L’UBBIDIENZA

(Letture: Deuteronomio 30:19-20; 1 Samuele 15:22; Atti 5:29; Ebrei 5:8)

 

 

Non si ubbidisce con le parole, anche se belle, ma si ubbidisce con gli atti. Gesù fa dell’ubbidienza la qualità essenziale del discepolo: «Voi siete miei amici, se fate le cose che vi comando» (Giovanni 15:14).

 

 

 

Prima di entrare nel vivo di questo importante argomento che riguarda tuffi quanti, vogliamo porci alcune domande:

·     Che cos’è questa virtù?

·     Che cos’é l’obbedienza cristiana?

·     Perchè Dio richiede obbedienza assoluta?


Obbedire significa fare ciò che ci viene ordinato, condiscendere o sottostare all’altrui volontà, corrispondere ad un ordine, a un comando a una sollecitazione.

Ubbidire significa fare ciò che un altro vuole.

Per il credente l’obbedienza è la disposizione costante della volontà di uniformarsi alla legge di Dio, l’abitudine di fare il bene e seguirlo.

Ubbidire a Dio per fare il Suo volere e la Sua volontà è la sola sorgente della nostra gioia e allegrezza.

Il Signore non ci chiede di innalzarci a grandi altezze, ma di applicare al nostro stato di uomini ciò che è la normale regola di condotta.

Il credente deve ubbidire alla Parola del Signore, deve dipendere da Lui e sottomettersi a Lui.

La Parola di Dio che noi possediamo deve guidarci ed illuminarci, ed il Suo Spirito ci farà conoscere quale è la Sua volontà. Questa parola deve pure essere applicata in tutte le circostanze anche le più tristi e difficili della nostra vita.

 

Dio  richiede obbedienza

Dobbiamo riconoscere che la nostra idea di Dio si è un po’ deteriorata.

A volte pensiamo a Dio come ad un brav’uomo, gioviale e facilone che non richiede mai nulla, neppure l’ubbidienza.

In alcuni ambienti, il termine «obbedienza» è considerata quasi una brutta parola.

Daniele fu ubbidiente e preferì coi suoi tre amici le fiamme di una fornace ardente, piuttosto che disubbidire a Dio.

Dio stabilisce dei principi per il nostro bene, e la Sua autorità ci protegge sempre in ogni circostanza.

L’obbedienza è una cosa non solo molto importante, ma fondamentale nella vita e nel cammino del credente. E’ vero che a salvezza è per grazia mediante la fede, ma se questa salvezza non suscita in noi il desiderio di ubbidire dovremmo cominciare a verificare la nostra vita.

L’obbedienza è uno dei temi principali della Bibbia.

Se il Signore non ha evitato la caduta dell’uomo è stato solo perché l’uomo imparasse a sue spese la necessità dell’obbedienza e la conseguenza che la violazione della legge divina comporta.

La vita di Adamo dipendeva dalla sua obbedienza al comandamento del Signore.

Dio non è veramente riconosciuto sovrano se non quando si sottomette la nostra volontà alla Sua con un’obbedienza senza riserve.

 

Fin dall’inizio della sua storia l’uomo, invece di rimanere e camminare sul sentiero dell’obbedienza, si è innalzato contro Dio, ha trasgredito il Suo comandamento e per questo motivo ha perso l’innocenza e la vita.

Anche davanti alla legge del Sinai è caduto a causa della sua violazione.

Non si obbedisce con le parole (anche se belle); ma si ubbidisce solamente con gli atti.

Noi dimostriamo rispetto e amore per qualcuno quando gli ubbidiamo.

Più Gli ubbidiamo, più Lo amiamo e più sentiremo da vicino la Sua presenza e la Sua voce.
La nuova vita in Cristo non si può vivere se non nell’obbedienza (Giovanni 14:15; 1 Giovanni 5:3).

Il credente è chiamato a camminare sul sentiero dell’obbedienza per fare la volontà di Colui che lo ha salvato e redento. I figli di Dio vivono in un mondo dove tutte le virtù cristiane vengono messe alla prova in continuazione.

Gesù disse: «Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo, Io ho vinto il mondo» (Giovanni 16:33).

Ciò che Dio si aspetta dai Suoi figli che essi camminino sul sentiero dell’obbedienza.

