Lo zio Jessie
Gli avevano detto: “Tornì a casa e si cerchi un’altra donna”, ma lui...
Quando penso alla mia
adolescenza in Canada, mi viene in mente lo zio Jessie
con il suo ciuffo di capelli bianchi e il suo largo sorriso.
Lo zio, aveva allevato
da solo le sue due figlie perché la moglie, zia Lydia. era
stata per trenta lunghi anni ricoverata in un ospedale psichiatrico,
irrimediabilmente malata di mente.
L’avevo sempre saputo. ma non mi ero mai reso conto dell’immensa portata di questa
tragedia sia perché ero ancora giovane e conoscevo poco della vita e sia perché
lo zio non faceva pesare la sua situazione a nessuno. Anzi, la tranquillità e
la pace che trasparivano dal suo atteggiamento per tutti quegli anni, non
facevano intuire il suo grande dolore.
Ora che anch’io sono
sposato da diverso tempo, riesco a comprendere quale dev’essere
stata la sua angoscia e quante difficoltà lo zio avrà dovuto
superare.
Oggi sono di moda le
separazioni e i divorzi. Bastano le prime difficoltà della coppia, per pensare
che l’unica soluzione è dividersi e iniziare un’altra relazione.
Quando penso a tutto questo non posso fare a meno di ricordare l’esempio
dello zio che per ben 30 anni visse a 80 km di distanza dalla moglie, rinchiusa
in una stanza per malati mentali gravi.
Avevo circo 20 anni quando un giorno chiesi allo zio di raccontarmi la sua
storia.
Con la solita
tranquillità e serenità mi disse di aver conosciuto la zia
quando erano entrambi molto giovani.
Si erano innamorati e
dopo poco erano marito e moglie.
La loro vita scorreva
serena e ben presto la loro famiglia fu allietata dalla nascita di due bambine.
Ma, poco dopo, quando la zia fu definitivamente
ricoverata in ospedale, la loro felicità finì.
Un medico, se pur molto
gentilmente, tolse allo zio Jessie ogni illusione: “Sua moglie non guarirà mai e dovrà rimanere
ricoverata per tutta la vita” gli disse senza mezzi termini. Lo guardò per
un po’, poi aggiunse; “Dia ascolto a me.
Torni a casa e si cerchi un’altra donna. E’ il miglior consiglio che possa darle”.
Lo zio rispose subito:
“Dottore, tornerò a casa e alleverò da
solo le mie due figlie, ma non potrò mai dimenticare Lydia. È parte di me e lo
sarà per sempre”.
Lo zio Jessie fece esattamente così.
Tornò a casa, si prese
cura delle due bambine e le allevò con le stesse cure di una madre.
Lavorava tutto il
giorno e la sera, quando tornava a casa, faceva tutti i lavori domestici e
curava le piccole.
Ogni due o tre
settimane faceva un viaggio di 160 km per andare ad Hamilton a trovare la zia e poi tornare.
Lei a volte lo
riconosceva appena, ma spesso lo trattava male e lo mandava via: “Vattene! Vorrei che, mentre torni a casa, ti
rompi l’osso del collo!”.
...ma
lui non si stancava: aveva promesso davanti a Dio di amare quella donna “nella buona e nella cattiva sorte, in salute
e in malattia, in ricchezza e in povertà”, e manteneva quella promessa.
Mentre lo zio mi raccontava
tutto questo, io piangevo.
Lui mi guardò e disse:
“In questi 30 anni ho imparato a
camminare con il Signore giorno dopo giorno. Ho
promesso di amare Lydia e lo farò fino alla fine”.
Che esempio per noi oggi!
Vorrei che tutti i
giovani riflettessero su questa storia così diversa dalle storie che siamo abituati ad ascoltare.
Sono convinto che, con
l’aiuto e la forza del Signore, si possono affrontare anche le difficoltà più
grandi e restare fedeli alle promesse che si fanno nel giorno del matrimonio
davanti a Dio e davanti agli uomini.
Noi credenti abbiamo lo
Spirito Santo che abita in noi e ci aiuta giorno dopo giorno
nella nostra vita cristiana in ogni cosa.
Oltre
a ciò è importante esercitare la nostra volontà per essere ubbidienti al
Signore.
Tratto
da «TRAGUARDO» maggio
2001