Una gravidanza difficile
CON LO
SGUARDO RIVOLTO AL SIGNORE
Affidarsi,
per le nostre scelte, al discernimento che ci dona
Dalla gioia alla preoccupazione
Vorrei darvi la mia
testimonianza riguardante la mia seconda gravidanza, dato che non capita a
tutti di provare certe esperienze.
Tutto ebbe inizio verso
la fine d’aprile quando io e mio marito ritirammo le analisi.
Il test di gravidanza
era positivo!
Immaginatevi la gioia.
Era la mia seconda
gravidanza: avevo già una bellissima femminuccia ed il pensiero di avere un
altro figlio, magari un maschietto, ci riempiva di gioia.
Feci la prima ecografia
verso la fine di giugno e tutto sembrava procedere per il meglio.
Il feto era uno ed il
resto era nella norma.
Tutto bene fino alla
seconda ecografia.
Da quel momento, cioè
dal 31 luglio, iniziarono i problemi. Il medico si accorse che qualcosa non
andava, cioè la misura degli arti inferiori era di due misure più bassa della
norma.
Però non volle
sbilanciarsi e decise di farci tornare il giorno dopo per rifare una nuova
misurazione.
Immaginatevi come passammo la notte.
Io rimasi sveglia. Non
riuscivo a togliermi dalla mente il pensiero del bambino anche se fin
dall’inizio avevo messo tutto nelle mani del Signore. Avevo capito che forse qualcosa non andava, ma era tutto
sotto controllo.
Il Signore conosceva
bene la situazione, perciò chiedemmo a Lui di aiutarci a stare tranquilli, di
guidare i medici in questa situazione.
Incoraggiata ad abortire!
Il giorno dopo andammo
all’ospedale al mattino presto.
Questa volta, oltre ai
femori, anche l’omero e la tibia risultarono due misure più piccole del
normale.
Così il medico iniziò a
farci qualche domanda riguardo le nostre famiglie. Ci chiese se si fossero
verificati casi di nanismo, di mongolismo o qualcos’altro di significativo, ma
da quello che ci dissero le nostre famiglie, non si era mai verificato nulla di
tutto questo.
Ci disse allora che
l’unico esame per sapere qualcosa di più era l’amniocentesi,
ma ci disse anche che si trattava di un esame che avrebbe potuto procurare
danni al bambino.
Chiesi il perché della
necessità di questo esame.
La sua risposta fu
immediata: “Se tu dovessi scoprire che il tuo bambino ha un problema, potresti
rimediare facilmente con la sua eliminazione”.
Il medico mi
consigliava di abortire, perché sicuramente,
facendo quell’esame, qualcosa di grave sarebbe venuto
fuori.
Sempre e comunque: un dono di Dio!
Fu proprio in quell’occasione che Eligio (mio marito) prese la parola e
testimoniò della nostra fede.
Gli disse chi eravamo,
in Chi e in cosa credevamo, e che quell’esame non
l’avrei mai fatto perché comunque fosse stata quella creatura, essa era un
dono di Dio e noi già gli volevamo bene così com’era, con problemi o senza.
Il medico rimase senza
parole.
In un secondo momento
ci fece sapere, tramite una sorella che lavora in quell’ospedale,
che non aveva mai incontrato delle persone così tranquille e così fiduciose in
Gesù tanto da accettare anche un bambino malato.
Sapere questo ci diede
ancora più forza.
Visto il suo interesse
decidemmo di riprendere il discorso della fede con lui in una delle visite, che
da quel momento in poi si fecero più frequenti.
Non vorrei annoiarvi
con la descrizione di tutte le altre visite ed ecografie che feci.
Andai fino all’ospedale
di Cagliari. Anche lì mi confermarono che qualcosa non andava: c’era un
problema alle ossa.
Riassumendo alla fine
le convinzioni dei medici erano le seguenti: il bambino che stavo attendendo
avrebbe sofferto senz’altro di nanismo e, con molta probabilità, anche di
mongolismo.
Chi è mamma può capire come ho passato tutto il resto della mia gravidanza.
Previsioni infauste e... inesatte!
Finalmente il giorno
del parto arrivò.
Era il 18 dicembre del
1998.
Simone nacque con un
parto spontaneo e piangeva come un disperato, perché aveva un femore
fratturato.
La frattura
probabilmente era avvenuta perché lo avevano preso tenendolo per i piedini a
testa in giù.
Non mi dissero niente,
anzi sembrava tutto a posto. Ma tre giorni dopo lo vidi tornare dall’ortopedia
ingessato fin sotto le ascelle con le gambine
divaricate.
Tenne il gesso per un
mese intero.
In seguito siamo andati
a Genova e lì confermarono la malattia alle ossa, ma si misero a ridere quando
sentirono che a Sassari ci avevano parlato di nanismo e mongolismo.
Un testo biblico che mi
ha aiutato molto è stato il Salmo 139.
L’ho imparato quasi a
memoria.
Lo leggevo
continuamente. Mi aiutava e mi consolava.
Era il Signore che
aveva formato quel corpicino dentro di me ed io lo
amavo così com’era.
Pur
essendo un bambino più fragile, è bello, cammina, è intelligente, è felice, ed
io ringrazio il Signore che me l’ha donato.
Spero che il racconto
della mia esperienza possa aiutare chi dovesse trovarsi in difficoltà per
qualcosa che non deve essere necessariamente la nascita di un figlio, ma in
qualsiasi altro campo della vita.
Lo sguardo sia sempre
rivolto al Signore!
Egli sa sempre cosa è meglio per noi, come risolvere
le situazioni.
Egli ha sempre tutto
sotto controllo.
Fidiamoci di Lui.
Nel Salmo 46:8
leggiamo: “Mirate le opere dell’Eterno; il quale compie sulla terra cose
stupende”.
Simone
è una di queste!
Nora Neri
Tratto
con permesso da «IL CRISTIANO» aprile
2001 www.ilcristiano.it