…NON SOLO CREATURA, MA FIGLIA DI DIO!
Le vie che il Signore fa percorrere a coloro che Lo cercano con un cuore
sincero, anche nel drammatico contesto di un atteggiamento di ribellione, sono
varie ed imprevedibili. Questa diversità, è spesso frutto del diverso cammino
che noi percorriamo e delle diverse esperienze che noi viviamo.
La testimonianza dei miei parenti
Mi chiamo Filomena, ho 32 anni, sono di Lesina, un
paese nella provincia di Foggia. Sono nata da genitori cattolici: mio padre,
venuto a mancare nel 1983 all'età di 37 anni, era cattolico così come mia
madre, oggi poco più che cinquantenne, lo era fino a sei anni fa quando decise
di accettare il Signore nel suo cuore.
In famiglia, però, tra i parenti materni avevo la
nonna credente ed ho tutt'oggi zii e cugini credenti. Il primo ad accettare il
Signore fu un fratello di mia madre, Nicola Martucci, circa trent'anni fa,
dopodiché si convertì mia nonna, i mie cugini, la sorella di mia madre,
Emanuela e per ultima mia madre, Maria.
Ho voluto soffermarmi sulle varie conversioni che si
sono avute nella mia famiglia in modo da rendere più comprensibile il fatto che
sin dalla mia infanzia, oltre al fatto di credere in Dio e di
frequentare la chiesa cattolica, ho avuto anche modo di ascoltare la Parola di
Dio, frequentando le ore felici e le adunanze evangeliche.
Con i piedi in due staffe
Pur essendo molto
piccola, avvertivo già un senso d'insoddisfazione, non mi sentivo affatto
"cattolica"... andavo in "chiesa" la domenica con le
amichette, ma già da allora mi urtava notare che era solo un'abitudine andare
in "chiesa", perché lì invece che lodare e pregare Dio, accadeva di
tutto. Quando, invece, mi trovavo con i miei zii credenti, ricordo che stavo
bene: mi colpiva la loro semplicità nel predicare la Parola di Dio, mi
affascinava la pace che emanavano nella loro vita quotidiana, li vedevo
come persone veramente al di fuori della norma.
Essi "parlavano" con il loro Dio in maniera
così semplice che a me sembrava che stessero parlando con un loro amico. Era
come se il Signore fosse presente davanti a loro... o era davvero in ognuno di
loro? Io non ero come i miei zii, ma avrei voluto tanto esserlo...
Passavo le mie giornate ricercando un mezzo per poter
avere anch'io la loro pace, la loro serenità, le loro certezze, ma ero piccola,
avevo poco più di sei anni, non riuscivo a capire cosa avrei potuto fare...
Gli anni si susseguirono velocemente finché mi arresi
e non mi posi più domande... finii per allontanarmi da entrambe le
"chiese": quella cattolica l'abbandonai perché avvertivo in essa un senso
di falsità e poi perché non condividevo il loro "credo"; quella
evangelica perché, pur sforzandomi di essere come i credenti, mi sentivo
"diversa".
Iniziai a chiudermi in me stessa, limitandomi
solo a credere in Dio, ma in un Dio che vedevo e sentivo lontano, non vivente
in mezzo agli uomini, ma... quel senso d'insoddisfazione cresceva a velocità
incredibile.
Esperienze drammatiche
All'età di 12 anni venne a mancare il mio papà:
iniziarono anni difficili e anzi... mi ritrovai ad andare in chiesa cattolica
per le messe di suffragio negli anniversari, per gli onomastici e i compleanni.
Finii per andarci anche quando mi sentivo giù di morale, depressa e disperata:
avevo bisogno di aggrapparmi a qualcosa o a qualcuno, avevo bisogno di pace e
quel silenzio che c'era nella "chiesa", quando era vuota, mi sembrava
che me la desse.
Così sono arrivata all'adolescenza, mi iscrissi al
liceo classico di Apricena, ma le sofferenze aumentarono e di molto.Conobbi un
ragazzo che frequentava la mia stessa classe, presi una cotta per lui, iniziai
a frequentarlo, ma di nascosto da tutti. Sì, lui si vergognava di me perché ero
"cicciottella".
L'umiliazione era grande: un giorno aprii gli
occhi e posi fine alla storia anche se gli volevo ancora bene. Mi ritrovai ad
essergli semplicemente amica, ma persi, nel frattempo, qualsiasi lancio,
cominciai ad evitare i miei amici e mi chiusi in un mondo tutto mio fatto di
cibo e di autocommiserazione.
Mi sentivo una nullità: nessuno poteva volermi bene, perché
io ero grassa! Vivevo come un vegetale, incurante sia di me stessa che del
Signore, mi sentivo abbandonata e dimenticata da Lui!
