Un bisogno sempre più attuale


L’ARTE DI INVECCHIARE

 

· “Io sono stato giovane e son anche divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane” (Salmo 37:25).

·  “Benedetto l’uomo che confida nel Signore, e la cui fiducia è nel Signore! Egli è come un albero piantato vicino all’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume; non si accorge quando viene la calura e il suo fogliame rimane verde; nell’anno della siccità non è in affanno e non cessa di portar frutto” (Geremia 17:7).

·  “Porteranno ancora frutto nella vecchiaia, saranno pieni di vigore e verdeggianti” (Salmo 92:15).

·    “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace...” (Galati 5:22).


Un lungo cammino

“Io sono stato giovane e son anche divenuto vecchio”:

La gioventù non è solo un periodo della vita, è anche una condizione interiore, nella quale la volontà, l’immaginazione e il coraggio sfidano gli eventi, le difficoltà e gli imprevisti quotidiani. La vita non è fatta proprio d’imprevisti?

“Io sono stato giovane...”.

Dunque, prima di tutto, un fanciullo. Fin dalla sua nascita ogni bambino è un essere limitato... Lo sapete che il cristallino dell’occhio, questa piccola lente meravigliosa, limpida, elastica, viva, invecchia fin dalla nascita?

Ogni fanciullo nasce in un tempo determinato, in un determinato ambiente sociale. I suoi genitori, che egli non ha scelto, gli hanno trasmesso una ben determinata eredità.
Del resto non è affatto facile, per molti giovani, accettare la loro vita, così come è.

Molti anzi rifiutano di accettarsi così come sono!

Un certo dottor Liengme, nel suo libro “Pour apprendre à mieux vivre” (= “Per imparare a vivere meglio”) ci incoraggia con queste parole: “Vivere è l’arte di usare ciò che rimane”.
L’apostolo Paolo dirà, meglio ancora: “Per la grazia di Dio io sono quello che sono e la grazia sua verso di me non è stata vana” (1 Corinzi 15:10).

Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni. Si diventa vecchi quando le preoccupazioni, i dubbi, la mancanza di speranza ci fanno curvare verso terra e diventare polvere prima ancora di morire.

Gli anni raggrinziscono la pelle, ma il pessimismo raggrinzisce l’anima.

“Io sono stato giovane e son anche divenuto vecchio”.

Ma sono invecchiato bene?

Verso la fine della sua vita, mentre era in prigione, l’apostolo Paolo si esprimeva così: “Io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo” (Filippesi 4:11).

Sta a noi fare nostra questa affermazione, anche se nella vecchiaia avvertiamo in modo più acuto il peso del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro.

Più avanziamo negli anni e più il futuro si avvicina al presente!

Per chi è ancora giovane il futuro è un cammino che parte verso l’infinito.

Nell’età matura il futuro assume contorni più definiti.

Nella terza età cammina fianco a fianco con il nostro presente.


Il viaggio è ben riuscito?

Apriamo una breve parentesi.

In Genesi 2:15 ci viene raccontato che il Signore prese l’uomo e la donna e li pose nel giardino dell’Eden perché lo coltivassero e lo custodissero.

Ma c’era un pericolo, proprio all’interno dello stesso giardino. Il seguito del racconto ce lo rivela ampiamente, poiché il nemico riuscì a trascinare tutti e due nella caduta, portandoli a dubitare della Parola di Dio, attraverso una particolare strategia: di separarli l’una dall’altro.

Fatte le debite proporzioni, il matrimonio non è una specie di paradiso che viene promesso a noi che ci uniamo per la vita sotto lo sguardo di Cristo?

Certo, questo “giardino” non è così ideale come il suo originale!

In questo secondo giardino non è sempre bello vivere. Le condizioni di vita della creatura umana sulla terra sono cambiate. La tempesta soffia, a volte anche con violenza, scuotendo i nostri sentimenti e sradicando le nostre illusioni.

Ma, nonostante le tempeste, nonostante le prove che ci assalgono e con le quali dobbiamo fare i conti, la vita di coppia dovrebbe rimanere, per due sposi che si amano, il giardino dove è buono vivere. A condizione, però, di coltivarlo e di non lasciarlo invadere dalle ortiche o da altre erbacce.

Ma... chiudiamo questa parentesi.

“Benedetto l’uomo che confida nel Signore, e la cui fiducia è nel Signore”.
Occorre cominciare – o, se necessario, ricominciare – dando una totale fiducia a Cristo, per poter andare nella giusta direzione.

 “Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Giovanni 8:12). Sì, chi segue il Signore, sarà benedetto, come ci dice il profeta, ma a condizione che obbedisca a Lui e alla Sua Parola.

Imitiamo Giacobbe, quando a Peniel si rivolse così al Signore, trovandosi faccia a faccia con Lui: “Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto” (Genesi 32:26).