Dobbiamo riconoscere che non è assolutamente facile camminare in esso osservando e praticando tutti i Suoi comandamenti,

Obbedire vuol dire innanzitutto accettare che si modelli in noi uno stile di vita segnato in tutti i campi e a tutti i livelli dalla santità; e infine sottomettersi al disegno divino per quel che concerne la proclamazione dell’Evangelo di Cristo al mondo.

Gesù disse: «Se uno Mi ama osserverà la Mia parola; e il Padre Mio l’amerà e verremo da Lui e dimoreremo presso di Lui» (Giovanni 14:23).

Non bisogna mai dimenticare che Gesù fa dell’obbedienza la qualità essenziale del discepolo: Egli disse: «Voi siete Miei amici, se fate le cose che Io vi comando» (Giovanni 15:14).

L’obbedienza svolge anche un ruolo rivelatore: cioè lascia il segno, la prova irrefutabile di una vita nuova, rigenerata, una vita santa e vivente.

In Giovanni 14:21, Gesù ci dice che la via dell’obbedienza ai Suoi comandamenti significa l’esperienza della Sua presenza. Se facciamo la Sua volontà, Egli ci assicura il Suo amore e ci promette che si manifesterà a noi.

William L. Pettingil, autore di numerosi libri, un giorno disse: «E’ vero che ci vuole del tempo per imparare che cosa Iddio si aspetta da noi Suoi figliuoli, che cosa dobbiamo fare; ma una volta conosciuto il disegno di Dio, non dovremmo esitare né differirne il compimento».

Solo quando ubbidiremo con gioia facendo quello che Egli vuole da noi, possiamo aspettarci, a nostra volta, che il Salvatore ci guardi con compiacenza.

Come credenti dobbiamo seguirLo ubbidienti e non tirarci indietro per indugiare a riflettere se andare con Lui o rinunciare.

Ringraziamo il Signore che questa via di abnegazione e di obbedienza termina con l’esaltazione nella gloria. Guidato da Gesù Cristo e con la Sua protezione, il cristiano non dispera mai, ma avanza sicuro del successo che l’aspetta, deciso ad obbedire fino in fondo al suo Capo divino.


Gesù: il nostro esempio

L’ubbidienza in Gesù era perfetta; purtroppo dobbiamo riconoscere che troppe cose in noi credenti impediscono tale manifestazione nella nostra vita.

Gesù è in tutte le circostanze per noi credenti un esempio di fede.

Nella Scrittura è detto che anche Gesù dovette imparare l’ubbidienza (Ebrei 5:8).

Vi sono due forme di ubbidienza, una attiva e l’altra passiva. Per natura ci è più facile l’obbedienza attiva, in cui ci sforziamo di essere graditi al Signore nei nostri atteggiamenti, nella nostra condotta.

Dobbiamo riconoscere però che quando si tratta di non agire, ma di accettare che sia Dio a imporci qualcosa allora le cose cambiano.

E’ veramente difficile dire come Gesù: «Non la Mia volontà, ma la Tua sia fatta» (Luca 22:42).

Gesù Cristo ha conosciuto quéste due forme di obbedienza, lasciandoci un esempio, affinché noi seguiamo le Sue orme.

Al Getsemani, come alla Croce, Gesù fu obbediente attivamente e passivamente.

Gesù glorificò Dio con la Sua obbedienza perfetta.

Il Suo ministerio terrestre cominciò soltanto dopo che ebbe, nel deserto, trionfato sulle tentazioni di satana. Questa vittoria la riportò come uomo, per semplice obbedienza alla Parola di Dio scritta.

Egli disse: «Il Mio cibo è far la volontà di Colui che mi ha mandato, e compiere l’opera Sua» (Giovanni 4:34).

Mentre era qui sulla terra, Gesù ha sempre agito in ogni cosa come un servitore obbediente. Alla fine del Suo cammino quaggiù diede la manifestazione suprema di ciò che Egli è, e di ciò che Dio è.

Per mezzo del sacrificio di Se stesso e della Sua morte, diede se stesso per noi (Efesini 5:2).

L’obbedienza perfetta è stata il segno distintivo della vita di Cristo sulla terra (Giovanni 5:30; 8:29). In questa obbedienza verso Dio Gesù manifestava pure il Suo amore Divino verso tutti gli uomini.

Se la croce fu la più alta espressione dell’amore divino, essa è pure la più grande manifestazione della Sua perfetta «ubbidienza».

Impariamo da Gesù che anche davanti al sacrificio della croce, scelse la strada dell’umiltà e dell’obbedienza.


L’obbedienza porta molti benefici

Ci sono da parte del Signore particolari benedizioni per coloro che gli ubbidiscono.