A
volte continuava ad andare in "chiesa", ma non per cercare Dio quanto
per stare un po' da sola con le mie angosce e per auto-distruggermi.
Terminati gli studi liceali, mi iscrissi alla facoltà
di lettere e filosofia, corso di lettere moderne, all'università di Bologna:
volevo studiare, ma volevo anche cambiare aria, fuggire lontano, per
ricominciare da capo, ma non fu così.
Il Signore mi si fece di nuovo innanzi dandomi un'altra
prova grandissima: quel ragazzo, che avevo conosciuto al liceo di Apricena
e che mi aveva causato tante sofferenze, ritornò nella mia vita.Riallacciammo
l'amicizia, iniziammo a sentirci per telefono, a scriverci: l'avevo perdonato e
finii per accorgermi che gli volevo ancora bene, forse più di prima.Ma sorse un
altro problema fra noi: nel frattempo lui era entrato in seminario, diceva di
avere la vocazione e di voler diventare prete, pur amandomi.
Fu così che iniziò la tragedia della mia vita: amavo
un ragazzo che sarebbe diventato prete, ma che però affermava di non voler
rinunciare a me, dicendomi che, se non ci fossero state di mezzo la chiesa e la
sua vocazione, mi avrebbe sposata.
Ribelle verso il Signore
Non riuscii più a capacitarmi di quello che mi stava
accadendo: avevo capito bene? Cominciai a pensare che, dandogli quella
vocazione, fosse il Signore a portarmelo via e a credere che, se Egli non fosse
esistito, quel ragazzo sarebbe stato mio.
Avevo vent'anni e già un bagaglio pesante di
sofferenze alle spalle, ma questo era davvero il massimo!
Per anni avevo cercato l'amore di Dio e ora stavo
soffrendo amaramente proprio per colpa sua...
Iniziai così ad odiare il Signore. Sì, Lo odiai con
tutte le mie forze, Lui era il mio rivale! Lo bestemmiai, Lo insultai e
Gli urlai sfinita: "Ma che Dio sei? Perché mi stai facendo questo?Ti
odio!".
Nel frattempo quel ragazzo prese i voti; io da parte
mia, per andare avanti, mi costruii una corazza intorno e gli dissi: "O.K.,
Tu mi togli il ragazzo e mi fai soffrire ed io Ti cancello dal mio cuore e
dalla mia esistenza... Non Ti odio come prima, ma con me hai chiuso, non ne
voglio più sapere di Te, né dei preti, né della chiesa: al diavolo
tutti!".
Ciò nonostante, per circa tre anni, il solo passare
davanti ad una "chiesa" mi irritava.Nello stesso tempo, ormai sorda
alla voce della coscienza, sembrava che avessi raggiunto una specie di
equilibrio; in fondo al cuore però c'erano ancora rabbia, amarezza, rancore...
Tutto ciò mi portò a lasciarmi andare ed arrivai fino a pesare 140 chili nel
giro di pochi anni. L'unico amico e l'unica soddisfazione per me era il cibo.
Passavo le mie giornate chiusa in casa, incurante di
quello che succedeva fuori; vivevo di fantasie e di sogni, ma ne
soffrivo, spesso scoppiavo in lacrime urlando:
"Signore, perché? Va bene portarmi via il
ragazzo, ma che ti ho fatto per meritare tutto questo?Se tu fossi davvero un
Dio di amore, mi avresti fatta essere magra come le altre mie coetanee e non
succube di questo corpo che odio!"
Ormai ero certa che il Signore non mi aveva mai
tenuta in considerazione.Lui non mi avrebbe mai aiutata. L'aiuto, così allora
credevo, lo trovai nel 1994 nella scienza medica: per porre fine alle mie
sofferenze e per avere un corpo più bello, perché era quello che ci voleva per
vivere bene (così la pensavo allora), mi sottoposi ad un intervento di
gastroplastica allo stomaco, che nel giro di due anni mi aiutò ad arrivare a
pesare molto meno: calai infatti di 60 chili!
L'illusione di essere cambiata
Finalmente mi sentivo accettata dal mondo,
dagli amici ed avevo finalmente quello che volevo: il rispetto delle
persone!Grazie a quel ragazzo ero convinta che le persone si misuravano in base
al loro peso corporeo, ero ignara di quello che poi capii quando conobbi il mio
attuale fidanzato all'età di 26 anni: lui mi stimò dal primo istante e mi
apprezzò per le mie qualità, per il mio carattere, per la mia intelligenza, non
si curò per niente dei chili che avevo ancora da perdere, anzi...