La benedizione di Dio non è certamente localizzata in un particolare angolo del nostro pianeta. La benedizione di Dio è dovunque due o tre sono riuniti nel suo nome.
Il profeta Geremia ricorre ad un’altra immagine: “È come un albero piantato vicino all’acqua”. Essere piantati saldamente e nel posto giusto. Che differenza con chi crede soprattutto di essersi ben nascosto, al riparo da ogni rischio e da ogni responsabilità.
“Distende le sue radici lungo il fiume”.

Se una parte del terreno soffre di siccità, le radici dell’albero cambiano da sole direzione per convergere, poco a poco, verso il corso d’acqua. Questa è una bell’immagine di una vita vissuta in Cristo! Un nuovo albero di vita, in mezzo al giardino...

“il cui fogliame rimane verde”.


Cosa rimane?

I frutti!

“Porteranno ancora frutto nella vecchiaia, saranno pieni di vigore e verdeggianti” (Salmo 92:15).

Cosa è un frutto?

È qualcosa di buono da mangiare, che si produce anche per gli altri.

Ma: ai miei familiari ed ai miei amici piace gustare i frutti dell’albero del mio giardino?
Oppure i miei frutti sono caduti per terra, bacati e immangiabili?

Oppure, ancora, restano verdi per sempre, nascosti dalle foglie, colpiti dal gelo?

In questi casi i miei frutti acerbi o bacati non faranno certamente gola agli altri.

“Il frutto dello Spirito è amore...” (Galati 5:22).

 

L’amore è citato per primo, perché il suo sapore avvolge quello di tutti gli altri frutti citati.

Quante volte nei Vangeli leggiamo che dei malati furono profondamente colpiti dall’accoglienza loro riservata da Gesù!Gesù era spesso mosso a compassione, vedendoli.

 

La benedizione...

Voi sarete benedetti da mio Padre – ci ricorda Gesù – se voi mi vedrete attraverso i miei fratelli sulla terra,

·     perché ebbi fame e mi deste da mangiare;

·     ebbi sete e mi deste da bere;

·     fui straniero e mi accoglieste;

·     fui nudo e mi vestiste;

·     fui ammalato e mi visitaste;

·     fui in prigione e veniste a trovarmi” (Matteo 25:35-36).

    
La gioia...

Anche la gioia è considerata come uno dei frutti dello Spirito. La gioia non si limita ad una bella risata, anche se sonora e collettiva!La gioia è, anch’essa, una condizione interiore. La gioia ci è donata da Dio.

La gioia è la condizione di chi ha una buona coscienza, di chi vive nella pace. Ogni cristiano dovrebbe possedere e produrre questo frutto in modo abbondante! Non è infatti un frutto riservato unicamente a quanti sono, sempre e per carattere, di buon umore. Questo frutto è donato anche a quanti sono scontrosi di natura.


Gesù è la fonte di ogni gioia:“Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Giovanni 15:11). Essere in comunione con Gesù significa manifestare “una gioia completa”. Ancora una volta: la gioia non va identificata con il riso.

Certo, il riso è una cosa eccellente, fa anche bene alla nostra salute, ma non è di nessuna utilità per la nostra condizione spirituale.

La gioia secondo Cristo è una condizione permanente e non è certamente una sensazione fisica o psichica passeggera.

La vera gioia dura per tutta la vita!

Nei giorni buoni come in quelli cattivi, il frutto della gioia non si lascerà rattristare da circostanze avverse e dolorose.

     
Concludendo, possiamo dire che la gioia ha come sua espressione il sorriso.
Il dizionario Larousse ci dà questa definizione del sorriso: “...è testimoniare a qualcuno simpatia, affetto, gentilezza... Il sorriso aiuta a creare un clima di buon umore”.
In Svizzera si dice che agli abitanti del cantone di Vaud piace guardare le montagne dal basso, la chiesa dall’esterno e il bar dall’interno. Per quanto mi riguarda, a me invece piace contemplare le montagne dall’alto, la chiesa dall’interno e il bar dall’esterno. Tanto e così bene che, uno di questi giorni, passando davanti alla porta di un vecchio bar a Vevey, vi ho scoperto una piccola targa sulla porta d’ingresso.

Mi sono affrettato a ricopiare con cura quello che c’era scritto:


Il sorriso...
non costa niente e fa piacere.
Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante, ma il suo ricordo è talvolta eterno.
Nessuno è abbastanza ricco per poterne fare a meno,
e troppo povero per non poterlo donare.
Il sorriso porta la felicità nella famiglia.
È il segno visibile dell’amicizia.
Un sorriso dona riposo allo stanco
e infonde coraggio alla persona più scoraggiata.
     

Allora sorridiamo!
Perché “la gioia del Signore sarà la vostra forza”! (Nehemia 8:10).

 

Pierre Bigler-Andres  

   
(da “Promesses” n. 137   luglio-settembre 2001; pagg. 31-34).