L’obbedienza serve a rafforzare la fede.

Il grande predicatore Spurgeon per esortare all’obbedienza diceva: «Lasciatevi persuadere dal carattere stesso di Dio!».

L’obbedienza porta con molti benefici: pace, gioia, comunione, benedizioni celesti ed una ricompensa eterna nei cieli.

La sola ed unica condizione per ricevere le benedizioni da Dio è: l’ubbidienza alla Sua Parola.

Cosi fu per il suo popolo d’Israele; la pace e la prosperità dipendevano dall’ubbidienza a Dio ed alle Sue leggi (Deuteronomio 11:13-15).

Le nostre benedizioni sono già nel luoghi celesti (Efesini 1:3), mentre siamo ancora su questa terra: la fede le fa proprie con l’aiuto del Signore. Ogni atto di obbedienza porta con una ricca ricompensa; tuttavia la natura umana deve essere messa da parte.

Solo chi obbedisce a Dio si trova in condizioni di essere da Lui benedetto.


Che cos’è l’obbedienza?

L’obbedienza è un atto di umiltà e un implicito riconoscimento della suprema autorità del Signore. Ma direi che è soprattutto un atto di amore: solo chi ama è veramente capace di obbedire.

L’obbedienza non è un dovere penoso, ma una sorgente di grazia e di gioia.

La grazia ci ha tratti dalla disubbidienza in cui eravamo nati, ma purtroppo i nostri cuori tendono sempre a ritornare alle vecchie abitudini.

Un atto di disubbidienza gettò la rovina sulla razza umana; un atto di obbedienza portò ad essa la liberazione.

 

Come credenti dobbiamo tenere gli occhi fissi sul Signore: solo così la nostra vita sarà trasformata e nel nostro cuore ci sarà un solo desiderio: obbedirgli in ogni cosa.

Finché si è in una condizione di obbedienza alla Parola di Dio si è invincibili rispetto all’avversario; se però si cede alle trasgressioni e alle empietà allora si diventa vulnerabili.

Colui che è «nato di nuovo» vive ormai nell’obbedienza alla Parola dl Dio, che è divenuta la regola della sua vita; e questa vita riempie la sua anima di gioia, di letizia e di pace.

L’obbedienza non è una realizzazione umana e neppure una condizione di salvezza, ma costituisce l’aspetto concreto della fede.

L’obbedienza non può essere separata dalla fede.

Come credenti siamo chiamati dal Signore ad obbedire alla Sua voce e fare la Sua volontà. Solo l’obbedienza al Signore esprime il nostro amore e la nostra gratitudine verso dl Lui.

Abbiamo bisogno che il Signore ci renda deboli, affinché possiamo imparare ad obbedire.

I servitori ubbidienti sono dei servi felici.

Dobbiamo ricordarci che Dio non ci obbligherà mai sul sentiero dell’obbedienza.

Dio non ci trascina ma ci attira e ci fa camminare così nella via che conduce alla felicità ineffabile che è in Lui.

Come credenti dobbiamo camminare nel sentiero dell’obbedienza con un cuore pieno di ardore perché conosciamo e amiamo Colui che ci ha amati e in Cristo Gesù perdonati e salvati.

Il credente deve ubbidire:

·     a Dio (Atti 5:32);

·     alla fede (Romani 16:26);

·     alla verità (Galati 5:7);

·     alla Parola (1 Pietro 3:1);

·     all’Evangelo di Dio (1 Pietro 4:17);

·     a Cristo (Ebrei 5:9).

 

La vera obbedienza è la manifestazione o il frutto di una nuova natura cominciata per la grazia di Dio.

Il Signore, senza dover ogni volta spiegare le Sue ragioni, si aspetta dal Suo popolo una completa e totale obbedienza.

Gli Israeliti potevano ben chiedersi: dove dobbiamo andare?

Una barriera insormontabile sembrava ostacolare il loro cammino. Come attraversare il mare?

La natura umana non avrebbe mai potuto risolvere questo problema. Ma possiamo essere sicuri che Dio non dà mai un ordine senza comunicare, nello stesso tempo, il potere di obbedire.

L’uomo al quale Gesù comandò di stendere la mano secca avrebbe potuto naturalmente domandare: Come posso stendere una mano secca? Invece non fece alcuna domanda poiché con l’ordine, e dalla stessa sorgente, viene la forza e il potere per obbedire.

Quando Dio dà un ordine è tassativo.

