera i rapporti prematrimoniali come fornicazione
(1Corinzi 6:9 e 18).
Il termine
fornicazione significa: "Avere rapporti sessuali con persone dell'altro sesso
senza essere marito e moglie" (Dizionario Garzanti).
2. NON È LECITO FAVORIRE
L'INTIMITÀ.
Fra fidanzati
cristiani nessun'intimità dovrebbe essere presa in considerazione. Certamente è
una cosa naturalissima che dei fidanzati manifestino il loro reciproco amore con
gesti di tenerezza, ma questi non devono creare alcun
turbamento.
Pertanto,
ogni forma di contatto sensuale, deve essere evitato perchè fa parte dei
rapporti intimi che Dio ha riservato allo stato di matrimonio (Matteo.5:28) e
quindi sono da Dio stesso condannati (Apocalisse 21:8).
Quando queste regole sono
infrante, si crea un complesso di colpevolezza, che inaridisce spiritualmente la
coppia, defraudandola di ogni forma di vita cristiana vittoriosa (1Timoteo
2:21,22).
I fidanzati
devono evitare qualsiasi cosa che possa offuscare la loro purezza e gioia
affinché essi possano operare per il meglio di se stessi, per la loro futura
unione, ricordando sempre che: "L'amore non fa nulla di sconveniente" (1Corinzi
13:5) e che se la coppia cristiana si ama veramente, non si comporterà in
maniera egoista.
"
L'amore è bello, l'amore è puro, l'amore è rispetto reciproco". L'esperienza
meravigliosa decisa da Dio di essere uno solo nel matrimonio, non deve essere
sciupata con comportamenti frivoli (1Tessalonicesi
4:3).
Tutto ciò non
sarà deciso da uno sforzo umano di adeguarsi a certe regole, ma da un
conseguente e profondo amore per Dio (1Giovanni 2:3).
CONSIGLI PER I
FIDANZATI
1) Se è possibile
convenire quanto prima a nozze.
2) Non
isolarsi mai, ma vivere con gli altri la fede in Cristo Gesù. Isolandosi si è
più soggetti alle tentazioni. La carne infatti può facilmente prevalere sullo
Spirito (Matteo 26:41; Galati 5:16,17).
3) Essere
sempre presenti in Chiesa ed impegnarsi attivamente nell'opera del Signore per
poter crescere e maturare insieme.
4) Ricordarsi
che pur essendo fidanzati, si è sempre fratello e sorella.
Vediamo ora i
motivi del divieto di un rapporto sessuale nell'ambito del
fidanzamento:
Fattore
psicologico
È logico che
due fidanzati cristiani, che sono tali in vista di un matrimonio, se entrano
nell'ambito prettamente fisico, spingendosi verso carezze troppo intime,
potrebbero rompere quella cortina tra loro, compromettendo un reciproco
adattamento nel carattere.
Se il
rispetto reciproco crescerà, l'amore si approfondirà.
D'altra
parte "andare fino in fondo" si risolve in una scorciatoia, che spesso porta
alla fine il sentimento di amore che si cerca di
esprimere.
Il sesso può
ferire l'amore? Certamente! L'amore è ferito quando non è protetto dal volere
divino. Perciò Dio protegge l'amore, confinando il sesso nell'ambito del
matrimonio.
Fattore
biologico-pratico
Un motivo
molto pratico che spiega il perchè due giovani non debbano lasciarsi andare
verso rapporti troppo intimi o completi, è proprio il rischio di una gravidanza
e quindi il trovarsi di fronte anticipatamente a tutti i problemi e le
situazioni che essa comporta.
Fattore
fisico
Se due fidanzati indugiano o si danno a
rapporti non completi, ma molto intimi, la fame sessuale si sveglia in maniera
prepotente tanto che ognuno di loro sarà tentato o a pretendere rapporti
completi tra loro o a cercare tali rapporti con partners più facili.
Fattore
sociale
In un ambiente come il nostro, abbastanza integro, i rapporti sessuali completi
tra fidanzati, portano gravi disagi a loro stessi, nei confronti delle famiglie,
della comunità, ma soprattutto per la testimonianza nei confronti della società
che li circonda.
CONCLUSIONE
Caro
fratello, cara sorella, scegliere il proprio compagno o la propria compagna, è
una cosa seria, perchè è una decisione che dura per sempre e influenzerà
positivamente o negativamente la tua vita presente, futura ed anche eterna. Può
darsi che tu stia per fare una scelta che viola la volontà di Dio. O forse l'
hai già fatta. Migliaia di credenti possono testimoniare che non vale la pena
rischiare. La Parola di Dio così si esprime: "Io ti ho posto davanti la vita e
la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita onde tu viva,
amando l'Eterno il tuo Dio, ubbidendo alla Sua voce e tenendoti stretto a Lui"
(Deuteronomio 30:19,20).
Scegli di fare
appieno la volontà di Dio ed Egli ti benedirà tutti i giorni della tua
vita!