Un’eresia
mai sconfessata, anzi riconfermata!
IL PURGATORIO: UN’ILLUSIONE ROMANA
La dottrina del purgatorio è una pura illusione
della chiesa romana che confonde milioni di persone. La morte e l’al di là
hanno sempre coinvolto la fantasia popolare, il dogma ha fatto il resto. In realtà vi è una seria difficoltà
della Chiesa romana quando vuole giustificare con le Sacre Scritture
l’esistenza del purgatorio. Il fuoco del purgatorio serve non solo a
purificare, ma anche punire e le sofferenze che si provano in esso sono
spaventose. La lieta notizia è che solo in Sangue di Cristo libera da ogni
peccato. Non solo il purgatorio è pura illusione romana, ma tutti coloro che
muoiono senza Cristo saranno perduti per sempre.
Premessa
Una delle maggiori
differenze fra la comprensione evangelica e quella cattolica romana delle “ultime
cose” si riferisce al problema del purgatorio.
Il purgatorio può forse
essere compreso al meglio come uno stadio intermedio, in cui coloro che sono
morti in stato di grazia hanno l’opportunità di purgarsi dalle colpe dei loro
peccati, prima di entrare definitivamente in paradiso. Il termine non compare
nel Canone tradizionale e nemmeno nei libri apocrifi riconosciuti canonici
dalla Chiesa cattolica. Deriva probabilmente dal latino purgatorius, che
a sua volta deriva dal verbo purgare generalmente tradotto purgare o purificare.
Il purgatorio nella teologia di alcune “chiese”
Nella teologia della
chiesa il purgatorio rappresenta uno stato di purificazione nel quale, secondo
Che si parli di una “pena
temporale” in una condizione che comunque è situata dopo la morte dipende
dalla concezione del purgatorio come stato non definitivo presentandosi, alla
fine dei tempi, la salvezza o la dannazione come possibili esiti
dell’itinerario umano.
La concezione del
purgatorio non possiede un’esplicita base biblica; solo il testo apocrifo di 2 Maccabei 12:39-45 parla di Giuda
Maccabeo che fa offrire un sacrificio espiatorio per i morti perché fossero
assolti dal peccato.
Ecco il testo
integrale:
2 Maccabei 12:39: “Il
giorno dopo quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda
andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri
di famiglia”.
2 Maccabei 2:40: “Ma
trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia,
che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui
costoro erano caduti”.
2 Maccabei 12:41: “Perciò
tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose
occulte”,
2 Maccabei 12:42: ricorsero
alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato.
Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati,
avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti”
2 Maccabei 12:43: “Poi
fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d‘argento, le
inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così
in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione”.
2 Maccabei 1 2:44: “Perché
se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe
stato superfluo e vano pregare per i morti “.
2 Maccabei 12:45: “Ma
se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano
nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota.
Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero
assolti dal peccato”.
Il problema
è però che questo brano non fa parte del Canone della Bibbia ebraica, quindi è
considerato apocrifo (cioè non ispirato) quindi non può avere alcuna autorità
nella Chiesa.
Il purgatorio nella Teologia patristica
La dottrina del purgatorio venne sviluppata nel corso del periodo patristico.
Clemente d’Alessandria e Origene
ritenevano che coloro che erano morti senza avere il tempo di compiere le
azioni penitenziali riparatorie sarebbero stati “purificati col fuoco” nella
vita futura.
La pratica di fare
preghiere per i morti (che si sviluppò ampiamente nelle chiese d’oriente nel
corso dei primi quattro secoli) favorì fortemente lo sviluppo teologico del
tema, e rappresenta un eccellente caso per studiare il modo in cui la liturgia influenza la teologia.
Ci si chiedeva: “Che
senso ha pregare per i morti se le preghiere non sono in grado di modificare la situazione in
cui essi si trovano?”.
Punti di vista di
questo genere si possono trovare in Agostino
da Ippona, il quale sosteneva la necessità di purificarsi dei peccati nella
vita presente prima di godere delle gioie nella vita successiva.