Non concede spazio ai nostri ritocchi.

Se non comprendiamo il perché di una Sua richiesta poco conta; lo capiremo domani o forse un giorno quando saremo nel cielo.

L’ubbidienza non è mai subordinata alla nostra comprensione.

A volte anche noi credenti ci comportiamo come Saul che doveva distruggere gli Amalechiti e tutti i loro averi, ma non lo fece (1 Samuele 15:19).

La nostra posizione davanti a Dio in Cristo Gesù, ci impone l’ubbidienza alla Sua volontà. Tratti all’ubbidienza della fede «dall’Evangelo che ci è stato annunziato», coi nostri pensieri portati all’ubbidienza di Cristo, «dalla potenza della Sua Parola di grazia» e le anime purificate «coll’obbedienza alla verità» noi tutti, fratelli e sorelle, ci siamo incamminati nel sentiero di obbedienza dei nostro divino Modello.

 

L’obbedienza cristiana

L’obbedienza cristiana è di natura molto elevata perché gode del pensiero di Dio rivelato in Cristo.

In essa non vediamo soltanto l’autorità di Dio, ma possiamo vedere la perfezione del carattere di tale autorità e i suoi effetti in grazia.

E’ più che normale che un servitore o un fanciullo imparino l’obbedienza, perché questa sta alla base della convivenza.

Quando trovo le mie delizie in Gesù, nella Sua ubbidienza, nel Suo amore per il Padre per noi, nel Suo occhio semplice e nel Suo cuore perfettamente devoto, io so di avere gli stessi sentimenti, gli stessi pensieri del Padre stesso.

L’obbedienza rende non soltanto liberi, ma saldi e sicuri in Cristo.

Il credente è chiamato a ubbidire alla Parola di Dio e a fare la volontà del Signore.

Egli è pure chiamato ad ubbidire ai propri conduttori, sottomettendosi a loro perché essi vegliano sulle nostre anime.

 

 

 

 

Casi pure i figli devono ubbidire al oro genitori nel Signore; le mogli devono stare soggette ai loro mariti come al Signore; ed infine i servi, devono obbedire ai loro signori secondo la carne. Come credenti siamo chiamati ad essere figli d’obbedienza (1° Pietro 1:14). Certamente il sentiero delPobbedienza non è mai un sentiero facile da percorrere: esso è molto stretto ma è Il solo che oriore Dio e che ci consente di essere benedetti. Colui che obbedisce in ogni cosa alta Parola di Dio non sarà mai confuso e meno ancora deluso. La forma particolare del governa stabilito non è di importanza essenziale per la responsabilità del credente. Che lo Stato sia laico, mussuirnano o cristiano, dispotico o democratico, il principio dell’obbedienza rimane intatto per ciò che concerne gli uomini e il mondo. Il credente è tenuto a rendere obbedienza e onore al potere stabilito da Dio stesso. L’unico limite posto alla soggezione alle autorità è la priorità che il credente deve dare all’obbedienza assoluta a Dio. Nel caso in cui la sottomissione a un governo terreno dovesse trascinare alla d(sobbedienzaverso Dio, il credente deve evidentemente obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (Atti 5:17-42), L’apostolo Paolo ingiungeva ai credenti di Roma dl sottomettersi alle autorità esistenti (Romani 13:1). Anche se dovessimo essere insultati o oppressi, continuiamo a pregare per i re e per tutti quelli che sono in autorità (1° Tjrnoteo 2:1-2).


Cosa significa obbedire?

Che cosa significa obbedienza?

Qualcuno dirà che significa fare ciò che ci viene detto dl fare.

Questo è giusto, ma come fare ciò che ci viene detto?

Per prima cosa non bisogna osservare solo alcuni ordini, ma bisogna sottostare a tutte le richieste del Signore.

Nella nostra volontà ci deve essere una disposizione assoluta all’ubbidienza e un’arrendevolezza alla volontà del Signore.

Sta scritto: «l’Eterno ha Egli a grado gli olocausti e i sacrifici come che si ubbidisca alla Sua voce? Ecco, l’ubbidienza val meglio che il sacrificio, e dare ascolto val meglio che il grasso di montoni» (1 Samuele 15:22).

L’ubbidienza deve essere espressa sotto qualsiasi forma, sia sul lavoro come nella società.

Spesso siamo portati a credere che stiamo percorrendo una via giusta perché esente da prove.

Questo è un grave errore perché il sentiero dell’obbedienza è sovente quello più duro per la nostra natura umana.

