Uno schiavo paziente
Nello stato della Virginia, nei primi giorni nella storia del Metodismo,
nell’occidente del paese, viveva un ricco e influente agricoltore, che
possedeva un gran numero di schiavi.
Era un padrone gentile, e trattava i suoi schiavi con rispetto e affetto,
considerandoli come membri della sua famiglia. Come evidenza di ciò, procurò
loro ogni vantaggio di cultura intellettuale e morale che era in suo potere.
Quando il vicinato fu visitato dai ministri Metodisti, egli li invitò a
predicare nella sua piantagione, e non solo diede ai suoi servi un’opportunità di assistere alla predicazione,
ma fu esigente nello spronarli ad andarci.
Non passò molto che il Vangelo, predicato con semplicità e con potenza,
raggiunse i cuori della gente di colore, ed essi abbracciarono il cristianesimo.
...e non solo i servitori furono
portati a gustare le gioie della misericordia perdonatrice di Dio e resi
felici in un amore del Salvatore, ma il padrone e la padrona furono similmente
inclusi nel felice numero dei convertiti.
Se prima la relazione tra il padrone e il servo era una relazione di
rispetto dei diritti, e di interesse per la felicità di quest’ultimo, ora che
essi erano stati battezzati dallo stesso Spirito, e resi uno in Cristo Gesù,
c’era un legame di unione molto più potente di quanto poteva forse nascere da
tutte le relazioni naturali o sociali.
Tra i servitori che avevano creduto e che si erano uniti
alla Chiesa, ce n’era uno noto per la sua pietà. Questo servo, il cui nome era «Cuff», non era in particolare eccezionale per qualche
professione alta, sebbene egli fosse sempre pronto, nello spirito di
mansuetudine, ad essere un testimone per Gesù; ma era eccezionale per la sua
integrità inflessibile e per la sua sincera e leale coerenza di condotta, egli
ne aveva pochi che gli erano superiori ovunque. Per uno che non godeva dei
vantaggi più grandi, egli possedeva un ordine di intelligenza superiore alla
maggior parte dei suoi fratelli di colore. Avendo tutti la più incrollabile
fiducia nella sua pietà, egli fu unanimemente selezionato dai suoi fratelli per
condurre gli esercizi religiosi nelle riunioni quando non era presente nessun
predicatore. Per anni tutto andò avanti piacevolmente e felicemente in questa
famiglia religiosa.
La religione di Gesù, che è adatta a tutti e ideata per
portare le più alte benedizioni all’umanità in generale, dimostra di essere uno
speciale beneficio per gli schiavi, e quella Chiesa che è la più impegnata
attivamente nel predicare il Vangelo a questa porzione di nostri simili offre
certamente la più forte evidenza di essere la vera Chiesa di Colui che disse: «Il Vangelo è predicato ai poveri».
Essendo stata fondata una Chiesa in questa piantagione,
per mezzo dell’influenza di predicatori Metodisti, delle riunioni erano
regolarmente tenute, e quando venivano i Sabati interposti, quando il
predicatore era assente ad un altro appuntamento, la voce di lode e di
preghiera saliva dall’umile cappella e Cuff spandeva
il suo intero cuore nelle esortazioni con una eloquenza e con una potenza a cui
nessuno poteva resistere. Spesso i cuori degli orgogliosi e dei malvagi padroni
di piantagioni vicine che erano stati attratti da semplice curiosità a
partecipare alle riunioni, furono fatti tremare, mentre le lacrime che cadevano
dalle orgogliose e altezzose guance dei padroni, che si meravigliavano
dell’audacia del negro, tradiva le emozioni che la sua eloquenza aveva
prodotto. Più di una coscienza che aveva resistito al Vangelo nelle Chiese
distinte della città era così stata colpita da parole brucianti.
Le stagioni felici godute nella piccola Chiesa della
piantagione furono paurosamente interrotte da un evento molto triste.
Il vecchio padrone fu chiamato a pronunciare sui suoi
fedeli servi la sua benedizione di addio, e poi a passare in quel mondo dove
tali relazioni sono sconosciute.
Il vecchio patriarca morì, ed egli fu seguito dalla sua
famiglia e dai suoi amici piangenti fino alla sua casa silenziosa.
Questo evento, come è spesso il caso, disgregò la
famiglia, e i servi furono divisi fra i figli del padrone.
Cuff cadde nelle mani di uno dei
figli.
Questo giovane uomo si inserì nel mondo come fanno molti,
i cui genitori sono ricchi, in circostanze simili.
Non avendo formato nessuna abitudine all’industria, e
totalmente inadatto al commercio, imprevidente e negligente, credendo che
domani sarebbe stato come oggi, e con molta maggior abbondanza di benedizione,
non passò molto che egli si mise a sperperare il patrimonio lasciatogli da suo
padre e, tutte le proprietà furono fatta pignorare dai suoi creditori, e i
servi, con il resto delle proprietà, furono messi in vendita tramite un
annuncio.