Mentre la prassi delle
preghiere per i morti sembra ben documentata a partire dal 4° secolo, la formulazione
esplicita di una nozione di “Purgatorio” sembra iniziare due secoli
dopo, e la ritroviamo negli scritti di Gregorio
Magno.
Nella sua
interpretazione di Matteo 12:32 «A chiunque
parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; chiunque parli contro lo
Spirito Santo, sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro», che si può datare fra il
593 e il 594, Gregorio espone la concezione che i peccati possano essere
perdonati “nell‘era futura”.
Interpreta questo fatto
nei termini di un’età futura in cui i peccati, che non sono stati rimessi sulla
terra, potranno essere rimessi successivamente.
Si noti in particolare
il riferimento al “fuoco purificatore” (purgatorius ignis), che viene
ripreso nella maggior parte delle rappresentazioni medievali del purgatorio, e
dal quale deriva appunto il termine “Purgatorio “: “Ciò nondimeno si deve
credere che, prima di quel giudizio ultimo, vi è il fuoco del purgatorio per le
espiazioni delle colpe leggere, come ce ne assicura anche colui che è la verità
stessa, dove dice: «Perché se qualcuno avrà pronunziato bestemmia contro lo
Spirito santo non gli sarà perdonato in questo secolo e neppure nel futuro». Da
queste parole è dato rilevare che, oltre le colpe che possono essere perdonate
in questa vita, ve ne sono pure di quelle per le quali si potrà ricevere
il perdono nell’altra”.
Il tema del fuoco di
purificazione, in contrapposizione al fuoco del giudizio, viene sviluppato con
particolare impegno da Caterina da
Genova nel Trattato sul purgatorio, che si può datare intorno al i
490: “Le anime che sono nel purgatorio sono senza colpa di peccato e perciò
non hanno impedimento tra Dio e loro: c’è però quella pena, la quale le ha
fatte ritardare, sicché l’istinto non ha potuto avere la sua perfezione. Or
vedendo con certezza quanto importi. quanto sia grave ogni minimo impedimento e
vedendo ancora come l’istinto è ritardato per un‘ingiustizia necessaria, ne
nasce in loro un estremo fuoco, simile a quello dell’inferno, eccetto la colpa,
la quale è quella che fa la volontà maligna ai dannati dell’inferno. A questi
Dio non corrisponde la sua bontà, e perciò restano in quella disperata, maligna
volontà contro la volontà di Dio”.
Il purgatorio nella teologia della Riforma
La concezione del
Purgatorio fu decisamente respinta dai riformatori nel corso del Cinquecento.
Contro di esso furono mosse due critiche
fondamentali.
Primo, si sosteneva la mancanza di una qualsiasi
giustificazione biblica
sostanziale.
Secondo, esso era in contraddizione con la dottrina della
giustificazione per fede.
Nel basso Medioevo si
riteneva che la salvezza potesse essere meritata per mezzo delle buone opere.
La teologia del perdono, quindi, era vaga e confusa, specialmente per quanto
riguardava le indulgenze, il che dava un certo peso all’idea che fosse
possibile acquistare il perdono dei peccati o la remissione delle “pene dei
purgatorio”.
In altre parole, le
pene dell’al di là derivanti da azioni peccaminose potevano essere ridotte, e
magari cancellate, dal pagamento di un’adeguata somma di denaro.
Tali credenze erano
contrarie all’insegnamento della chiesa del tempo, ma questa non fece alcuno
sforzo per disingannare i fedeli.
All’inizio del Cinquecento
le indulgenze erano una delle
fonti principali delle entrate papali, tali entrate finivano in parecchie
casseforti, esistevano quindi degli interessi molto concreti cui importava che
perdurasse l’indeterminatezza dottrinale sulla giustificazione, propria del
Cinquecento.
La dottrina della giustificazione per fede, unita alla
dottrina del sacerdozio universale dei credenti, tagliava l’erba sotto i piedi a
questi interessi economici.