Mi sentivo amata, ero felice, ero apprezzata per
quello che ero e non per quello che apparivo, ma nonostante ciò sentivo che mi
mancava ancora qualcosa, ma... cosa?
Oggi lo so: mi mancava il Signore!
Nel corso degli anni dovetti affrontare altre prove,
dovute al passato burrascoso del mio fidanzato e al fatto che ci vollero due
anni perché venisse accettato dalla mia famiglia.Dal 1995 al 1997 vissi un
altro incubo: ero disperata, depressa e rabbiosa.Ripensai al Signore; gli
urlai:
"Ma cosa Ti sei messo in testa?Che Ti ho fatto
di male?Vuoi farmi impazzire? Io non Ti odio più, ma sento che ora sei Tu ad
odiarmi!".
Non capivo, allora, che il Signore invece ci ha sempre
amato, ci ama e desidera che andiamo a Lui.
La mia tesi di laurea: un'occasione
determinante
Il Signore mi amava, voleva il mio amore, sapevo che
in fondo anch'io desideravo amarLo e sentirmi amata da Lui!
Fu così che il Signore mi diede un'altra occasione,
quella decisiva, quella che finalmente mi fece svegliare da un lungo sonno
durato tutta una vita e che mi fece comprendere cose e verità mai avvertite
prima.
L'occasione fu data dalla mia tesi di laurea: gli anni
erano passati, gli esami ormai conclusi e dovevo quindi pensare ad una materia
o ad un argomento su cui lavorare.Ma cosa scegliere?
Dopo tanti tentativi e ripensamenti finii per
scegliere, come materia per la tesi, "Letteratura cristiana
antica". Ero ancora al buio e non immaginavo minimamente cosa avrebbe
significato la mia tesi per la mia vita e quale svolta avrebbe provocato. Fui
indirizzata a lavorare su un'epistola scritta da un cristiano, Gerolamo, nel
395 ed indirizzata ad una nobile matrona romana rimasta vedova
giovanissima, la quale, tra l'altro, gli aveva chiesto consigli su come
perseverare nel suo stato di vedovanza, dedicando la sua vita ed il suo tempo
esclusivamente a Dio.
Gerolamo, quindi, scrisse questa lettera nella quale
le dava alcuni consigli, per lui fondamentali, quali l'importanza della
preghiera, la lettura assidua delle Sacre Scritture e, tutto ciò, lo faceva
avvalendosi di continui riferimenti alla Bibbia, considerata da lui "il
pane quotidiano degli uomini".
Beh!Io, proprio io, che avevo cancellato il Signore
dalla mia esistenza, fui "costretta" a lavorare sulla Bibbia: ne
presi una in mano, non sapevo da dove iniziare a cercare un capitolo o un
versetto e la cosa fu scioccante per me, tanto che andai in crisi, l'ennesima,
che però superava tutte le altre avute in passato.
La crisi, stavolta, era dovuta a due fattori: prima di
tutto, mi resi conto che ormai ero prossima alla laurea e l'unico libro che
davvero conta nella vita non lo avevo mai neppure sfogliato e, in secondo
luogo, più prendevo dimestichezza con questo libro, più lo leggevo e più
riaffiorava con insistenza quel vecchio e lontano interesse di conoscere Dio.
In quelle settimane riflettei a lungo, finché dovetti
prendere atto di una cosa: non odiavo più il Signore e non mi era neppure più
indifferente: ora volevo conoscerLo, volevo conoscere e saperne di più
di questo Dio ci cui parlavano le Scritture e poi dicevo fra di me: "Se
la Bibbia è verità, il Signore mi ha sempre amata, mi ama e non potrebbe mai
odiarmi".
Il "caso" volle che proprio in quel periodo
si trovasse a Lesina mio zio, Nicola Martucci: gli parlai di quello che stava
succedendo nella mia vita, gli feci anche leggere la mia tesi, ormai ultimata,
e ricordo, come se fosse oggi, che lui mi fissò e senza fare alcun commento mi
disse una sola frase: "Filomena, la tua tesi di porterà al
Signore!".
Incoraggiata a
riflettere
Non diedi peso alle sue parole, almeno non subito!
Solo dopo qualche tempo ripensai a quella frase e mi chiesi: "La mia
tesi mi porterà a Dio? e come?" e poi ancora: "Il Signore
vorrà mai ricevermi?Non credo: io L'ho insultato, L'ho odiato... vorrei tanto
che mi perdonasse per questo, ma come posso fare per ottenere il suo perdono?".