In quel vicinato viveva un giovane uomo che si era sposato
recentemente e che stava facendo dei preparativi per gestire una casa. Per
completare questi preparativi era necessario per lui comprare un buon
servitore, e sapendo della vendita, di conseguenza vi partecipò.
Era un infedele di professione, ed evitava attentamente di
andare a qualsiasi riunione religiosa, sebbene sua moglie prima del matrimonio,
spesso aveva frequentato e aveva ascoltato con insolito interesse l’eloquente
negro.
Essendo andato attorno e avendo ispezionato gli schiavi,
come era consuetudine fra i compratori, fu colpito molto favorevolmente
dall’apparenza di Cuff, e credendo che questo schiavo
gli sarebbe andato bene cominciò a fare delle domande al suo padrone a
proposito delle sue buone e delle sue cattive qualità.
Il giovane padrone informò l’infedele che Cuff era il negro più onesto e più giusto che egli aveva
mai conosciuto, ed egli poteva pensare solo ad un difetto che aveva e che
poteva renderlo sgradevole al suo compratore e questo difetto era che «egli pregava e andava alla riunione».
«Ah», disse
l’infedele, «hai solo questo contro di
lui? Io posso tirare fuori rapidamente quella cosa da lui».
Così. lo comprò e lo portò a casa.
Cuff, con un cuore triste, lasciò la
vecchia fattoria, i suoi fratelli e la piccola cappella dove aveva sperimentato
così tanto conforto da parte di Dio e della chiesa.
Quando adempì i suoi doveri quotidiani comandatigli dal
nuovo padrone, cominciò a cercare un posto per la preghiera privata.
Vicino al giardino c’era un vivaio ed essendo un posto
isolato, si ritirò in mezzo al boschetto di giovani alberi di cui il vivaio era
pieno, e là, da solo, si inginocchiò e riversò il suo spirito oppresso ai piedi
di Dio. Mentre era impegnato nelle sue devozioni, la sua giovane padrona che
stava camminando nel giardino lo sentì e avvicinatasi per ascoltare, riconobbe
presto la voce eloquente che l’aveva commossa presso la Cappella di Woodland.
Fu incatenata al posto dov’era, mentre i toni bassi e
tristi del supplicante furono sussurrati alle orecchie del Signore degli
Eserciti; e quando presentò con fervore la preghiera affinché la benedizione di
Dio scendesse sopra il suo nuovo padrone e la sua nuova padrona, la fontana
aperta del suo cuore riversò le sue lacrime.
Il Sabato successivo, Cuff andò
alla riunione, la mattina e anche alla sera, ma ritornò in maniera da essere
pronto per i suoi doveri del lunedì mattino.
Non era consapevole del carattere infedele del suo
padrone, sebbene da quello che aveva visto e sentito durante il breve tempo che
era stato con lui, sapeva che era un estraneo alla grazia.
Sapendo anche che ci sono molte persone irreligiose che
tuttavia hanno un grande rispetto per la religione e le sue istituzioni, quando
a Cuff la mattina successiva fu chiesto dal suo
padrone dove egli era stato, costui disse: «...sono
stato alla riunione; e benedetto sia il Signore, è stato bello, massa».
«Cuff»,
disse il padrone, con una voce burbera e arrabbiata, «tu devi smettere di pregare. Io non permetterò questo tipo di cose qui
da me».
«Massa, io faccio
ogni cosa che tu mi dici; ma non posso smettere di pregare. Il mio Massa in
cielo mi comanda di pregare».
«Tu smetterai, e
prometti ora di smettere altrimenti ti frusterò»
«Io non posso fare
né l’una e né l’altra cosa, massa».
«Seguimi, allora,
negro ostinato », disse il padrone, grandemente eccitato, «vedremo qual è l’autorità che deve essere
ubbidita in questa faccenda».
Lo schiavo fu condotto fuori e dopo essere stato svestito
dei pochi abiti rovinati che coprivano la sua persona, fu legato ad un albero
nel giardino che era attorno alla casa.
Il padrone con una frusta inflisse venticinque colpi sopra
la sua nuda schiena.
Il padrone allora disse: «Ora, Cuff, smetterai di pregare?»
«No, massa», fu
la risposta. «pregherò Gesù fino a che
vivrò».
Allora diede al negro altre venticinque frustate, e il
sangue colò fino al terreno.
Al termine di questa orribile scena, nella tragedia
brutale, il padrone esclamò: «Smetterai
adesso, vero?»
Umilmente, nella maniera in cui il suo divino Padrone
sopportò il crudele flagello prima di lui, egli rispose: «No, mio massa, pregherò il mio benedetto Dio durante la mia vita».