Vigiliamo, contro la tendenza a sviarci dal sentiero della semplice e completa obbedienza; sentiero stretto ma sempre sicuro, talvolta arduo, ma sempre felice e benedetto.

L’obbedienza è piacevole a Dio, perché è il frutto della Sua propria grazia nel nostro cuore.

Ognuno di noi conosce i dieci comandamenti, quell’ammirevole legge morale data da Dio sul monte Sinai, circa millecinquecento anni prima di Gesù Cristo, il Signore Gesù ha meravigliosamente riassunto tutti questi ordini nel modo seguente: «Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua e il tuo prossimo come te stesso» (Matteo 22:37-39).

Quanto sarebbe diverso il mondo se ciascuno obbedisse a questa legge!

Dobbiamo riconoscere che ne siamo ben lontani.

Il nostro amore per il Signore e l’obbedienza a Lui dovrebbero indurci a chiedere quelle cose che potrebbero piacergli e glorificare il Padre, essendo noi quaggiù in veste di rappresentanti che hanno a cuore la causa e gli interessi divini. Solo l’amore per Dio può rendere non gravosa l’ubbidienza ai Suoi comandamenti; per questo motivo anche la legge comincia con questa ingiunzione: «Amerai l’Eterno, il tuo Dio» (Deuteronomio 6:5).

Obbedire, per il credente, cessa di essere una penosa costrizione se egli ama il suo Signore.


La disubbidienza

Per distoglierci dall’obbedienza a Cristo, satana impiega due tattiche: pone sia delle cose sgradevoli lungo il nostro cammino, sia delle cose desiderabili.

L’uomo non vuole saperne di Dio e nasconde la sua funesta determinazione sotto vani ragionamenti. Non vuol decidersi ad accettare Gesù come Signore e Salvatore perché sa bene che questa decisione lo impegnerebbe in una via di obbedienza ed invece egli vuoi fare la sua propria volontà.

L’uomo si vanta di essere libero e questo sentimento lo porta a non ubbidire a Dio.

In realtà egli è schiavo di satana ed il suo rifiuto dl obbedire a Dio lo rende asservito al nemico della sua anima.

Sta scritto: «Siete servi di colui a cui obbedite: o del peccato che mena alla morte o dell’ubbidienza che mena alla giustizia» (Romani 6:16).

L’uomo è stato creato per godere a comunione con Dio, e la disubbidienza lo priva di quel godimento; così come lo ha privato del paradiso.

Soltanto per mezzo dell’opera di Cristo e per mezzo della fede e dell’ubbidienza egli può tornare in possesso di questi tesori inestimabili.

Il popolo d’Israele si rese molte volte colpevole di disubbidienza nel deserto.

Mormorò, parlò contro Dio, Lo tentò, Lo irritò e Lo provocò.

In Atti 7:23-30; ci viene ricordato che Mosè, dopo aver avuto una chiamata da parte dell’Eterno, agì secondo l’impulso del suo cuore. Poiché il momento non era ancora venuto, egli non poteva anticipare l’inizio dei suo servizio. Gli fu necessario un lungo periodo di formazione durante il quale dovette imparare l’obbedienza e la pazienza, necessarie per essere utile ai suoi fratelli e all’opera dei Signore.

L’uomo può scegliere di obbedire o di disubbidire alle leggi di Dio, ma non potrà evitare dl dover poi rendere conto a Dio delle sue decisioni.

L’uomo creato ad immagine di Dio, non gli fu obbediente.

Posto in un giardino meraviglioso, nelle condizioni più propizie per vivere felice, in comunione col suo Creatore, infranse l’unico divieto di Dio (Genesi 3:3). Da quel momento tutta la storia dell’uomo è la storia della disubbidienza.

Quasi tutta l’umanità dà ancora oggi la medesima risposta di Faraone: «Chi è l’Eterno che io debba ubbidire alla Sua voce?» (Esodo 5:2).

Più di una volta nella Sua Parola, Dio ci comanda l’obbedienza senza riserve.

Egli ci ha promesso di guardarci e di benedirci quando percorriamo la via dell’ubbidienza.

Impariamo dunque da Colui che fu ubbidiente al Padre fino alla morte e che Dio ha benedetto risuscitandolo dai morti ed elevandolo alla gloria del cielo.

 

 

Sebastiano Fissore

 

Tratto con permesso da «IL CRISTIANO» ottobre 1987  www.ilcristiano.it