Il perdono era una faccenda che riguardava il credente e
Dio, nessun’altro!
Non c’era bisogno di
alcun mediatore umano, di alcuna somma di denaro, di alcuna preghiera di
intercessione, per dichiarare che il peccatore era stato perdonato. Bastava
leggere nelle Scritture le promesse di perdono fatte a chiunque confessa i
propri peccati e credere in esse, senza bisogno che qualcun altro le
convalidasse.
Il perdono divino si
otteneva solo su questa terra e senza alcuna specie di pagamento, era totalmente gratuito!
L’idea del purgatorio,
su cui si basava gran parte della superstizione popolare e dello sfruttamento
ecclesiastico (“Appena il soldo
tintinna in cassa l’anima dal purgatorio passa! “), veniva liquidata
come una finzione non biblica.
La negazione del
purgatorio implicava un atteggiamento del tutto diverso nei riguardi della
morte, dell’atto del morire e delle varie pratiche che in precedenza vi si
collegavano. Dopo la morte non c’era speranza di salvezza, tutto era in gioco
sulla terra!
I Riformatori quindi
sottolineavano con forza la dottrina della giustificazione per fede, la quale
dichiarava che una persona poteva essere in corretta relazione con Dio,
mediante la fede, stabilendo così un rapporto che ovviamente cancellava la
necessità e l’idea del Purgatorio.
La situazione attuale
Non è molto diversa da
quella medievale.
Il Catechismo della
Chiesa cattolica così esprime:
Art. 1030 — Coloro che muoiono
nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati,
sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo
la morte, ad una purificazione, a fine di ottenere la santità necessaria per
entrare nella gloria del cielo.
Art. 1031 —
Art. 1032 — Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della
preghiera per i defunti di cui
E’ cambiato qualcosa?
No! Anzi la situazione
è peggiorata perché non si eleva più quel coro di protesta che fu proprio dei
Riformatori. L’ecumenismo, l’unità dei cristiani, le marce per la pace hanno messo
a tacere la coscienza dei più, in fondo si guarda all’aspetto positivo delle
cose.
Rimane comunque questa
triste illusione romana che contagia la credenza popolare in un sistema molto
più evoluto di quello del Medioevo.
Uno scrittore
cattolico, il Mozzarelli, accenna alla possibilità che un giorno di
purgatorio corrisponda ad ogni peccato veniale, cosicché, contando una media di
trenta peccati veniali al giorno, egli arriva al totale di 1800 anni di
espiazione in purgatorio per un individuo medio che abbia vissuto 60 anni, A
questo conto bisogna poi aggiungere dell’altro tempo, per quei peccati mortali
che sono stati perdonati, ma non completamente espiati (C.F. Dreyer-E. Werner, Il
Cattolicesimo alla luce delle Sacre scritture, pag.80).
Alcuni brani della
Scrittura vengono citati a sostegno della dottrina del purgatorio, oltre a
quello apocrifo di 2 Maccabei 12 e a quello canonico di Matteo 12:32 già
citati, vi sono altro quattro passi citati in difesa della dottrina del
Purgatorio:
1. Matteo 12:36: “Io vi dico che di
ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno
del giudizio”. Dove si deduce che ci dev’essere un purgatorio, dato che Dio
non potrebbe mandare all’inferno per qualcosa di così poca importanza come
delle parole oziose.
2. 1 Corinzi 3:15: “Se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma
egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco”. Da questo passo si deduce che
sono le fiamme del purgatorio che consumeranno le scorie, mentre l’anima, dopo
essere stata purificata, sarà infine liberata.
3. Luca 12:59: “lo ti
dico che non uscirai di là, finché non avrai pagato fino all’ultimo centesimo”, Da qui si deduce che
il pagamento avviene nel purgatorio: una volta avvenuto, l’anima viene
liberata.
4. 1 Timoteo 2:1: “Esorto
dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere,
intercessioni, ringraziamenti per tutti
gli uomini”. Si deduce che, parlando di tutti gli uomini,
Paolo pensava ai viventi e ai morti ed insegnava le preghiere per i defunti.