Questo fece arrabbiare così tanto l’infuriato e fanatico padrone,
che si scagliò contro di lui con tutta la rabbia di una tigre assetata di
sangue, maneggiando la sua arma sanguinante con tutta la sua rimanente forza;
non si fermò se non quando fu obbligato a lasciare stare dall’assoluta
spossatezza.
«Smetterai di
pregare adesso, negro infernale, vero?»
La medesima umile voce rispose: «No, massa, tu mi puoi uccidere, ma io devo pregare nella mia vita»
«Allora sarai
frustato così tanto ogni volta che pregherai o andrai alla riunione».
Fu slegato, gli fu ordinato di indossare i suoi vestiti e
andare a compiere il suo lavoro.
Quando fu fuori dalla vista e dall’udito del suo padrone,
cantò, con un tono basso e triste:
«Il mio tempo di sofferenza
presto finirà
Allora non sospirerò e non piangerò più
La mia anima redenta salirà rapidamente
Per cantare la lode di Dio per l’eternità»
Mentre accadeva questa scena crudele, la giovane padrona
stava guardando attraverso la finestra piangendo, e quando S. M. venne in casa,
ella disse: «Mio caro marito, perché hai
frustato quel povero negro in quella maniera, solo perché prega? Sono sicura
che non ci può essere nessun male in ciò».
«Silenzio!»,
gridò il marito infuriato: «Non un'altra
parola sul soggetto, altrimenti ti darò
quanto ho dato a lui».
Tutto quel giorno S. M. delirò come un pazzo, maledicendo
il negro e tutta la sua razza, e maledicendo Dio per averli creati.
Venne la notte.
Si ritirò nella sua camera, e cadde sul suo letto per
riposare.
Invano cercò il sonno, se non altro per tenere lontano le
orribili visioni della sua mente agitata.
Si girò da una parte all’altra con indicibili gemiti.
Appena prima del giorno esclamò: «Sento che sarò dannato! O Dio abbi pietà di me!».
Poi disse a sua moglie – la prima parola che gli aveva
rivolto dopo la minaccia – «C’è qualcuno
in casa che può o vuole pregare per me?»
«Nessuno», disse
lei, «tranne il povero negro che hai
frustato ieri».
«O, sono sicuro che
egli non pregherà, egli non può pregare per me!»
«Sì», disse la
moglie piangendo: «Invece penso che lui
pregherà per te»
«Allora, per amore
di Dio, manda qualcuno a chiamarlo!»
Fu mandato subito un servo, e quando Cuff
sentì che il suo padrone lo voleva, aspettandosi un rinnovo delle scene di ieri
– perché aveva pregato tutta la notte – andò dalla sua bassa e sporca capanna
nella camera del suo padrone.
Quale fu la sua meraviglia quando entrò e trovò il suo
padrone prostrato sul pavimento che invocava pietà!
«Oh», disse lui
vedendo il suo servo ferito, «pregherai?...
puoi pregare per me? Sento che sarò
dannato prima di mattina a meno che Dio non abbia pietà di me».
«Sì, massa, io benedico Dio; ho pregato per te e per la
padrona tutta la notte».
Egli allora cadde sulle sue ginocchia, accanto al suo
padrone prostrato e alla sua moglie che già era in ginocchio, e con un fervore
e una fede che aprirono il cielo, lottò duramente con Dio per l’ uomo colpevole.
Così, continuò in preghiera e nell’esortazione, indicando
il colpevole a Colui che è senza colpe, fino alle luci del mattino, quando Dio
nella Sua misericordia accondiscese a rispondere alla preghiera, e mise in
libertà l’anima scura e incatenata dal peccato dell’infedele, e scrisse un
perdono sul suo cuore.
Appena l’amore di Dio fu sparso nell’anima del padrone,
prese nelle sue braccia il suo servo, esclamando: «Cuff, mio caro fratello in Cristo, da questo momento, sei un uomo libero».
Grande fu la gioia e l’esultanza in quella casa in quel
giorno.
Anche la moglie trovò la perla di grande valore, e ora uno
in Cristo, dato che essi erano prima uno in carne, le loro anime furono sciolte
nella felicità del cielo.
Lo schiavo fu liberato, e assunto dal suo padrone come
cappellano con un buon stipendio, e Cuff andò ovunque
tra i suoi fratelli sparsi predicando la Parola. Il padrone stesso divenne un
ministro del Vangelo di successo e zelante, e visse molti anni per predicare
quel Gesù il cui nome egli aveva bestemmiato, e di cui aveva frustato il
discepolo.
J. B. Finley
Tratto e liberamente adattato da: Liberty Prison Ministries
Tracts (Bozzetti del Metodismo dell’Ovest, 1857)