…condotto a Cristo!
Come la maggior parte dei ragazzi che nascono in una
famiglia di religione cattolica romana, anch’io sono stato
educato ed iniziato a seguire quelle regole ed ero, tutto sommato, un buon cattolico: andavo in chiesa ed osservavo i vari precetti e sacramenti. Seguivo con un certo
interesse la lettura dei brani biblici riguardanti l’annuncio della venuta di
Gesù, della Sua nascita, dell’apparizione degli angeli ai pastori, e il
racconto dell’arrivo dei magi, in Gerusalemme, per adorarLo.
Ogni mattina, di buon’ora mi recavo a servire la messa come chierichetto ed amavo seguire tutte le
processioni che si svolgevano nella città; amavo stare in quell’ambiente religioso
ed essere in amicizia col sacerdote.
L’unico punto negativo, che mi tormentava non poco,
era che, quando passavo vicino alle statue, avevo una paura matta, e tutto
questo continuò fino all’età di dodici anni.
Intorno a quell’età (12-13 anni) trovai lavoro come
banconista in un bar, al circolo dei sottufficiali di via Roma, a Taranto; un
giorno, mentre ero intento al mio lavoro e alle mie mansioni, verso il
mezzogiorno…. chiusi le porte ed iniziai il rito consueto delle pulizie; ero
solo e tutto era silenzio intorno a me, non ricordo quali fossero in quel
momento i miei pensieri, ma, ad un tratto, sentii molto
chiaramente una voce d’uomo (…), che mi disse: "quando termini il
tuo lavoro, passa per quella via…. che, poi…", ma nulla
era molto chiaro su quel che avrei dovuto fare o vedere.
L’impressione di quella voce fu grande, riaprii
tutte le porte del locale… ma non c’era nessuno; allora richiusi le porte e
continuai il mio lavoro.
La sera, al termine della giornata lavorativa, mentre mi avviavo verso casa, sentii nuovamente quella voce (…). Ero già su quella strada indicatami precedentemente… e, in un mio monologo, mi chiedevo: «ma dove devo recarmi?» La voce che mi stava suggerendo il tutto mi indicò, quasi come spingendomi, un portone del Corso dere Mari, e quella voce mi disse ancora: «ENTRA!».
Era un portone e segnava l’ubicazione del civico n. 12; entrai… e a sinistra dell’atrio v’era una porta con dei gradini che portavano in uno scantinato illuminato fievolmente.
Mentre ero indeciso se scendervi o no, mi accorsi
che altre persone, dietro di me, si erano avvicinate a quella porta… avrei
voluto informarmi, ma la vergogna mi tratteneva dal farlo; in quel preciso
momento, tra quelle persone, riconobbi una signora, che mi disse: «Diego,
cosa fai qui?».
Nella mia semplicità risposi che non conoscevo la
precisa ragione perché fossi lì; la donna… nonostante la mia perplessità e il
mio indugio, mi invitò a scendere per partecipare alla riunione che si sarebbe
svolta poco dopo.
Durante il culto, mentre i fedeli pregavano e
cantavano, seguivo attentamente tutto lo svolgimento del culto e recepivo il
messaggio della Parola di Dio predicata dal Fr. Salvatore Gemelli, il pastore.
Al termine della riunione il pastore mi domandò se
era stata la prima volta che partecipavo ad una riunione di culto evangelico:
gli risposi di sì e lui mi invitò a ritornare.
Tornato a casa, raccontai con gioia, la singolare
esperienza ai miei genitori ed ai parenti, che mi ascoltarono attentamente e ne
rimasero anche impressionati, ma niente di più; solo un mio cugino frequentò la
chiesa per un certo tempo, ma poi si allontanò.
All’età di quindici anni, dopo aver appreso della
necessità di fare un patto col Signore, accettai di battezzarmi e così scesi
nelle acque pattuendo col Signore di servirLo ed essergli fedele fino alla
morte.
Liberamente
adattato e tratto da: Zucchi Sergio, Espansione Pentecostale, Taranto
1994, pag. 337, 338