Tralascio ogni commento, non è intenzione di queste riflessioni confutare i
metodi esegetici che stanno alla base dell’interpretazione romana. Una cosa
sembra però evidente, nessuno dei brani
citati menziona la parola purgatorio, quindi l’interpretazione è completamente forzata, mentre l’insegnamento della Bibbia è del tutto
contrario.
Le difficoltà sono evidenti se si vuole giustificare con
le Sacre Scritture l’esistenza del Purgatorio.
Qualche tempo fa ascoltavo una trasmissione alla radio
dove un sacerdote cattolico invitava gli ascoltatori a telefonare per formulare
quesiti inerenti alla fede.
Un radioascoltatore telefonò e fece queste specifiche
domande: “Dio è buono? Dio è pieno di
compassione?”.
“Certo!” —
rispose il sacerdote — “Lo attesta
“Ma Dio perdona in punto di
morte? Se un peccatore si ravvede e confessa i suoi peccati un istante prima di
morire, Dio lo accetta?”.
“Certo figliolo abbiamo il bellissimo esempio del ladrone
sulla croce, Gesù gli disse che subito sarebbe stato con lui in paradiso!”.
“Mi scusi padre.. perché allora avete inventato il
Purgatorio?”
Silenzio totale!
Per alcuni minuti
sembrava che fosse saltato il collegamento, invece c’era, il sacerdote rispose
in modo evasivo e non esauriente.
Le difficoltà ditale
dottrina sono evidenti e rimangono!
Ciò che turba
maggiormente in questa dottrina, è che
·
“Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di
Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23).
·
“Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è
estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la
giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini” (Romani 5:18).
Potrebbe un Dio amorevole e veritiero, offrire la vita
eterna come dono gratuito — e poi farci soffrire per guadagnarla — e quindi mentire nella Sua Parola?
·
“Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la
fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (Efesini 2:8).
Se crediamo a ciò che dice
·
“Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo Sangue.
saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira” (Romani 5:9)
·
“...Sono gratuitamente giustificati per
L’apostolo Paolo sottolinea questo stesso punto: “Tali
eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete
stati giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del
nostro Dio” (1 Corinzi 6:11).
I veri cristiani sono
già stati purificati perché Gesù ha portato tutti i loro peccati sulla croce: “In
questo caso, Egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo;
ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare
il peccato con il Suo sacrificio” (Ebrei 9:26).
Ai figli
di Dio non viene chiesto di soffrire per essere salvati, perché sono gi stati
acquistati e pagati a caro prezzo: “Infatti siete stati comprati a caro
prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che
appartengono a Dio” (1 Corinzi 6:20).
Conclusione
In tutta la dottrina
concernente il purgatorio e nei mezzi per cui i tormenti in essa sofferti
possono essere evitati, appaiono delle assurdità e delle contraddizioni che
colpiscono a prima vista.
Inoltre tale dottrina è completamente contraria
all’insegnamento della Parola di Dio.
Infine essa sminuisce
la gloria di Cristo impoverendo l’importanza della Sua Opera espiatoria.
Morendo sulla croce il
Signore Gesù ha detto che “Tutto è
compiuto” e la
dimostrazione è che il
velo del tempio che ci separava dal luogo santissimo si strappò da cima a
fondo.
Questo avvenimento
miracoloso stava a significare che l’opera della salvezza era compiuta e il
velo che impediva al fedele di avvicinarsi a Dio era stato rimosso.
Solo il Suo
Sangue ci purifica da ogni
peccato, sia in questa vita che in quella a venire!
Se
Ognuno può rispondere
da sé a questa domanda, traendo da solo le conclusioni!
Ora, almeno è chiaro che la dottrina del
purgatorio è una dottrina nata dalle menti degli uomini mortali e non è provenuta da Dio: “Non c’è
dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la
legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del
peccato e della morte.” (Romani 8:1-2).
Mario Manduzio
Tratto
con permesso da «IL CRISTIANO» dicembre
2005 www.ilcristiano.it