Inconsapevolmente il primo passo l'avevo fatto: avevo
preso coscienza di essere una peccatrice e in più desideravo che Dio mi
perdonasse, lo desideravo con tutte le mie forze!Non sapevo però cosa avrei
potuto fare e se esisteva qualcosa che avrei potuto fare per farmi perdonare
dal Signore. Parlai di tutto ciò che non mi dava a pace con mia madre ed ella
mi consigliò di non mollare, ma di rivolgermi a qualcuno che avrebbe potuto
aiutarmi e dare delle risposte alle mie domande.
Fu così che mi trovai a bussare alla porta (e al
cuore!) di mia zia,Tina D'Apote, per cercare delle risposte.
Le raccontai un po' tutta la mia vita, prima la
ricerca di Dio, poi la ribellione e l'odio, poi l'indifferenza e l'incuranza,
poi la presa di coscienza di essere una peccatrice e, infine, la necessità che
sentivo nel cuore di ottenere perdono.
Alla fine le chiesi: "Zia, ora sai tutto, sai
che credo in Dio ed ho bisogno del suo perdono, ma mi chiedo: Lui vorrà
perdonarmi? e in che modo? Io vorrei sapere a che punto sono con la fede, con
Dio, con tutto!". Lei mi rispose semplicemente: "Filomena, sei
arrivata al Signore!". Non avrei mai più dimenticato quelle parole,
soprattutto dal momento in cui, dopo, ne capii il senso.Quella sera però non
riuscivo a capire: "...arrivata dove?". Mentre rimuginavo fra
di me, lei mi chiese ancora:
"Ti va di pregare insieme? Di chiedere perdono
a Dio confessando con la tua bocca i tuoi peccati? Vorresti accettarLo nel tuo
cuore e nella tua vita come l'unico Signore e Salvatore?".
Avevo capito bene?!? Dovevo solo confessare i miei
peccati direttamente a Lui per essere perdonata? Era davvero così semplice?
Nonostante avessi questi dubbi, le dissi: "Sì, sì, preghiamo!".
Beh!Non fu così semplice confessare con la bocca ciò
che avevo nel cuore... scoppiai a piangere, ma subito dopo avvertii un senso di
leggerezza invadermi tutto il corpo.Che bella era quella sensazione!Mi sentivo
libera, svuotata, leggera, gioiosa, piena di pace! Era il 20 maggio 1999!
Un cambiamento
radicale!
Ricordo che quella notte dormii tutto d'un tiro e al
mattino seguente, quando mi svegliai, dissi a mia madre: "Mamma, ho
una tale pace nel cuore mai provata prima: è come se avessi aperto gli
occhi oggi per la prima volta, mi sento rinata!".
Devo qui ricordare che sapevo niente e poco della
nuova nascita. Ma all'udire le mie parole, mia madre disse: "Filomena,
ieri sera sei davvero rinata ma in Cristo!".
Solo col tempo capii il significato di quella frase:
ero davvero rinata, la "vecchia" Filomena era morta! Solo dopo pochi
mesi da quella sera in cui mi convertii al Signore, Egli mi modellò: iniziò a
cambiare in me il suo modo di pensare, di fare, di parlare... mi donò la sua
pace nel cuore e nella mia vita e la certezza di aver ottenuto il suo perdono e
il dono della vita eterna al suo cospetto.
È Lui che adesso mi guida, mi sostiene e mi
protegge con la sua mano invisibile. È grazie al sacrificio di Gesù che
oggi sono salva per l'eternità!
Lui è il mio rifugio sicuro, il mio amico, il
mio fratello, il mio Dio, il mio Signore, il mio Padre celeste. Il suo Spirito
Santo vive nel mio cuore, la sua Parola mi indica sempre cosa fare nella vita,
riempiendola di amore, di pace, di gioia, di serenità, proprio quello che avevo
così ricercato per tutta una vita nel mondo, ma che il mondo non aveva né
avrebbe mai potuto darmi.
Oggi io non sono più solo una sua creatura, ma sento
di essere sua figlia, posso chiamarLo Padre, posso cantare a Lui.
Egli stesso ha detto: "A tutti quelli che
l'hanno ricevuto Egli ha detto il diritto di diventare figli di Dio; a quelli,
cioè, che credono nel suo nome" (Gv 1:12) ed ancora: "Venite a
me voi tutti, che siete travagliati ed aggravati ed io vi darò riposo" (Mt
11:28).
Il Signore ha dato riposo alla mia anima, oltre ad
avermi mostrato la sua fedeltà riempiendomi del suo Spirito ed usandomi
affinché, tramite me, altre persone andassero a Lui.Scrivo questo con gioia,
perché anche il mio fidanzato ha accettato il Signore!
Grazie, Signore, per tutto ciò che hai fatto nella mia
vita! Oggi so che il mio passato ed i miei peccati sono stati perdonati!
Filomena Sardella
Testimonianza raccolta da “IL CRISTIANO” www.ilcristiano.it